“La scaletta d’oro”, un’autobiografia di incontri

14 Febbraio 2026

[Sergio Caserta]

Pubblichiamo la recensione di Sergio Caserta del libro “La scaletta d’oro” di Pietrina Chessa, Albatros, 2025 da Il manifesto in Rete.

Perché una persona, in età matura, fa il suo esordio nella scrittura, senza nessun autocompiacimento e narcisismo e propone il suo sguardo sul mondo e sul passato? Forse perché il disincanto lo rende obiettivo, veritiero, i ricordi sono i più autentici, quelli filtrati dalla memoria, prima che, a causa dell’oblio fisiologico dovuto all’età, essi vengano inghiottiti.  

Il testo del racconto autobiografico La scaletta d’oro è limpido e coglie con puntualità gli snodi significativi del percorso fatto dall’autrice che srotola pergamene preziose contenenti gli episodi salienti, a partire dall’infanzia, e svela i legami che ha intessuto con le persone raccontate, quasi tutte realmente esistite e descritte con assoluta fedeltà, senza modificare i loro tratti essenziali, quasi a voler rendere omaggio a quelle presenze che hanno arricchito la sua esistenza e che, esse stesse, non hanno bisogno di essere abbellite per aumentare l’ interesse.  

Incontri brevi o casuali, o durevoli nel tempo, con esse ha percorso momenti importanti della sua vita. Li sente vivi nella memoria perché con ognuno ha condiviso una sensazione, una emozione, un insegnamento, da quella pergamena sbucano immagini apparentemente sbiadite, ma che, a mano a mano, si stagliano sempre più nitide.  Questi incontri hanno stimolato scelte e orientamenti. In un ambiente ancora ben ancorato a usi, costumi e tradizioni, che resistevano a cambiamenti imposti da nuovi modelli socioeconomici, l’autrice si è spinta verso nuove mete e ambizioni a cui lei stessa era impreparata, con sacrifici impegnativi, accettabili anche grazie alla tenacia e alla caparbietà tipica dei sardi. Da alcune di queste persone ha imparato a vivere in maniera autonoma e indipendente, fidandosi degli altri che sente simili a sé ma soprattutto contando sulle proprie convinzioni.  

Nel testo sono frequenti le incursioni nel mondo della letteratura, della storia, della cucina, quasi a voler esporre le proprie passioni, le proprie curiosità: in omaggio alla cultura russa, materia di studio all’Università, un primo riferimento proprio all’inizio del racconto con un omaggio alle Anime morte di N. V. Gogol’, dove la famosa carrozza che conduce il protagonista Cicikov, interrompe l’ozio di due contadini che commentano il suo passaggio, ipotizzando la capacità della ruota di arrivare fino a Mosca o addirittura a Kazan’. 

Ne La scaletta d’oro il primo personaggio narrato visita nel tardo 1800 i suoi possedimenti, percorrendo i viottoli polverosi e sassosi a bordo di un calesse, in una Sardegna assolata e abitata da uomini e donne operosi. In tutto il libro si scorgono persone le cui attività principali sono il lavoro, la fatica, la gestione delle campagne, delle case, la capacità di dividersi tra i doveri familiari e sociali, nei diversi ambiti, a partire dal secolo scorso, senza trascurare le attività che, prepotentemente, irrompono anche con l’avvento della tecnologia fino ai giorni nostri.  

Un altro riferimento alla cultura russa è rappresentato dalle tazze di tè prese a prestito dai racconti di Anton Cechov per arrivare ai tempi più recenti quando, a Mosca, l’autrice, beneficiando di una borsa di studio, si trova a trascorrere un anno accademico presso l’Università Statale Lomonosov. In questa occasione si illustrano le varie pietanze, dalle più popolari quali il borsc e la vodka, al più aristocratico caviale. Il cibo è un elemento di connessione tra i popoli che, attraverso le abitudini alimentari, scoprono punti di contatto nell’utilizzare gli stessi alimenti ma in maniera diversa: le fave o i ceci per fare i falafel o l’hummus, manifestando simpatia ai popoli mediorientali. L’orgoglio della cucina regionale italiana con le meraviglie della scoperta della torta caprese (che tutti, fuori dai confini della Campania, supponevano trattarsi di una torta salata pomodoro e mozzarella) nata da un errore del pasticciere e che conquista il gusto di grandi e piccini con il cioccolato e le mandorle tritate! Per non parlare dell’attenzione riservata alle pietanze sarde motivo conduttore a partire dall’infanzia, a celebrare occasioni di festa ma anche il quotidiano in casa dell’autrice e dei suoi familiari. 

Volendo azzardare un paragone certamente gradito all’autrice, Lessico famigliare è stato sicuramente uno stimolo, volendo offrire anche una testimonianza di impegno politico e civile nelle pieghe degli episodi narrati con apparente leggerezza. Tra gli ultimi avvenimenti citati, una fetta importante è rappresentata dagli incontri offerti dall’esperienza di lavoro ricca di contatti umani e professionali, con un racconto del dietro le quinte di importati eventi sportivi, dove i protagonisti idolatrati dal pubblico sono atleti riconosciuti a livello mondiale. Ma qui l’autrice li descrive nella loro fragilità prima delle gare distinguendo i capricci dalle vere emozioni. 

Una lettura coinvolgente, intrigante, piacevole. 

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