Pagine verdi: l’ecologia è politica
16 Agosto 2026
[Rita Atzeri]
Nuovo appuntamento con Pagine verdi, lo spazio dedicato ai libri, alla natura e al nostro futuro sul pianeta. Oggi faremo un percorso speciale attraverso tre libri che raccontano l’impegno civile e politico di intellettuali e attivisti negli anni ’70: Mònica. Sa lota de Pratobello de su 1969 di Gianni Loy, Lotta amata di Emanuele Cioglia e Pasolini. Una vita, anzi due di Ascanio Celestini.
A prima vista, potrebbe sembrare strano parlare di politica in una rubrica che si occupa di ecologia. La verità è che l’ecologia non esiste senza la politica. Proteggere l’ambiente non significa solo piantare alberi o salvare specie in pericolo, ma significa decidere come vogliamo vivere insieme. Significa scegliere come distribuire le risorse, come produrre l’energia e come progettare le nostre città. Gli anni ’70 sono stati il momento in cui l’umanità ha iniziato a capire questa verità. In quel decennio, la nascita della prima vera coscienza ecologica si è intrecciata alle lotte sociali, insegnandoci che la giustizia sociale e la giustizia ambientale sono due facce della stessa medaglia. Non si può guarire il pianeta se non si cura la società.
Il filo verde che unisce indissolubilmente queste tre opere così diverse è la resistenza delle piccole realtà locali e umane contro il rullo compressore della modernità forzata. Negli anni ’70 l’Italia cambiava pelle a una velocità impressionante, tra cementificazione, consumismo e militarizzazione. Tutti e tre i libri raccontano la stessa identica trincea: la difesa della natura che coincide con la difesa della libertà umana contro un potere centrale che vuole imporre la propria visione dall’alto.
Nel libro di Gianni Loy troviamo una comunità che difende fisicamente la propria terra. I pastori di Orgosolo non fanno un discorso teorico sull’ambiente: difendono il diritto di esistere dei loro pascoli contro uno Stato che voleva trasformare un paradiso naturale in un poligono di tiro. In questa storica rivolta pacifica, un ruolo fondamentale e dirompente viene giocato dalle figure femminili. Le donne di Orgosolo, come la Mònica del titolo, non rimangono a guardare nelle case. Scendono in piazza, occupano i campi e si mettono in prima linea davanti ai soldati. La loro determinazione trasforma una protesta locale in un esempio universale di ecologia sociale, dove la cura della comunità e la protezione del territorio diventano un tutt’uno.
Questa stessa urgenza di ribellione si trasforma nel romanzo di Emanuele Cioglia in una favola ironica e un po’ folle. Attraverso gli occhi di un bambino, seguiamo lo zio Geremia e i suoi compagni anarchici. La loro è l’incarnazione di quell’utopia romantica e disperata di fuggire dalle regole di un sistema capitalista e militarizzato. Anche se lo fanno in modo sgangherato, i protagonisti cercano una libertà profonda e un modo alternativo di vivere il legame tra uomo e territorio, rifiutando i modelli imposti dal progresso industriale.
Infine, Ascanio Celestini ci mostra come Pier Paolo Pasolini fosse la voce più lucida e disperata di questo esatto coro. Pasolini è stato un profeta dell’ecologia critica. Ha capito prima di tutti che il boom economico stava provocando un vero e proprio disastro ambientale e culturale. Le sue parole profetiche non parlavano solo di inquinamento dell’aria, ma denunciavano la scomparsa delle lucciole, la distruzione del paesaggio italiano e l’omologazione delle anime causata dal consumismo sfrenato. Per Pasolini, la perdita della natura selvaggia e delle culture locali significava la morte dell’identità umana.
Tutti e tre i testi ci ricordano che la lotta per l’ambiente non è un hobby per il tempo libero. È una battaglia di resistenza civile che ci riguarda tutti ancora oggi.







