Università arrabbiata

16 ottobre 2012
Jessica Saba
Le proteste organizzate di questi tempi sono ormai diventate un cliché nel nostro territorio. Sotto il Palazzo del Consiglio Regionale sfilano e presidiano ciclicamente numerose categorie sociali, spesso accomunate (direttamente o indirettamente) dal disagio economico.
Il 10 e l’11 ottobre l’ennesimo presidio: stavolta a dar voce alle proprie difficoltà sono gli studenti universitari. Da mesi si attendeva l’inizio di un nuovo autunno caldo aggravato dal taglio del 90% ai fondi per le borse di studio, dall’aumento esponenziale degli idonei non beneficiari (coloro che pur avendo tutti i requisiti di merito e reddito, per mancanza di fondi, non percepiranno la borsa di studio), dalla chiusura di tre su cinque delle case studente. A questo si aggiunga la scarsa offerta di servizi per gli studenti (dai trasporti, ai posti letto presenti in città) in termini di quantità, qualità e costi e la totale non curanza nel trattare tali problematiche da parte di chi, per inerzia di mandato, ancora occupa le comode poltrone della Regione.
Si montano le tende e si da il via all’assemblea degli studenti convocata in due momenti, la mattina ed il pomeriggio. Presenti gli idonei non beneficiari, gli sfrattati della casa studente, le associazioni studentesche come UniCa 2.0 (iniziatrice dell’evento) e il Collettivo Universitario Autonomo Casteddu. Si discute della carente partecipazione; del bisogno di rendere consapevole lo studente della situazione quasi precaria in cui vive e della sua necessaria attivazione affinchè il bisogno collettivo possa tradursi in reale appropriazione dei diritti di fatto negati; dell’impossibilità di chi è stato privato del sostegno economico di poter intraprendere o continuare la carriera universitaria; dell’avanzamento di una richiesta per un immediato intervento economico da parte della Regione Sardegna per placare momentaneamente ed in parte il disagio.
Durante la discussione vengono sollevati i temi sull’arretratezza per una città che voglia considerarsi universitaria. Non vengono costruite da decenni case dello studente e mense, mentre si finanzia l’università privata come il College di Sant’Efisio (“La curia chiede, la Regione provvede” viene denunciato su uno striscione), gli alti costi per i posti letto affittati dai privati portano lo studente verso il mercato degli affitti in nero ed i trasporti risultano essere inadeguati rispetto a delle tariffe sproporzionate al servizio offerto.
Data la particolare attenzione data dai media alla protesta degli universitari, nel tardo pomeriggio viene richiesto dalla Conferenza dei Capi Gruppo l’incontro con una delegazione di studenti. Sottolineati i problemi e lo stato di emergenza, i rappresentanti delle fazioni politiche dimostrano di dare più importanza agli aspetti burocratici piuttosto che alla “questione studentesca”, invitando a stendere nero su bianco le rivendicazioni.
Il documento elaborato dopo l’incontro ribadisce lo “stato catastrofico del diritto allo studio” in Sardegna dove “si palesano carenze in ognuna delle fondamentali competenze”. Le richieste vengono espresse in maniera forte, si vuole il rifinanziamento del fondo borse di studio per coprire la totalità degli idonei partecipanti al Bando Ersu 2012/2013, l’adeguamento degli importi delle borse agli standard nazionali (definiti dal DPCM del 9 aprile 2001), la costruzione del campus universitario e l’adozione di provvedimenti che modifichino le tariffe per la mobilità urbana ed extraurbana .
L’assemblea degli studenti fissa al 18 di questo mese l’ultimatum per avere risposte concrete, e nella stessa data si riunisce alle ore 15.00 nella Facoltà di Ingegneria per programmare la mobilitazione.
Un tempo si diceva che il figlio dell’operaio non potesse permettersi l’università, e pare proprio che la storia si stia ripetendo. Ma questi sono tempi differenti, la società pare aver impostato un modello di lotta che coinvolga solo le categorie detentrici di un qualche malessere e non si sente più quel senso di coesione e partecipazione che 50 anni fa includeva maggiormente la cittadinanza.
Mentre queste carenze premono sui numeri dei partecipanti, intanto gli interlocutori per la risoluzione di questa vertenza siedono altrettanto poco compatti all’interno di quel palazzo, avendo dimostrato già da lungo tempo di non saper gestire autonomamente il governo della nostra Regione. Il sentore di una qualche imminente elezione forse donerà al politico il suo apparente buon senso, speriamo che venga usato con l’abile maestria di chi solo all’ultimo si accorge o vuole accorgersi delle necessità del proprio territorio.

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