Sciopero. Anche contro il cinismo

29 Febbraio 2012

Mariano Carboni

Io penso che in una fase così delicata, della storia del nostro paese, ciascuna persona di buon senso, intellettualmente corretta, che crede nel valore della democrazia, debba dare il suo contributo per evitare che prevalga la logica del pensiero unico. È compito di ciascuno di noi, dialogare con le persone, esprimere il suo punto di vista, su temi delicatissimi per il futuro di questo paese. Dico subito, che trovo di pessimo gusto, il cinismo con il quale molti opinionisti, nostrani, trattano il tema dei diritti e della condizione retributiva delle persone che noi rappresentiamo. Lo fanno perché, nel rispetto della logica del pensiero unico, vogliono far passare la teoria secondo cui non sì è ancora toccato il fondo e devono continuare a pagare sempre gli stessi. Dal loro punto di vista, preparano il “POPOLO BUE” ad assorbire l’ennesimo colpo sul tema della riforma del mercato del lavoro, ivi compresa la modifica dell’art. 18. Mi ha particolarmente colpito la volgarità con quale Emma Marcegaglia, Presidentessa di Confindustria, ha trattato l’argomento.
Non ha esitato a definire la sua controparte naturale un manipolo di persone che difendono i ladri, i fannulloni e gli assenteisti.
È stata una caduta di stile imperdonabile. Evidentemente, ha dimenticato che anche lei fa la sindacalista e che tanti imprenditori, suoi associati, sono finiti in galera per truffa, per corruzione, per bancarotta fraudolenta, per connivenza mafiosa e per infiltrazioni camorristiche. Nessuno di noi è ricorso all’insulto, e non ci siamo mai sognati di dire che la Confindustria è costituita da un manipolo di delinquenti. Siamo stati ipergarantisti anche quando la stessa Emma Marcegaglia ha avuto problemi con la giustizia, in occasione dell’affidamento di alcuni lavori sul G8. Ricorderete che la stampa locale ha messo in evidenza gli accertamenti fatti dalla magistratura in relazione all’affidamento di alcuni appalti a La Maddalena. Non ci siamo lasciati andare a dichiarazioni strumentali, nonostante fosse chiarissimo lo schiacciamento delle posizioni di Confindustria a sostegno del Governo Berlusconi. A ciascuno il suo stile! Vorrei anche dire che, generalmente, quanto si ricorre all’insulto si è a corto di argomentazioni. Per quanto ci riguarda, non dobbiamo cadere nella trappola del polverone! Dobbiamo rimanere con i nervi saldi e continuare a rispondere colpo su colpo. La logica dell’insulto non ci può impedire di ribadire le nostre opinioni. Noi continuiamo a pensare che non ci sia nessuna relazione tra l’art. 18, dello Statuto dei Lavoratori, e la flessibilità del mercato del lavoro.
L’art. 18 impedisce i licenziamenti discriminatori e non è legato alla flessibilità in uscita. Questa norma di civiltà ha rappresentato un validissimo deterrente nei confronti delle discriminazioni a discapito delle RSU aziendali, delle donne e dei soggetti più deboli. Per questo motivo và mantenuto nella sua formulazione originale. Aggiungo, che la tutela contro i licenziamenti discriminatori è fondamentale per la salvaguardia della democrazia in azienda. Chi è ricattabile, perché facilmente licenziabile, non è nella condizione di esprimere la propria opinione, quando la stessa contrasta con quella del management aziendale, per paura di ritorsioni. Sottolineo che è grazie all’art. 18 che il tribunale ha disposto la reintegra dei Delegati della Fiom, dipendenti della Fiat, che sono stati ingiustamente licenziati. Sono stati accusati di aver commesso un abuso che non avevano mai commesso.
Non ci fosse stato l’art. 18 si sarebbe commesso un atto intollerabile. Anche su questo punto, tutte le persone che tengono alla democrazia, fuori e dentro i luoghi di lavoro, non possono rimanere silenti. Bisogna rispondere a queste domande! Si può consentire alla Fiat di violare la Costituzione e non rispettare le decisioni assunte da un Tribunale della Repubblica Italiana? Si può consentire alla Fiat di decidere quali giornali possono essere letti e quali occultati? Si può consentire alla Fiat di richiamare a lavoro migliaia di persone, discriminando gli iscritti ad un’Organizzazione Sindacale? La nostra Costituzione Repubblicana e la Legge 300 del 1970 dicono chiaramente che non ci possono essere discriminazioni legate alla fede religiosa ed all’appartenenza politica e sindacale. Ecco perché mi chiedo sé siamo ancora in uno Stato di Diritto, oppure le aziende possono diventare delle Curtes Medievali, dove valgono le Leggi dei Sig.ri Sergio Marchionne? Non vorrei che ci fosse l’effetto emulazione! Io penso che su questi temi ci deve essere il massimo livello di coinvolgimento.
Ciascuno deve fare la sua parte, non si può stare a guardare! Noi ci stiamo ancora provando, con tutte le nostre forze, a partire dalle numerose assemblee nei luoghi di lavoro, in preparazione dello Sciopero Generale Nazionale del 09 marzo, proclamato dalla sola Fiom, e lo Sciopero Generale Regionale organizzato da Cgil – Cisl e Uil.
La superficialità con la quale si sta affrontando la crisi della Sardegna è la riprova della violazione dei nostri diritti e finanche della dignità umana.
La vostra partecipazione è la spia del livello di condivisione di temi importanti per il vivere civile in uno stato di diritto di un paese democratico.

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