Regione Sardegna: Bloccati 35 milioni di euro

12 Febbraio 2014
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Michela Angius

Ammontano precisamente a 34.721.251,16 euro, i soldi bloccati dalla Commissione Europea a causa delle “carenze di gestione” da parte della Regione Sardegna nelle politiche di inclusione, formazione e lavoro nel periodo di programmazione 2007-2013 con l’obiettivo “Competitività regionale e occupazione”.
Sono le risorse del Fondo Sociale Europeo, il principale strumento utilizzato dall’Unione Europea per sostenere l’occupazione, la coesione economica e sociale degli Stati membri.
Nella lettera firmata dal dirigente Ue Koos Richelle è riportato che sono state riscontrate inadeguatezze nelle modalità di gestione dei fondi da parte della Regione. Tali inefficienze sarebbero riconducibili al “funzionamento dei sistemi di gestione e di controllo”. In pratica, non sarebbe stata rispettata la separazione delle funzioni, la designazione degli organi intermedi e i sistemi di contabilità, sorveglianza e informativa finanziaria. E’ quanto si legge nel documento inviato lo scorso dicembre da Bruxelles alla Regione Sardegna e ai rappresentanti del ministero dell’Economia, e pubblicato sul sito de Il fatto quotidiano.
L’utilizzo dei fondi europei è sottoposto a un continuo monitoraggio. L’ultimo controllo effettuato a settembre 2013 dalla Commissione Europea ha portato a un esito sfavorevole e come conseguenza si è avuta la sospensione dei pagamenti.
E’ stata Michela Murgia, candidata alla Presidenza della Regione Sardegna con la lista Sardegna Possibile, a denunciare lo stop dei finanziamenti affermando che “l’Europa ci ha avvisato di aver bloccato il fondo sociale perché l’attuale governo regionale non ha fatto i controlli di secondo livello sulle spese dello stesso fondo” (fonte Sardegna Oggi). Al dibattito, in cui l’esponente di Sardegna Possibile metteva in risalto la questione, era presente anche l’uscente Governatore Ugo Cappellacci che nè ha smentito, nè ha commentato la notizia.
Non è la prima volta che la Commissione Europea decide in questo modo. Già nel 2011 erano stati bloccati ben 12 milioni di euro, sempre a causa della poca trasparenza nella gestione dei finanziamenti.
Questa notizia è una vera e propria batosta per tutti i sardi, ma anche per il futuro Governatore che dopo le elezioni si troverà a gestire la faccenda. Non appena si adotteranno le misure necessarie per migliorare il funzionamento del sistema di gestione, i quasi 35 milioni di euro saranno sbloccati.
A cosa servivano tali soldi? A migliorare l’adattabilità dei lavoratori e delle imprese ai mutamenti del mercato del lavoro e del sistema imprenditoriale (Asse I), a migliorare l’accesso all’occupazione, promuovendo opportunità lavorative per disoccupati, inoccupati e per i lavoratori migranti (Asse II), a promuovere l’inclusione sociale con lo sviluppo di percorsi integrati per l’inserimento e il reinserimento lavorativo delle persone in stato di svantaggio (Asse III), a valorizzare il capitale umano con la riforma dei sistemi di istruzione, formazione e lavoro (Asse IV) (fonte Regione Sardegna).
Nel sito internet della Regione Sardegna è ancora presente la notizia del 7 gennaio in cui l’assessore del lavoro, Mariano Contu sosteneva che “nei prossimi mesi occorrerà mantenere un’attenta vigilanza sull’andamento della spesa affinché si possa arrivare alla data di scadenza della certificazione a Bruxelles (il 31 dicembre 2015) senza alcuna perdita di risorse”. A quanto pare non è stato necessario aspettare così a lungo perché si perdessero i soldi.
La Sardegna sta affrontando una crisi industriale, occupazionale e sociale senza precedenti, e deve fare i conti con l’incapacità politica di gestire la situazione. La conseguenza inevitabile è il rallentamento del processo di ripresa che qualunque persona auspica per se stessa e per la propria famiglia.
Indipendentemente dallo schieramento politico, la priorità dovrebbe essere l’utilizzo di ogni centesimo disponibile per realizzare gli interventi necessari al rilancio dell’economia e dei territori. Questa è l’unica strada da percorrere.
Nella realtà sembra quasi che per certa politica la condizione di disagio vissuta dai sardi non sia poi così preoccupante. E questo episodio non è altro che l’ennesima dimostrazione.

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