Turchia e dintorni. Ritratto degli eredi politici di Atatürk

17 Dicembre 2017
[Emanuela Locci]

In un periodo di fermento politico cui si accompagnano momenti di forte incertezza dal punto di vista della tenuta democratica del governo di Ankara, si riscopre quale sia il partito che dai più è considerato l’erede dei principi kemalisti, che rappresenta la principale forza politica laica del Paese. Per questo motivo è ritenuto l’antagonista del partito di Erdoğan, che malgrado si professi di sola ispirazione islamica è invece percepito all’interno e all’esterno della Turchia pericolosamente vicino all’islamismo più acceso.
Per poter meglio comprendere la storia di quello che oggi si chiama Partito Popolare Repubblicano, dobbiamo andare indietro nel tempo e ricostruire le fasi cruciali della sua parabola politica.
Il partito con il nome di Partito del Popolo fu fondato il 9 settembre 1923 in seguito alle elezioni tenutesi per il rinnovo del Parlamento, nel maggio 1923. L’organizzazione raccoglieva quelli che erano stati gli appartenenti al primo gruppo parlamentare del neonato Parlamento di Ankara, la fazione più vicina alle posizioni del generale Mustafa Kemal, primo presidente della repubblica di Turchia. Il partito grazie alla politica kemalista del “partito unico”, rimase, con rare eccezioni, la sola formazione partitica nella scena politica turca tra il 1925 e il 1946. Nel 1938 ad Atatürk, che nel novembre di quell’anno moriva, succede İsmet İnönü, tanto alla presidenza del partito, quanto a quella della Turchia, egli nel 1946 indice le prime elezioni che prevedono la presenza di più partiti.
Il Partito del Popolo riportò una schiacciante vittoria aggiudicandosi il 70% dei voti e quindi 396 seggi su 465. Alle successive elezioni del 1950 per la prima volta nella sua storia il CHP si trova invece a dover rappresentare l’opposizione.
Dopo il colpo di Stato del 1960 si torna alle urne nel 1961 e il partito ottiene un risultato piuttosto deludente (36,74% dei voti che corrispondono a 173 seggi), che lo costringe a un’alleanza con il Partito della Giustizia di Süleyman Demirel. La coalizione avrà però vita breve perché i due schieramenti avevano visioni opposte su questioni basilari, quali questioni economiche di politica interna, tanto che l’alleanza cessa nel 1962. Il partito si presenta alle elezioni del 1965 con un nuovo programma e un nuovo leader: Bülent Ecevit che propone una svolta a sinistra, con lo scopo primario di intercettare i voti del proletariato. Con la svolta a sinistra, il partito raccoglie soltanto il 28,75% dei consensi e ottiene 134 seggi su 450, un risultato ben al di sotto delle aspettative. La sua leadership vede il partito impegnato nelle nuove elezioni post golpe del 1970, che si tengono nell’ottobre 1973.
Quasi a sorpresa, dopo venti anni il partito torna agli antichi splendori e diventa il partito di maggioranza, raccogliendo il 33,29% delle preferenze e 185 seggi. Ecevit è chiamato a formare il governo ma deve allearsi, con quello che dovrebbe essere considerato un nemico, vista la propensione filo islamica del Partito del Benessere nazionale, guidato da Necmettin Erbakan. Nel 1974 grazie alla popolarità ottenuta in seguito alla gestione della crisi di Cipro Ecevit decide per un colpo di mano: si dimette per andare a nuove elezioni e cercare di ottenere la maggioranza assoluta. Questa strategia non paga, infatti, il partito di Demirel ottiene la maggioranza e guida il paese fino al 1977. Alle elezioni di quell’anno il CHP ottiene il miglior risultato di sempre. Grazie alla forte popolarità personale del presidente del partito Ecevit raggiunge il 41,39% e ottiene 213 seggi. L’impossibilità di formare un governo di coalizione portò di nuovo il CHP all’opposizione, contrapposto al partito di Süleyman Demirel.
Il 12 settembre 1980 i militari tornarono al potere con un altro colpo di stato. Le garanzie e le immunità parlamentari furono sospese, così come i partiti politici, per cui anche il CHP fu sciolto. Dopo tre anni riprendono le attività politiche ma per il CHP inizia così un periodo di profonda crisi, il suo apparato non riesce più a condensare attorno a se una cospicua parte dell’elettorato turco. Per un periodo di circa venti anni il partito ridusse sempre più la sua importanza e la sua possibilità di influenzare la politica nazionale. Nel 1992 il partito fu rifondato e partecipò alla competizione elettorale del 1995, in cui a malapena riuscì a superare lo sbarramento del 10%. Il partito attraversò altri periodi bui, infatti, alle elezioni del 1999 il partito non riuscì a superare la soglia di sbarramento e il presidente Deniz Baykal si dimise, ma l’anno successivo fu richiamato a ricoprire il ruolo di leader. La situazione del partito cominciò a migliorare nel 2002 quando raccolse quasi il 20% dei consensi, trend confermato alle elezioni del 2007. L’era di Baykal si conclude nel 2010, quando è eletto presidente, praticamente all’unanimità (1189 voti su 1197), Kemal Kılıçdaroğlu. Con quest’elezione inizia una nuova era per il partito chiamato dai suoi sostenitori a rappresentare la più decisa opposizione al potere, e in alcuni casi, strapotere, del AKP. Nelle elezioni di metà 2011 il CHP è stato il secondo partito più votato ottenendo il 25,98% e ottenendo così 135 seggi su 550, secondo solo all’AKP del Presidente della repubblica Erdoğan. Nel 2012 è eletto vicepresidente dell’Internazionale Socialista, che raccoglie a livello mondiale i partiti d’ispirazione socialdemocratica e laburista. Dal 2011, riprendendo l’eredità kemalista il leader Kılıçdaroğlu sta opponendo una strenua opposizione al potere di Erdoğan, azione diventata ancora più incisiva dopo il tentato colpo di stato del luglio 2016. Numerose le denunce portate avanti dal partito per ciò che riguarda le limitazioni delle libertà individuali, gli arresti arbitrari, processi sommari, detenzioni protratte nel tempo. Secondo Kılıçdaroğlu, in Turchia la democrazia è a rischio e per richiamare l’attenzione dei media nazionali ma soprattutto internazionali sulla situazione politica turca, ha organizzato tra giugno e luglio 2017, una marcia pacifica che è partita dalla capitale per arrivare a Istanbul. Degli ultimissimi giorni invece l’attacco palese sferrato dal CHP a Erdoğan, il leader del partito d’opposizione ha presentato in parlamento i documenti che proverebbero il coinvolgimento diretto del presidente della repubblica e di alcuni suoi familiari nello spostamento di ingenti somme di denaro in alcuni paradisi fiscali. Per tutta risposta Il partito di Erdoğan ha presentato in Parlamento alcune mozioni per la messa al bando del partito di Kılıçdaroğlu, giustificandole con l’accusa di sostegno da parte del CHP alle organizzazioni terroristiche PKK, ISIS e FETÖ. Ora il maggior partito d’opposizione in Turchia rischia la chiusura.

 

[Della stessa autrice leggi anche Turchia e dintorni. La nuova Turchia di Erdoğan, Turchia e dintorni. Vivere lo stato di emergenzaTurchia e dintorni. Una donna sfida l’egemonia di ErdoğanTurchia e dintorni. Osman Kavala il mecenate che disturba Erdoğan]

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