Interventi / Le radici del malessere

1 Aprile 2008

Luciana Pirastu

Da mesi nei telegiornali fotocopia ci appare un panorama in completo sfasciume sul quale rintrona ossessiva la parola d’ordine “Piove Governo ladro”. Al pubblico degli spettatori, in taluni casi sprovveduto, in altri distratto, si continuano a sciorinare i panni sporchi, o presunti tali, dell’ultimo Governo aggiungendovi la lordura di quello precedente. Intanto si sorvola sulle annose piaghe del Paese, quelle su cui, fin’ora, è mancata la forza o il coraggio di mettere le mani. Siamo ad un punto critico mentre prevalgono l’incertezza, la sfiducia e il qualunquismo.
Ormai la grancassa di una campagna elettorale deludente sta per arrivare al termine delle sue battute; difficile fare una previsione perché i fumi soporiferi della televisione hanno agito in modo devastante sulle nostre facoltà di ragionamento e annebbiato ogni memoria storica Vi è stata la diffusione capillare di una nuova morale mercantile, quella dell’affarismo spregiudicato, dei condoni, dei giochi delle tre carte. Inoltre le soap prima , le donne nude e i grandi fratelli poi, hanno addormentato le coscienze. Un danno grave di cui paghiamo le conseguenze.
Intanto lor signori hanno fatto di tutto per santificare i sedicenti unti del Signore e per convincerci che un sorriso a tutta dentiera conta più di un discorso razionale, in quanto, a loro parere, l’essere simpatici, accattivanti e saperla raccontare, paga. Per farla breve siamo stati bombardati da una campagna di demonizzazione della sinistra, tesa a disorientare l’elettorato.
Nel frattempo i prezzi salgono e i portafogli si assottigliano ma le nostre lamentele si limitano ad un brontolio individuale perché l’individualismo in cui ci hanno cacciato ci rende deboli, isolati e alla fine c’è persino chi finisce per votare chi la spara più grossa.
Invece ci sarebbe da chiedersi: dove stanno le radici del malessere, anzi, diciamo della malattia. Siamo belli, creativi, abbiamo il sole, ma se guardiano al resto d’Europa vediamo la differenza.
Lasciamo stare Francia e Germania che sono più ricche di noi e non hanno sulle spalle gli oneri economici che comporta la palla al piede del Vaticano, ma nella cattolicissima Spagna, nonostante l’esperienza franchista, l’economia tira. Gli spagnoli hanno bene accolto le riforme dei diritti civili e riconfermato Zapatero. Perché noi boccheggiamo fra gli escrementi? Il disastro di Napoli non è solo colpa di due amministratori incapaci ma l’emblema di un marciume più esteso che coinvolge molte responsabilità più o meno recenti, cioè a dire i poteri occulti del sud e del nord che hanno seppellito alla chetichella tonnellate di rifiuti inquinanti, sotto i piedi di una popolazione ignara.
Abbiamo fatto la Resistenza, ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo rimosso le macerie e compiuto la ricostruzione ma dopo, cosa è successo dopo? E noi, siamo stati all’altezza della situazione? Perché siamo rimasti in mezzo al guado? Si può supporre che alla sinistra sia mancata una riflessione di fondo per liberarsi dagli errori oltre alla capacità di uscire dallo sterile immobilismo e da un facile arroccamento su posizioni di bandiera. Dobbiamo affrontare i problemi del Paese, non soltanto al di sopra di sprechi, sperequazioni ma anche fuori dai corporativismi privilegiati. Occorre sapersi muovere per misurarsi con le nuove sfide della globalizzazione.
Fin’ora è mancata la capacità di tradurre un pratica le idee, La sinistra annovera tra le sue fila intellettuali di alto profilo ma letteratura e filosofia non bastano per far bollire la pentola.. E’ azzardato dire che alla sinistra è mancata una cultura di governo? Dopo le elezioni ne riparleremo, in ogni caso ci sarà di nuovo da rimboccarsi le maniche per rimediare e andare avanti
Certo, un’Italia nuova , senza rinnegare la nostra matrice di sinistra., si può fare. Forse dare più spazio ai giovani e alle donne può fare la differenza.
Con questo spirito andiamo a votare.

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