Jean-Claude Izzo e la bellezza del suo ‘’Casino Totale’’, un viaggio noir nel cuore di Marsiglia
2 Febbraio 2026
[Mattia Lasio]
Guardare dentro di sé non sempre porta le risposte cercate ma permette di cogliere quelle piccolezze interiori che vanno custodite gelosamente per preservare la propria essenza più autentica in un mondo che non conosce pace e, troppo spesso, non dà tregua.
Un mondo sfaccettato, ricco di problemi ma anche di quella poesia che proprio nelle piccole cose risiede, che un narratore del calibro di Jean-Claude Izzo è stato in grado di narrare elegantemente in ‘’Casino Totale’’, opera con la quale iniziano le avventure di Fabio Montale e con cui nasce ufficialmente quello che la critica letteraria ha definito ‘’noir mediterraneo’’ genere di cui Izzo è considerato a pieno titolo il fondatore. L’opera, pubblicata nel 1995 e data alle stampe per la prima volta in Italia nel 1998, è il primo atto della ‘’trilogia marsigliese’’ che prosegue con ‘’Chourmo’’ e ‘’Solea’’ e sancisce la svolta per Jean-Claude Izzo, mostrando nitidamente la maturazione di un talento letterario cristallino in grado di distinguersi pienamente da ciò che c’è stato prima di lui: il merito di ciò?
Probabilmente, il legame viscerale e unico, a tratti lacerante, dell’autore con la propria città natale ovvero Marsiglia, una Marsiglia che Izzo descrive focalizzandosi sulle sue cités, ovvero su quelle parti della città che nella lingua italiana vengono tradotte con il termine di ‘’quartieri popolari’’ dove veracità, autenticità dei sentimenti, vivacità urbana e creolizzazione sono i tratti caratterizzanti di microcosmi ricchi di vitalità dove non mancano le degenerazioni, mai strumentalizzate dall’autore, così come gli elementi positivi che meriterebbero di essere valorizzati maggiormente.
Il protagonista dell’opera è Fabio Montale, poliziotto di origine italiana che in quel ruolo non si vede proprio, in cui non si riconosce pur avendo un forte senso di giustizia, un osservatore del mondo senza mai ricoprire il ruolo del giudice, un alienato per certi versi, consapevole che puntare il dito nei confronti di chi è, apparentemente, diverso è fin troppo semplice e che basta nulla per intraprendere strade poco proficue finendo poi per perdersi.
Il libro è costituito da 15 capitoli, a cui si aggiungono una premessa e un epilogo, caratterizzati dalla particolarità di avere titoli costituiti da periodi brevi ma incisivi quasi fossero a loro volta delle istantanee narrative dalle quali trarre ulteriori spunti di riflessione preziosi. ‘’Casino totale’’ ha un ritmo narrativo a tratti placido e a tratti caotico, che consente di rimanere concentrati sulle vicende narrate senza perdere mai il filo del discorso.
Un filo del discorso scandito dalla passione per la poesia di autori come Émile Sicard, Toursky, Gérald Neveu, Gabriel Audisio e Louis Brauquier, senza dimenticare il cinema, la musica di artisti come Ray Charles, Buddy Guy, Marc Knopfler, Eric Clapton e Jeff Beck, attenzione è rivolta anche al rap e al ragga con testi – per rifarsi alle parole dell’autore – ricchi di groove di artisti quali IAM, Fabulous Trobadors, Bouducon, Hypnotik, Black Lions e Massilia Sound System.
Immancabili gli elementi culinari ricorrenti in Izzo come la menta e il basilico, così come i flussi di coscienza a cui si dà ampio spazio, contraddistinti da una spiccata profondità di esposizione di dubbi e stati d’animo di taglio esistenzialista. I fatti narrati da Izzo rappresentano una storia di amicizia e di amore: l’amicizia tra Fabio Montale e i suoi compagni di avventura della giovinezza Ugo e Manu che termineranno precocemente i loro giorni, l’amore di tutti e tre per l’ammaliante e caparbia Lole.
Un’amicizia forte, schietta e autentica la loro e al contempo sofferta, in cui non mancano le incomprensioni che restano irrisolte a causa di una criminalità feroce che decreterà la prematura fine prima di Manu ma di riflesso anche di Ugo il quale, tornato a Marsiglia dopo una lunga assenza per vendicare la fine dell’amico, verrà fatto fuori dagli uomini del commissario Auch, collega di Montale e profondamente differente nella concezione del ruolo del poliziotto rispetto al protagonista.
Ciò che traspare sin dalla prima lettura del romanzo è il legame simbiotico che lega Izzo alla sua città che descrive con parole colme di lirismo: «Marsiglia non è una città per turisti. Non c’è niente da vedere. La sua bellezza non si fotografa. Si condivide. Qui, bisogna schierarsi. Appassionarsi. Essere per, essere contro. Essere, violentemente. Solo allora, ciò che c’è da vedere si lascia vedere. E allora è troppo tardi, si è già in pieno dramma. Un dramma antico dove l’eroe è la morte.
A Marsiglia, anche per perdere bisogna sapersi battere». Tra le tante riflessioni presenti risaltano quelle sul tempo e sull’amore. «Il tempo», afferma Izzo tramite il suo personaggio Fabio Montale che rappresenta anche la voce narrante del libro, «è una cosa essenziale nella vita delle donne. Per loro, è reale. Per gli uomini, relativo. Mi avevano dato molto. E io, cosa avevo regalato? Tenerezza. Piacere. Felicità sul momento. Su questo, sapevo cavarmela. Ma dopo? Era dopo l’amore che, in me, tutto crolla. Che non davo più. Che non sapevo più ricevere».
Izzo esprime anche il profondo senso di sgomento avvertito da chi è stato costretto ad abbandonare la propria terra per cominciare una nuova vita in un nuovo paese, senza riuscire però a integrarsi pienamente proprio come dimostra il personaggio di Mouloud – nativo dell’Algeria – il quale si trova a fare i conti con la sofferenza per la perdita della giovane figlia Leila. Emblematiche a riguardo le parole di Izzo. «È nei momenti di dolore che si riscopre di essere un esiliato». Un dolore che accompagna lo stesso Fabio Montale in ogni frangente delle sue giornate e che gli impedisce di fidarsi anche di coloro che sono dalla sua parte come il collega Pérol.
Così viene descritto il loro rapporto: «Se avevo qualcuno su cui poter contare ancora in questa città, era lui, Pérol, di cui non sapevo quasi niente. Eravamo complici, ma estranei. Ci fidavamo l’uno dell’altro. Ci rispettavamo. E questo solo importava. Per lui come per me. Perché è così difficile farsi un amico dopo i quarant’anni? Perché non abbiamo più sogni, ma solo rimpianti?».
Rimpianti, tanti e mai sopiti come l’amara consapevolezza di non essersi goduto il proprio padre, assorto nel suo lavoro come tipografo al quotidiano ‘’La Marseillaise’’, così come la sofferenza per non essere diventato a sua volta genitore a causa della propria inaffidabilità motivo questo che ha spinto Clara, una delle donne a cui Fabio Montale è stato legato, ad abortire. Rimpianti che però non impediscono di sperare ancora in un domani più sereno: un domani in cui tuffarsi in un mare limpido, in cui assaporare un buon piatto, in cui inebriarsi del profumo della persona amata, un domani pieno di contraddizioni ma che è bello ugualmente vivere.
Perché, nonostante tutto, c’è sempre la possibilità che il mondo si rimetta in ordine e che le nostre vite possano essere nuovamente in armonia con ciò che abbiamo accanto.







