Rapporto di stabilità e finanza. Chi ha parlato di instabilità?

21 Novembre 2016
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Roberto Mirasola

C’era d’aspettarselo, quasi ci domandavamo quando sarebbe scesa in campo la strategia della paura. È stato sufficiente che Bankitalia pubblicasse il rapporto sulla stabilità finanziaria per iniziare a parlare di imminente instabilità in caso di vittoria del NO. Bisognerebbe però chiedersi il perché, volutamente, la stampa si sia soffermata su quelle poche righe, che tra l’altro fanno riferimento alla volatilità dei mercati, cosa ben diversa dalla instabilità tutta da verificare.Questo perché è del tutto evidente che dall’intera lettura si evidenzia un tenore ben diverso da ciò che superficialmente è stato invece riportato. Già nelle prime pagine si ricorda che le aspettative di crescita in Italia sono e rimarranno deboli e questo rallenterà gli investimenti, une delle poche medicine capaci di invertire la rotta. Si prosegue poi, con la previsione di aumento del rapporto debito/PIL nell’anno in corso di circa 0,5 punti percentuali. Come si può notare a preoccupare sono nell’ordine, la mancata crescita e l’aumento del debito pubblico, destinato a crescere ancora nel 2017. E ‘ curioso che in questa analisi analitica il risultato del referendum non venga mai citato. Anzi precisiamo, che Banca d’Italia parla dì volatilità nei mercati azionari, ma è del tutto evidente che un paese con dati macroeconomici positivi non avrebbe nulla da temere da qualsiasi risultato referendario. La domanda dunque diventa: ma è colpa del NO se il paese non cresce? È colpa del NO se il debito pubblico anziché diminuire cresce ancora? O riteniamo veramente che la Costituzione abbia qualche responsabilità con le politiche economiche fallimentari di questo governo? Una stampa equilibrata avrebbe dovuto commentare il rapporto nella sua interezza, senza invece creare falsi allarmismi. Volatilità è concetto diverso rispetto a instabilità, termine del resto mai utilizzato nel rapporto. Termine invece abusato nei giornali di questi giorni. Il dubbio è che tutto ciò sia strumentale alla maggioranza governativa che irresponsabilmente ha messo in gioco la sua stessa sopravvivenza politica. Ricordiamo ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, che il Presidente del Consiglio ha voluto personalizzare il Referndum Costituzionale, non i vari comitati del NO. Ieri mattina a Cagliari il Presidente Smuraglia, ha ricordato che non è compito dell’Anpi decidere quale sarà il futuro del governo. Questa è la stessa posizione dei comitati del NO.

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