Un nuovo patto sociale tra popolazione, Consiglio e Giunta regionale della Sardegna è possibile e necessario
2 Marzo 2026
[Giovanni Nuscis]
Lo scrittore Marcello Fois scrive su La Nuova Sardegna del 15 febbraio che la Presidente della Regione Sardegna intende organizzare per il 28 febbraio a Cagliari una mobilitazione popolare contro “una nuova servitù carceraria.” Come non essere d’accordo!
Ritengo sia un errore che un governo regionale – ma vale anche per quello nazionale e per quelli comunali – una volta eletto debba svolgere il suo ruolo prescindendo totalmente dal consenso o dalle istanze del popolo che rappresenta. Certo, non è pensabile essere sempre ascoltati da un’istituzione quando a richiederlo è un numero più o meno significativo di cittadini.
E’ anche vero però che il suo ruolo di rappresentanza dovrebbe opportunamente prevedere l’ascolto della popolazione almeno su questioni particolarmente rilevanti e vitali come la guerra e la fornitura di armi (competenza dello Stato), la tutela dell’ambiente, del paesaggio, dei beni comuni, l’energia, ma anche la sicurezza dei cittadini per il pericolo concreto che si rafforzi una rete malavitosa nell’Isola.
I governi non possono che trarre vantaggio dal sostegno popolare diretto, ricorrendo a strumenti di democrazia diretta come i referendum (consultivi, propositivi, abrogativi), le assemblee dei cittadini, le istruttorie pubbliche, e altri.
Ritengo perciò che sia stato un grave errore non ascoltare e snobbare i 212.000 sardi che nel 2024, con l’iniziativa popolare “Pratobello ’24”, hanno chiesto alla Giunta regionale e al Consiglio regionale della Sardegna di bloccare l’installazione indiscriminata di impianti eolici e fotovoltaici per evitare la speculazione energetica a danno del territorio.
Ora che alla Sardegna – a cui è stato imposto il 60 / 65% (ben 37.000 ettari!) di tutte le servitù militari presenti nelle altre regioni, che può ancora subire la collocazione nel territorio delle scorie nucleari – il Ministro della Giustizia ha deciso di destinare 280 detenuti per il 41 bis (rispetto ai circa 720 totali), come può la Presidente della Regione, come se niene fosse, chiedere il sostegno della popolazione dopo averla così imperdonabilmente ignorata? Soprattutto, senza nulla a essa restituire!
Eppure un nuovo patto sociale tra popolazione e propri rappresentanti istituzionali è più che mai necessario. In quest’ottica la Regione sarda dovrebbe prevedere, con intelligente apertura, istituti normativi finalizzati proprio a un coinvolgimento autentico della popolazione; cominciando da una nuova legge statutaria elettorale (alla quale una commissione consiliare sta ora lavorando) caratterizzata dal sistema proporzionale puro.
Nello spirito di riconciliazione anche con la buona fetta di elettori da decenni privati di una loro rappresentanza in Consiglio regionale, magari, senza premi di maggioranza né soglie di sbarramento ma con un doppio turno (e solo nel secondo far scegliere agli elettori tra i consiglieri eletti al primo turno la coalizione e il presidente che andrà a governare), restituendo così sia un diritto negato agli elettori, sia il ruolo che idealmente spetterebbe a un’assemblea così come i Costituenti l’avevano pensata. Dovrebbero inoltre prevedersi nello statuto regionale e in quelli comunali gli strumenti di democrazia partecipativa anzidetti.
Questo, ritengo, è il modo corretto per riportare fiducia, partecipazione e reale protagonismo nei temi pulsanti della vita comunitaria, preparandoci così a sfide che potrebbero essere drammaticamente importanti, in cui ci si salva solo grazie a un fronte coeso di cittadini e istituzioni.







