Turchia e dintorni. Una donna sfida l’egemonia di Erdoğan

16 Novembre 2017
[Emanuela Locci]

Allo scandire dello slogan: “Vogliamo la Turchia ricca, giusta, libera e felice”, il 25 ottobre 2017 è stato fondato ad Ankara, un partito che si prefigge di diventare il principale partito d’opposizione rispetto al AKP del presidente Recep Tayyip Erdoğan. Il nome della nuova compagine partitica è IYI Parti, ovvero il Partito Buono, ed è guidato da una figura di spicco della scena politica turca: Meral Akşener. Donna carismatica, nata nel 1956 a Izmir, laureata all’Università di Istanbul, ha poi conseguito il dottorato in storia all’Università Marmara. La sua carriera politica è iniziata nel lontano 1995, quando è stata eletta deputato nelle fila Partito della Retta Via (DYP). La sua parabola politica è andata in crescendo diventando da fine 1996 a metà 1997 Ministro degli interni nel governo di coalizione di Tansu Çiller.

La sua carriera ha subito un arresto nel 1997, a causa di un “quasi” colpo di Stato, non si trattò di un vero golpe, ma è spesso considerato tale poiché i militari ottennero che il Primo Ministro, Necmettin Erbakan si dimettesse.  Meral Akşener si ripresenta sulla scena politica nel 2007, quando è stata eletta deputato per la provincia di Istanbul nelle fila del Partito d’Azione Nazionalista (MHP), partito ultranazionalista ed euroscettico, formato nel 1969 da Alparslan Türkeş. Carica alla quale è stata confermata nelle successive elezioni del 2011. La Akşener è una persona carismatica ferma oppositrice del presidenzialismo di Erdoğan, ed ha una visione più moderata del nazionalismo rispetto alla visione dello storico partito della destra turca.

Bagno di folla al palazzo della cultura dedicato a Nazım Hikmet, per la leader Akşener, considerata dai più, la più forte tra i politici anti Erdoğan, in occasione della presentazione del partito, del suo programma e del suo logo.

Il partito è stato ideato dopo il controverso referendum costituzionale di aprile, che ha avuto come conseguenza immediata il passaggio dal sistema politico parlamentare a quello presidenziale. Questa misura ha avuto il sostegno, oltre che del partito al potere, l’AKP, anche quello del MHP, partito in cui militava la Akşener, per protesta nel 2016 si è messa a capo di un gruppo di parlamentari per contestare la linea politica del partito considerata troppo vicina a quella dell’AKP. A causa di questa manovra politica molti esponenti del MHP sono fuoriusciti perché non condividevano la linea del partito: tra essi Meral Akşener, che è stata espulsa dal partito l’otto settembre scorso, con decisione unanime della commissione disciplinare interna al partito. Una delle accuse mosse alla Akşener era di aver ricevuto supporto economico dalla comunità Gülen, accuse fermamente rispedite al mittente dalla donna politica.

Con il suo carisma è riuscita in breve tempo a organizzare un partito che conta tra i suoi membri anche quattro parlamentari della Grande Assemblea Nazionale Turca, oltre l’ex deputato del Partito repubblicano del popolo Aytun Çıray, che già la scorsa settimana aveva dichiarato la volontà di aderire al progetto politico proposto dalla Akşener, e a un altro importante esponente dissidente del MHP Yusuf Halaçoğlu. La Akşener è stata in grado di attrarre un grande seguito, che si è concretizzato nella forte presenza numerica alla prima convention del nascente partito. Può contare sul sostegno di molti fuoriusciti non solo dal suo partito ma anche dall’AKP, e molte sono le personalità politiche provenienti dal centro destra che si stanno riunendo per dare basi più solide al progetto politico portato avanti dalla Akşener.

In occasione della presentazione del partito è stato anche esposto il programma, la leader propone più laicità e meno nazionalismo, una maggiore partecipazione attiva dell’elemento femminile della società turca con la costituzione di quote di genere, una maggiore partecipazione giovanile e un ritorno a una visione fortemente laica rispetto alla deriva islamista portata avanti dall’AKP. Per quanto riguarda le sue radici politiche ideologiche ritiene che in questo particolare frangente storico sia necessario che la destra si attesti su posizioni più democratiche, in un momento in cui, secondo la Akşener, in Turchia la democrazia è in serio pericolo. In una Turchia come quella di oggi è necessario ristabilire i fondamenti della democrazia, che ora è in pericolo e per fare ciò è necessario rispettare le differenze che sono insite nella società turca. Inoltre una delle priorità è di combattere pienamente ed efficacemente la dilagante corruzione.

Il programma del partito è ispirato a otto principi fondanti, che prevedono una politica partecipativa, inclusiva, onesta e responsabile. Il raggiungimento degli obiettivi, si può ottenere solo con un lavoro di squadra e lavorando tutti duramente.

Il discorso della leader è iniziato on un excursus storico degli avvenimenti che hanno interessato la Turchia dagli anni Venti agli anni Ottanta, e ha messo in evidenza che sul lungo periodo il popolo non sopporta l’autoritarismo e chiede a gran voce la democrazia. Nel discorso ci sono state parole dure anche contro l’AKP che è arrivato al governo, con il voto popolare, con buoni progetti e programmi, uno dei punti del programma era la lotta alla corruzione, ma dopo nel 2007 sono diventati essi stessi corrotti e ora reprimono l’opposizione. Attraverso un referendum in cui il governo non ha avuto il reale sostegno della popolazione e che la leader definisce “sporco” a causa dei brogli elettorali. Nel lungo discorso Non potevano mancare i riferimenti ad Atatürk, ed anche ai fondatori del partito MHP, e questo ha fatto capire che la Akşener non rinnega il suo passato politico e che anche una parte dell’ultra destra nazionalista condivide il suo progetto.

L’ultima parte del discorso è una sfida aperta al presidente della repubblica, con parole molto decise che parlano di contendere la sua egemonia nel paese. Un attacco alle politiche seguite dal governo, che porterebbero la Turchia in un vortice di ignoranza, crisi economica e blocco del dialogo euro-turco.

Il logo è stato scelto in modo oculato, ed è graficamente realizzato con il nome del partito IYI PARTI, che nella grafica ricorda la prima dinastia dell’Impero ottomano, gli Osman. Un sole con otto raggi che indicano le parole: “Speranza, giustizia, coraggio, determinazione, conoscenza, civiltà, futuro, ricchezza”.

Questi vocaboli sintetizzano il programma politico di Meral Akşener che con la formazione del nuovo partito lancia la sfida al potere di Erdoğan, competizione che entrerà nel vivo per le elezioni del 2019. Due considerazioni finali vengono spontanee, la prima è che in un momento di grande crisi della democrazia turca, una donna si è posta alla guida di un gruppo politico, che in teoria potrebbe contendere la leadership al presidente, e questo già di per sé è rivoluzionario, considerando la deriva islamica che sta caratterizzando la Turchia in questo momento. In secundis, il fatto che si sia potuto formare un nuovo partito d’opposizione denota una vitalità della società civile turca che sembrava anestetizzata rispetto a quello che sta accadendo in Turchia oggi.

[Della stessa autrice leggi anche Turchia e dintorni. La nuova Turchia di Erdoğan, Turchia e dintorni. Vivere lo stato di emergenza]

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