Wanda Nazzari, partiture di ruggine e di seta

3 Agosto 2026

[Rita Atzeri]

La mostra personale di Wanda Nazzari, ospitata nelle prestigiose sale del Palazzo di Città a Cagliari, rappresenta un appuntamento artistico imperdibile e un momento di profonda commozione per l’intera comunità culturale sarda.

Questa esposizione non è soltanto una rassegna d’arte, ma un tributo istituzionale e affettivo. Come ha giustamente sottolineato l’assessora alla cultura del Comune di Cagliari, Maria Francesca Chiappe, la mostra si configura come un omaggio dovuto della città alla storia e al percorso dell’artista. Per Wanda Nazzari, esporre all’interno del Palazzo di Città (nel cuore del quartiere storico) ha il sapore profondo di un ritorno a casa. Vi è infatti un legame indissolubile tra la sua produzione e il tessuto urbano, storicamente alimentato dal suo straordinario lavoro con il Centro Culturale Man Ray, che per anni ha avuto sede proprio a Cagliari, nel rione di Castello, muovendo le fila delle avanguardie locali.

Il progetto si sviluppa con una monumentale ricchezza: 250 opere distribuite su tre piani dell’edificio. La scelta curatoriale, firmata dalla bravissima Mariolina Cosseddu, evita volutamente un rigido criterio cronologico. Le opere dialogano tra loro attraverso un legame puramente emozionale, avvolgendo il visitatore in due percorsi cromatici e concettuali dominanti. 

Il cromatismo del bianco: spiegato dalla curatrice come il colore del silenzio e della meditazione, pratiche che l’artista ha costantemente coltivato nella sua vita. Il percorso del viola: un colore che non è stato scelto, ma che, per usare le parole della stessa Nazzari, “mi ha trovato”. La forza della mostra risiede nella rivelazione del corpo a corpo tra l’artista e la materia. Wanda Nazzari compie un lavoro di scoperta e destrutturazione della materia stessa, indagata anche fisicamente. Sulle pareti e nelle sale si impongono alla vista: tessuti stramati che perdono la loro trama ordinata per farsi carne e trasparenza.

Legno e carta incisi con la sgorbia, dove il gesto grafico diventa scavo profondo, ferita e segno permanente. Muovendosi tra le sale, lo spettatore è chiamato a decodificare una fitta simbologia di forme ricorrenti: i nidi, archetipi di accoglienza, protezione e nascita, che richiamano la fragilità della vita ma anche la centralità del rifugio interiore; i polittici, strutture che frammentano e ricompongono l’immagine, evocando una sacralità laica e la complessità della visione contemporanea;  gli inginocchiatoi bianchi, installazioni cariche di una forte tensione spirituale. Purificati dal candore del bianco, non invitano a una sottomissione dogmatica, ma alla sosta, al raccoglimento e alla riflessione intima.

Salendo all’ultimo piano del Palazzo di Città, la mostra si arricchisce di una preziosa sezione documentaria. Qui sono raccolti i contributi video relativi alle storiche operazioni del Centro Man Ray. È un archivio visivo fondamentale per comprendere come Wanda Nazzari non sia stata solo una voce solista, ma il motore immobile di una stagione di performance, provocazioni e scambi culturali che hanno inserito Cagliari nelle mappe dell’arte contemporanea.

L’inaugurazione si è trasformata in un momento di grande festa collettiva, testimoniata dalla presenza affettuosa di storici compagni di strada e colleghi della scena artistica sarda, tra cui Rosanna Rossi, Gianni Atzeni e Beppe Vargiu. Un momento di profonda gratitudine è stato espresso dall’artista verso le critiche d’arte Ivana Salis e Alessandra Menesini. Wanda Nazzari le ha ringraziate pubblicamente non solo per lo storico rapporto di amicizia, ma soprattutto per l’impegno generoso e la determinazione che hanno reso possibile la complessa e straordinaria realizzazione di questa antologica.

Una mostra densa, potente e poetica, capace di restituire la statura di un’artista che ha segnato il Novecento e il presente culturale della Sardegna.

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