Riforme istituzionali: quali priorità?

16 Settembre 2019
[Massimo Villone]

Una nota di Massimo Villone, presidente del coordinamento per la democrazia costituzionale sulle priorità delle riforme istituzionali annunciate dal nuovo governo Conte. (red)

Nel suo discorso programmatico il Presidente Conte ha ribadito l’intenzione di “chiedere l’inserimento nel primo calendario utile della Camera dei deputati del disegno di legge costituzionale che prevede la riduzione del numero dei parlamentari – precisando che- questa riforma dovrà essere affiancata da un percorso volto a incrementare le garanzie costituzionali e di rappresentanza democratica, anche favorendo l’accesso democratico alle formazioni minori e assicurando, nello stesso tempo, il pluralismo politico e il pluralismo territoriale. In particolare, occorrerà avviare un percorso di riforma quanto più possibile condiviso del sistema elettorale, avviando contestualmente un percorso per incrementare le garanzie costituzionali, di rappresentanza democratica, assicurando il pluralismo politico e territoriale.”

Non è accettabile l’idea che prima di tutto debba procedersi alla riduzione dei parlamentari per poi passare in un secondo momento a delineare un nuovo sistema elettorale e procedere ad ulteriori modifiche della Costituzione. In realtà non esiste nessuna ragione di urgenza perché la Camera provveda all’ultima e definitiva votazione di una riforma che dovrebbe entrare in vigore nel 2023. Al contrario è indispensabile far precedere la riforma costituzionale da una profonda modifica della legge elettorale vigente, che va cambiata proprio per mantenere in vita le garanzie della rappresentanza politica, visto che la riduzione del numero dei parlamentari, incrementando notevolmente l’ampiezza dei collegi, accresce la distanza fra gli eletti e gli elettori.

La riduzione del numero dei parlamentari renderebbe palesemente incostituzionale la legge elettorale vigente, comprimendo il pluralismo e provocando una inaccettabile distorsione fra la volontà espressa dagli elettori ed il risultato in termini di seggi. Per mantenere viva la rappresentanza “assicurando il pluralismo politico e territoriale”, l’unica strada è quella di adottare un sistema elettorale proporzionale, che garantisca ai cittadini l’eguaglianza nell’espressione del voto e la libertà di scegliersi i propri rappresentanti e quindi non e’ accettabile raddoppiare di fatto l’attuale soglia di accesso alla Camera.

E’ inaccettabile il rilancio del maggioritario, propugnato da voci, pur autorevoli, del centro sinistra. L’introduzione in Italia di sistemi maggioritari, a partire dal 1994 è stata fondata sulla previsione dell’avvento di un sistema politico fondato sul bipolarismo. Le elezioni del 2013 hanno squarciato la camicia di forza del bipolarismo imposta al popolo italiano, dimostrando che il pluralismo politico non può essere soffocato con artifici elettorali.

Insistere nella pretesa di ottenere attraverso le elezioni l’investitura di un governo, comporterebbe una inaccettabile mortificazione delle garanzie della rappresentanza e, in questa fase politica, agevolerebbe l’avvento al governo di soggetti politici che si trovano al di fuori del perimetro della Costituzione. Non è questa la democrazia che i padri costituenti avevano promesso al popolo italiano quando scrivevano che la sovranità spetta al popolo e che tutti i cittadini hanno diritto di concorrere a determinare la politica nazionale.

Chiediamo che si avvii con urgenza un serio e meditato processo di riforma del sistema elettorale, subordinando ad esso la riforma costituzionale in itinere. Inoltre occorre ben altro coraggio nel rivedere le proposte sul regionalismo differenziato. E’ stato un grave errore dare spazio alla Lega per norme che sposano posizioni particolaristiche, contro l’unità del nostro paese e a danno del Mezzogiorno che in quella logica verrebbe abbandonato a sé stesso.

Il problema non è solo giungere a una equilibrata distribuzione delle risorse evitando la cd “secessione dei ricchi” in una chiave di eguaglianza dei diritti. È infatti anche decisivo l’argomento che il separatismo nordista pone le regioni economicamente più avanzate del paese in una posizione di sostanziale subalternità rispetto alle economie dei paesi forti d’Europa. È una condizione di debolezza la cui pericolosità è in specie evidente nell’attuale fase, segnata dal rallentamento dell’economia tedesca. Bisogna invece superare il divario Nord-Sud riprendendo la politica dell’Italia come piattaforma logistica centrale in una prospettiva euromediterranea.

Eguaglianza dei diritti e Italia protagonista, e non periferia estrema dell’Europa. In questo doppio scenario trova oggi il suo pieno significato la formula costituzionale dell’unità della Repubblica. Infine occorre un confronto aperto per fare delle nuove posizione sull’Europa della maggioranza un punto di forza per rivedere l’austerità, con il rilancio di politiche di sviluppo europeo.

Questi impegni saranno possibili se il nuovo governo supererà ogni idea di autosufficienza della politica per ridare centralità al confronto con le parti sociali e per aprire sedi di confronto sulle scelte da compiere con associazioni, esponenti della cultura e della società. Per queste ragioni chiediamo di essere ascoltati dalla maggioranza e dal governo.

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