Sulla brigata ebraica
30 Aprile 2026
[Marco Sini]
Ritorna puntuale il grande richiamo mediatico sul 25 aprile imperniato non già sui motivi della Festa della Liberazione ma unicamente sulla querelle data dalla prevista e annunciata non partecipazione al corteo dall’ANPI di Roma, delle bandiere della Brigata Ebraica e della Comunità ebraica romana, con l’aggiunta della non partecipazione del Pd e, forse, di altri che utilizzeranno la ghiotta occasione per distinguersi.
La questione è un po’ complessa e ha origini una quindicina di anni fa. Assume caratteristiche diverse con riferimento alle manifestazioni del 25 aprile 2017, a Roma rispetto a Milano. A Milano le bandiere della Brigata ebraica saranno presenti mentre a Roma no, e non certo per responsabilità dell’ANPI.
Sul piano politico, in questa posizione di non partecipazione alla manifestazione di Roma del PD (Orfini Presidente per il PD romano) si intravede con evidenza anche una ritorsione per la posizione dell’ANPI sul Referendum costituzionale. E’ vero che alle manifestazioni del 25 aprile ci sono le bandiere palestinesi a sostegno dei diritti del popolo palestinese già dalla metà degli anni ’70, ma è solo dal 2004 che incomincia a partecipare la bandiera della Brigata ebraica con il sospetto che tale partecipazione sia più che altro per “reazione” alla presenza delle bandiere palestinesi.
E’ questa è la spiegazione che ne diede proprio Davide Romano, segretario generale dell’ADI (Amici di Israele) che fu il promotore della partecipazione delle bandiere della Brigata Ebraica, bandiere che fino al 2004 non erano state mai portate. Storicamente gli ebrei italiani (partigiani, loro eredi e altri) hanno sempre partecipato ai cortei del 25 aprile dietro le bandiere delle brigate partigiane nelle quali avevano combattuto o dietro le bandiere dell’ANPI della propria zona di residenza o dietro le bandiere dell’ANED (Deportati).
Le Comunità ebraiche, in specie quella romana, con polemiche sempre più forti, determinate anche dal fatto che sempre più hanno perso il senso di autonomia e sono praticamente schierate da una quindicina d’anni con i governi della destra israeliana e col centro destra italiano, continuano a sostenere un loro diritto di partecipare alle celebrazioni del 25 aprile come Brigata Ebraica, e come ADI sventolando le bandiere israeliane, e chiedendo nel contempo l’esclusione dal corteo delle bandiere palestinesi e dei sostenitori della causa palestinese.
Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell’ANPI, ha ricordato oggi, su Repubblica che “il 25 aprile è una festa aperta e l’ANPI non esclude nessuno, meno che mai le bandiere della Brigata Ebraica, naturalmente sono esclusi i fascisti e i nemici della Resistenza”.
È quindi necessario fare chiarezza sulla Brigata Ebraica, che non era mai stata citata e celebrata in Italia il 25 aprile fino al 2004 e che invece è stata molto celebrata dal 2004 in poi. La Brigata ebraica, come è noto, era composta da volontari ebrei di Palestina (ma anche ebrei egiziani e di altri paesi del Commonwealth britannico) che vennero inquadrati dapprima nel 1942 nel Regimento Palestina composto da ebrei e arabi della Palestina mandataria (lo Stemma è in tre lingue: Inglese, Ebreo e Arabo) e solo dall’agosto del 1944 in una apposita “Brigata ebraica” nelle armate inglesi che operavano in Italia da marzo al 25 aprile del 1945.
Perciò questa Brigata, le cui bandiere hanno per l’ANPI piena legittimità e titolo a partecipare al corteo del 25 aprile, non ha nulla a che fare con il contributo che cittadini italiani ebrei hanno dato alla Resistenza, aderendo soprattutto alle formazioni partigiane di Giustizia e Libertà e Garibaldi. Il contributo degli ebrei italiani alla resistenza ci fu, e fu molto significativo, sia in termini numerici, oltre 1.000 ebrei ebbero il certificato di partigiano combattente, cento i caduti (numeri elevati se si pensa che erano solo 43.000 “i cittadini di razza ebraica” censiti nel ‘43 dal regime fascista), sia per il ruolo di primo piano che essi ebbero a livello del CLN. Si pensi a figure come Leo Valiani, Emilio Sereni, Umberto Terracini. Si pensi ai sette ebrei italiani decorati di medaglia d’oro al valor militare, Eugenio Calò, Eugenio Colorni, Eugenio Curiel, Sergio Forti, Mario Jacchia, Rita Rosani e Ildebrando Vivanti, si pensi a Leone Ginzburg o a Vittorio Foa.
La Brigata ebraica invece ha un’altra origine e la sua vicenda emerge solo di recente, dal 2004 in poi, quando rappresentanti della Brigata con le loro bandiere iniziano a partecipare alle manifestazioni del 25 Aprile e vengono promosse tutta una serie di iniziative volte a celebrare il loro ruolo. La Brigata ebraica pertanto, nata come costola del Regimento Palestina misto ebrei-arabi, non comprendeva ebrei italiani provenienti dall’Italia, essendosi costituita nella Palestina del mandato britannico. Era composta da tre battaglioni di fanteria, da un reggimento di artiglieria, uno di genieri e da altre unità ausiliari per un totale di 5.500 unità. La Brigata partì dall’Irpinia, dove fece l’addestramento, per essere poi inquadrata, il 26 febbraio del ’45, nell’VIII Corpo d’Armata Britannico.
Il 1° marzo 1945 la Brigata fu schierata sulla linea del fronte nei pressi di Alfonsine in Romagna e combatté con le proprie insegne a fianco di unità italiane, la divisione Friuli del Corpo italiano di Liberazione, e della 3a divisione del Corpo di Armata Polacco. Partecipò a 2 numerose operazioni militari a Riolo Terme, Imola, Ravenna. I 42 caduti riposano nel cimitero di Piangipane (RA).
Per motivi di opportunità politica venne posta a riposo presso Brisighella, mentre la Brigata Maiella, il Gruppo Friuli e il Corpo polacco entravano a Bologna il 21 aprile del 45. L’apporto della Brigata ebraica alla lotta di liberazione in Italia fu limitato al periodo che va dal 3 marzo ‘45 al 21 aprile del ‘45. Quindi di questo si tratta: le bandiere della Brigata ebraica hanno tutto il diritto a sfilare nel corteo del 25 aprile senza che alcuno possa obiettare ma anche senza che i portatori delle sue bandiere pretendano di escludere altri.
Per evitare di essere frainteso riporto giudizi di Gad Lerner (ebreo italiano iscritto all’ANPI e uscito dalla Comunità ebraica milanese insieme a Moni Ovadia per l’eccessivo filo-israeliano e di sostegno a Netanyahu della stessa Comunità). Il 25 aprile del 2009 Gad Lerner scriveva: “Voglio esprimere in anticipo il mio disagio per l’uso e l’abuso politico dello striscione della Brigata sionista. Il primo a dichiarare che marcerà dietro a tale striscione è stato Guido Podestà, eurodeputato e candidato del PdL della provincia di Milano. Si tratta di un abuso e di una invadenza postumi di cui gli ebrei per primi dovrebbero sentire la bassezza. Si vuole piegare quel simbolo a una parte politica e contrapporlo alla presenza altrui”.
In occasione delle polemiche del 25 aprile del 2015, Gad Lerner ha definito quella presenza (Bandiere della Brigata ebraica) «una scelta regressiva e una forzatura storica», operata da «alcuni responsabili delle Comunità ebraiche italiane». Lo stesso Lerner ammette che, a partire dagli anni ’70, «qualcuno ha iniziato a portare in corteo le bandiere palestinesi, che non c’entravano nulla. E così, per reazione, altri hanno escogitato il contrappunto (tutto italico) della Brigata Ebraica, invitando gli ebrei a separarsi in piazza pur di sventolare il 25 aprile la bandiera con la stella di Davide».
E’ anche vero che alcune componenti politiche italiane filo palestinesi pretendono di utilizzare strumentalmente il 25 aprile per proporre quasi in esclusiva la questione palestinese, e questo non va bene perché il 25 aprile è la festa della Liberazione italiana dal nazifascismo, ma la posizione della Comunità ebraica romana, come linea politica, non è accettabile perché, al pari delle espressioni filo palestinesi più radicali, pretende di trasferire nelle piazze del 25 aprile gli elementi del conflitto israelo-palestinese che deve essere affrontato in altra sede.
Ed è inaccettabile e mistificante, come appare oggi nell’intervista a Repubblica, che il portavoce della Comunità ebraica romana accusi l’ANPI di “non volere la Brigata Ebraica e gli ebrei romani” e addossi ai palestinesi di oggi eredità filo naziste del Gran Muftì di Gerusalemme degli anni ’30-40 e non già invece l’eredità di quei 12.000 giovani palestinesi arabi (musulmani e cristiani) che combatterono in Europa contro gli eserciti nazifascisti, inquadrati, senza alcuna specificazione, nelle Armate britanniche.
Come detto, in un primo momento la composizione di una Brigata Ebraica formata da giovani ebrei volontari provenienti dalla Palestina Mandataria nel 1942 fu proposta dall’allora Presidente dell’Organizzazione Mondiale Sionista (OMS), Chaim Weizman, che offrì al governo britannico la piena collaborazione della popolazione ebraica nella Palestina loro mandataria per liberare l’Europa. La proposta fu in un primo tempo respinta (solo ebrei non piaceva a Churchill e agli inglesi e a altri governanti delle forze alleate). E fu così che ebrei e arabi palestinesi furono arruolati nel Reggimento Palestina (Palestine Regiment) istituito dall’Esercito britannico nell’agosto 1942 per combattere le armate tedesche inizialmente nella zona del Nord Africa e poi anche in Europa.
Quindi volontari ebrei e arabi della Palestina mandataria. Di questi ultimi si parla poco e niente perché la falsa propaganda anti-palestinese ha decretato che i “palestinesi erano tutto filo nazisti come il Gran Muftì di Gerusalemme”. I giovani volontari arabi della Palestina mandataria inquadrati nel Palestine Regiment erano circa 12.000 secondo gli storici che hanno studiato questa presenza: in particolare, Mustafa Abbasi in “Palestinians fighting against nazis: The story o palestinians volonteers in the second word war in “War in History” novembre 2017, pag.1-23; e Rashid Khalidi, storico emerito della Columbia University.
Solo più tardi nell’agosto del 1944 Winston Churchill accettò la formazione di una specifica Brigata ebraica del “Reggimento Palestina” e agli ebrei provenienti dalla Palestina si aggiunsero ebrei provenienti da altre terre, allora soggette al controllo britannico (Canada, Australia, Unione Sud Africana) e poi si unirono altri militari ebrei di nazionalità polacca e sovietica principalmente.
Questa è la storia.







