Disobbedire

5 ottobre 2018
[Marco Ligas]

Il sindaco di Riace Domenico Lucano è stato arrestato dalla guardia di finanza in seguito ad un’inchiesta del Pm di Locri. Accusa: violazione delle leggi finalizzate all’accoglienza dei richiedenti asilo. Di questa notizia, certamente clamorosa, si discute in questi giorni nel nostro Paese (e non solo).
Se ne parla anche se successivamente all’arresto il gip ha ridimensionato l’accusa: “al più, ha affermato, si può sostenere che quella di Lucano è stata una gestione disordinata e talvolta affrettata ma, al tempo stesso, ha proseguito il gip, bisogna riconoscere che il Sindaco, nel corso dell’attività di amministratore della cosa pubblica, non ha effettuato alcuna speculazione né ha ricavato interessi personali”.
Sta di fatto che un simbolo dell’accoglienza dei migranti come è stato il sindaco di Riace nel corso di questi anni, oggi è agli arresti domiciliari.
Nell’interpretare questa vicenda viene da sé un interrogativo: l’arresto del sindaco è un episodio legittimo e regolare o va interpretato come un atteggiamento ormai endemico della nostra classe dirigente che tende ad allontanare coloro che chiedono asilo nel nostro paese? Appare evidente come la decisione subita dal sindaco di Riace contenga una risposta che non lascia dubbi: non è consentito dall’attuale governo, e in particolare dal ministro degli interni, accogliere e favorire l’inserimento nel nostro paese a chi chiede un sostegno per sottrarsi alle violenze e ai pericoli conseguenti ai molteplici conflitti presenti soprattutto nell’area del Mediterraneo.
Eppure, nonostante la gravità di questa decisione, diversi osservatori che discutono su questa vicenda ribadiscono che l’operato della magistratura, e così pure quello delle forze dell’ordine, non può essere messo continuamente discussione per ragioni politiche.
Pur comprensibili queste affermazioni ritengo che non possano essere considerate delle verità assolute; su di esse non solo è consentito ma è anche opportuno esprimere valutazioni differenti senza che per questo vengano considerate provocazioni tese alla messa in discussione dei principi fondamentali che sono alla base di un sistema democratico.
Spesso difendere in modo rigido l’operato delle istituzioni comporta il rischio della schematizzazione delle posizioni diverse e, conseguentemente, quello delle contrapposizioni. Queste scelte risultano ancor più pericolose quando mettono in discussione i contenuti della stessa Costituzione o di quelli che vengono considerati più specificamente i diritti umani.
Insomma non è un atteggiamento rispettoso di questi diritti quello di uno Stato che tende ad escludere chi viene ritenuto arbitrariamente diverso, tanto più se la diversità viene ritenuta un optional e i cosiddetti diversi vengono accettati solo se funzionali alla prestazione del lavoro senza diritti.
Anche per queste ragioni la decisione del Pm di Locri si qualifica non solo lesiva dei diritti dell’uomo ma è anche tesa a condannare l’operato di un rappresentane delle istituzioni repubblicane quando rispetta i diritti persone come sancito dalla stessa Costituzione.
In questi casi è opportuna, a mio parere, la pratica e l’invito alla disobbedienza civile. È una scelta questa che dovrebbe caratterizzare i nostri comportamenti ogni qual volta registriamo una sopraffazione contro i diritti dell’uomo.
Per questa ragione, sabato pomeriggio 6 ottobre alle 16,30 in piazza del Carmine, parteciperò al sit-in per solidarietà al sindaco Domenico Lucano.

2 Commenti a “Disobbedire”

  1. piero boni scrive:

    Caro Marco, lo dico subito per evitare equivoci, io sto con Lucano e, se fossi a Cagliari, sarei con te alla manifestazione. Però qualche dubbio mi sorge. Appena appresa la notizia mi è subito venuta in mente Antigone di Sofocle . Viola la legge di Critone in nome della legge divina, o umana e seppellisce il fratello. Entrambi fanno una pessima fine, come si sa e Sofocle, non scioglie del tutto il dilemma, anche se emerge la sua predilezione per Antigone e il suo desiderio di giustizia divina-umana anche a costo di violare una legge che ritiene ingiusta.
    Sul piano razionale potremmo disquisite a lungo sui limiti e i modi della disobbedienza civile ( fino a che punto? Come si stabilisce il confine? Quali i modi della disobbedienza? Quelli di Lucano che ha operato nascostamente badando solo al risultato o quelli che usava Pannella che lo faceva pubblicamente sfidando la legge?) Non ho risposte, ma forse una riflessione più ampia su questo tema ormai si impone, visto che alle leggi che sta per partorire e che ha già partorito questo governo, forse dovremo disobbedire e non una sola volta!

  2. Aldo Lotta scrive:

    Mi auguro veramente che le riflessioni di Marco riflettano oggi i dubbi di tantissimi Italiani. In un momento in cui i proclami e i decreti in nome del popolo rischiano di accelerare lo stravolgimento dello stato di diritto va da se che il compito della società civile sia quello di porsi a difesa della legalità, dell’etica quindi, e dell’integrità della dignità dei più deboli prima di ogni cosa. Un sindaco che si pone a difesa di questi principi è uno splendido modello da seguire. L’alternativa è la rinuncia a quanto i nostri padri fondatori e a chi a lottato per la libertà dopo le barbarie del secolo scorso ci hanno fiduciosamente affidato.

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