I parchi naturali sono uno strumento per difendere l’ambiente e far crescere il contesto economico-sociale

16 maggio 2018
[Stefano Deliperi]

“No al parco dei signori!”, “Prima del muflone salvate l’uomo!” Questi sono solo alcuni degli slogan utilizzati dagli anni ’60 del secolo scorso in poi contro i parchi – e il parco naturale del Gennargentu in particolare – nel corso delle tante contestazioni periodicamente promosse da movimenti anti-parco, amministratori locali, forze politiche.

Il caso del parco naturale del Gennargentu è proprio emblematico. I parchi nazionali sarebbero in realtà 24, ma l’ottusa e autolesionista ostilità preconcetta di taluni interessati soggetti sardi ha fatto sì che il parco nazionale del Gennargentu-Golfo di Orosei sia in un limbo giuridico: non è vivo e non è morto.

Ricordiamo che al “famigerato” D.P.R. 30 marzo 1998 istitutivo del parco si era giunti dopo ben tre intese Stato – Regione (1992, 1995 e 1998) e che proprio la Provincia di Nuoro era stata individuata quale ente gestionale provvisorio fino alla nomina degli organi definitivi. Ricordiamo anche che su 24 Comuni interessati ben 18 avevano formalmente aderito al parco nazionale, 3 avevano aderito con condizioni, uno non si è espresso per le dimissioni del proprio sindaco (Orgosolo) e solo due (Desulo e Talana) avevano opposto un rifiuto formale: perchè in Barbagia ed Ogliastra esiste la “democrazia al contrario” e l’area protetta non è potuta partire con i Comuni favorevoli?

Ricordiamo, inoltre, che il programma comunitario Feoga 1994-1999 (sottoprogramma sviluppo rurale) fra i vari interventi finalizzati proprio al decollo del parco ha distribuito circa 35 miliardi di vecchie lire in favore di 161 interventi anche fra tanti oppositori del parco. Possono essere citati tanti altri “fiumi di denaro pubblico” già giunti in nome della tanto vituperata area protetta nel campo delle progettazioni, degli interventi di infrastrutturazione e così via. Eppure le aree interne della Sardegna si spopolano, sono decine i Comuni a rischio di estinzione e non c’è alcun segnale di inversione di tendenza. Se non ci sono occasioni di lavoro, giovani (e meno giovani) lasciano i piccoli paesi.

Un esempio: i piccoli centri della Marmilla (Tuili, Gesturi, Setzu, Gonnosnò, Barumini, Las Plassas).  Eppure possono contare sullo straordinario patrimonio naturalistico della Giaratutelato finalmente con un parco naturale, sull’area archeologica di Barumini, sul Castello di Las Plassas, alle pregevoli chiese parrocchiali, come quella di S. Pietro Apostoloa Tuili.  Uniti alla predisposizione di albergo diffuso nei centri storici (in parte già ristrutturati) e a itinerari eno-gastronomici, costituirebbero un richiamo turistico di primario interesse con le conseguenti occasioni di lavoro nei settori ricettivi, della ristorazione, dei servizi turistici.

La stima della spesa giornaliera di un turista nelle aree interessate dai parchi naturali è di 100 euro: anche la sola presenza di un flusso turistico di 100 mila visitatori annui nelle zone del parco nazionale del Gennargentu–Golfo di Orosei (ma vale per tutti gli altri casi), per una presenza media di soli tre giorni ciascuno, significherebbe una ricaduta economica diffusa di 30 milioni di euro annui.

Per qualcuno, evidentemente, è superflua.  Qualcuno l’ha già capito (Daniele Serusi, a Fonni), qualcun altro (la Confindustria locale) inizia ad aprire gli occhi. * Che cosa rappresentano oggi le aree naturali protette in Italia? I parchi naturali e, in particolare, i parchi nazionali sono la vera “cassaforte ambientale”.

*In Italia.

I 23 parchi nazionali salvaguardano direttamente oltre 1,5 milioni di ettari (il 5% del territorio nazionale). Ad essi si aggiungono 27 aree marine protette, 147 riserve naturali statali, 3 altre aree protette di carattere nazionale, 134 parchi naturali regionali, 365 riserve naturali regionali e altre 171 aree protette regionali.       Complessivamente 870 aree naturali protette che tutelano oltre 3,163 milioni di ettari terrestri e oltre 2,3 milioni di ettari di mare (vds. elenco ufficiale delle aree naturali protette, 6° aggiornamento, deliberazione Conferenza Stato-Regioni del 17 dicembre 2009).

I parchi naturali generano ormai un fatturato diretto e indiretto superiore ai 9 miliardi di euro annui, con una ricaduta economico-sociale diffusa, nonostante il drastico taglio dei trasferimenti finanziari statali degli anni scorsi: nel 2011 sono stati solo 25 milioni di euro i fondi trasferiti ai soli parchi nazionali, 80 milioni nel 2012, 83,2 nel 2013.nel 2016 ilcontributo ordinario complessivo è stato pari a soli 6,114 milioni di euro.

Sempre pochi. I parchi nazionali e le altre aree naturali protette d’Italia generano un giro d’affari di 2 miliardi di euro all’anno e un fatturato pari a 9 miliardi di euro, con un’occupazione di 86 mila posti di lavoro (4 mila diretti, 17 mila per servizi, 65 mila per turismo, agricoltura, artigianato, commercio), con 2.450 centri visita, strutture culturali e circa 34 milioni in media di visitatori ogni anno.

Nel settembre 2014 è stato pubblicato il Rapporto “L’economia reale nei parchi nazionali e nelle aree naturali protette”, predisposto dal Ministero dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare insieme all’UnionCamere.

Un’approfondita indagine che evidenzia – in modo estremamente documentato – quanto fa e può far bene alla salvaguardia dell’ambiente e ai contesti economico-sociali interessati la presenza di aree naturali protette.   Per esempio, il Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano ha rappresentato (2011) un valore aggiunto di ben 91 milioni di euro nel settore turistico per l’economia locale.

* In Sardegna.

Istituiti negli anni ’90 del secolo scorso, il parco nazionale dell’Asinara e il parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena (con le rispettive aree marine protette) affrontano da sempre problematiche complesse, ma costituiscono senza dubbio un punto fermo per la salvaguardia di ambienti unici e di straordinario valore, mentre si dibattono fra mille difficoltà i parchi naturali regionali.

Il parco naturale regionale “Molentargius-Saline” è stato istituito fin dal 1999: dopo l’investimento di centinaia di milioni di euro di fondi pubblici, ancora si dibatte fra problemi gestionali da “a, b, c” delle aree naturali protette, come l’ordinaria vigilanza sulle zone di nidificazione dell’avifauna selvatica, la repressione dell’abusivismo edilizio, la lotta alvandalismo, il contrasto ai vari fenomeni di inquinamento, ai ripetuti incendi dolosi, fino al drammatico e impunito scenario da Terra dei Fuochi in salsa campidanese in quel di Quartu S. Elena. Men che meno avrebbe senso l’istituzione di un unico parco naturale-minestrone comprendente lo Stagno di Molentargius, le Saline, lo Stagno di Santa Gillae la Sella del Diavolo, come programmato dalla Giunta regionale (deliberazione n. 32/2 del 31 maggio 2016).

Un po’ meglio sta il parco naturale regionale “Porto Conte”, anch’esso istituito nel 1999 e alle prese con vari problemi gestionali e di efficacia dell’azione di salvaguardia dell’ambiente, mentre muove i primi convinti passi il recente parco naturale regionale di Tepilora.      E’ ancora sulla carta il parco naturale regionale di Gutturu Mannu.

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