L’Apocalisse Climatica col Sorriso: “6 gradi” di Giobbe Covatta
27 Luglio 2026
[Rita Atzeri]
“6 gradi” di Giobbe Covatta è un capolavoro di divulgazione scientifica e satira teatrale che fa ridere a crepapelle e, un secondo dopo, raggela il sangue. L’attore comico napoletano ha portato in scena, ieri, 26 luglio 2026 nell’anfiteatro di Santa Marina, a Villanovaforru, per il Nur archeofestival, organizzato da Il crogiuolo, un viaggio nel futuro della Terra, prendendo come riferimento l’aumento della temperatura globale da uno a sei gradi centigradi.
Dietro la comicità travolgente dello spettacolo si nasconde un lavoro di documentazione imponente e rigoroso. Covatta non inventa nulla: ogni scenario apocalittico descritto si basa su reali modelli climatologici, dati del CNR e proiezioni della comunità scientifica internazionale. L’esattezza scientifica dei temi trattati trasforma il palco in una cattedra universitaria trasparente, dove i fenomeni complessi dell’effetto serra, dello scioglimento dei ghiacciai e dell’estinzione delle specie vengono spiegati senza approssimazioni, rendendo i dati numerici drammaticamente tangibili.
La scrittura drammaturgica di Covatta dimostra una straordinaria maturità autoriale. Lo spettacolo riesce nel miracolo di evitare il tono moralista o catastrofista fine a se stesso. L’autore usa l’arma dell’assurdo e dell’ironia per disarmare lo spettatore, spingendolo a riflettere profondamente sulla responsabilità delle nostre azioni quotidiane. Si ride moltissimo, ma è una risata amara, un espediente narrativo per veicolare un messaggio ecologista urgente. Il pubblico esce dalla sala non solo intrattenuto, ma profondamente scosso e consapevole.
Sul palco emerge tutta l’arguzia attoriale di Giobbe Covatta. Con i suoi tempi comici perfetti, la mimica facciale irresistibile e la capacità di improvvisazione, l’attore domina la scena con una naturalezza disarmante. Covatta gioca continuamente con il contrasto tra la gravità dei temi e la leggerezza della sua maschera comica, usando battute fulminee e aneddoti paradossali per mantenere altissimo il ritmo dello spettacolo. La sua è un’arguzia intelligente, che usa il dialetto e la parlata popolare per rendere democratico e accessibile a chiunque un sapere scientifico altrimenti d’élite.
In conclusione: “6 gradi” non è un semplice monologo comico, ma un potente atto d’amore per il pianeta e per le generazioni future. Un’opera necessaria, dove la scienza sposa l’arte teatrale per risvegliare le coscienze intorpidite.







