La situazione dell’acqua in Sardegna è grave, ma non è seria

1 marzo 2018
[Stefano Deliperi]

Non è cambiato molto dall’epoca fenicio-punica. In questa splendida Isola nel bel mezzo del Mediterraneo, la situazione dell’acqua e della sua disponibilità dipende dal Cielo. Se piove, c’è, altrimenti sono guai.

Al 31 gennaio 2018 (ultimi dati disponibili) negli invasi sardi c’erano 831,19 milioni di metri cubi di acqua, il 47,10% della capienza complessiva autorizzata. Eppure la Sardegna è fra le regioni europee con la maggior densità di invasiQualche dato in proposito: la Sardegna possiede ben 34 invasi di grandi/medie dimensioni aventi una capacità massima teorica attuale di 2 miliardi e 280 milioni di mc. di acqua, di cui 1 miliardo e 764 milioni di mc. con autorizzazione all’invaso1 (dati Agenzia regionale del Distretto idrografico della Sardegna, 2018).

La Sardegna ha 1.675.000 residenti (la metà di Roma) e poco meno di un sesto della risorsa idrica “invasabile” di tutto il territorio nazionale (539 bacini medio/grandi per circa 10,5 miliardi di mc. di risorsa idrica “invasabile”, vi sono ulteriori 10 mila circa piccoli bacini con capacità inferiore a 100 mila mc., più facili da gestire – dati I.S.P.R.A., 2013).

A partire dal 31 dicembre 1995 è stata autorizzata una complessiva ulteriore capacità di invaso, in seguito alle previste procedure di collaudo (art. 14 regolamento dighe), di ben 328,359 milioni di mc. di acqua. La sola nuova diga sul Tirso (la 34^) potrà invasare, a collaudi ultimati, circa 800 milioni di mc. di acqua: è, quindi, agevole sostenere che, a operazioni di collaudo ultimate delle dighe già realizzate, la Sardegna potrà contare su circa 2 miliardi e 280 milioni di mc. di risorsa idrica “invasabile”.

Per avere un quadro più accurato della situazione non dobbiamo, poi, dimenticarci che attualmente si stimano in circa 350 milioni di mc. annui i reflui civili depurati scaricati direttamente in mare senza praticamente alcun riutilizzo (il solo depuratore consortile di Cagliari-Is Arenas scarica circa 60 milioni di mc. all’anno, da qualche anno portati “in risalita” nel bacino di Simbirizzi per essere destinati all’agricoltura, ma non utilizzabili a causa del mancato completamento della terza fase di depurazione, con una spesa complessiva di circa 80 miliardi di vecchie lire, senza considerare le ingenti spese di esercizio). Analogamente avviene per i depuratori industriali: non siamo in possesso di dati complessivi, ma si tratta di una realtà certo non trascurabile. Il solo depuratore CACIP produce circa 20 milioni di mc. all’anno di acqua depurata.

Quando qualsiasi amministratore pubblico o mezzo di informazione o chissà chi vi dice che la colpa della crisi idrica è della siccità sappiate che vi sta raccontando balleLa realtà è un’altra. L’abbiamo denunciato pubblicamente in mille occasioni: in Sardegna la crisi idrica non dipende da piogge e invasi non certo di scarso rilievo, sono altri i reali motivi della crisi idrica: il disastroso tasso di perdita delle reti e la perdurante assenza di connessioni fra gli invasi. Tutti quelli che han determinato la politica dell’acqua in Sardegna lo sanno da anni, ma i risultati latitano2.

Agenia Consulting è una società di consulenza aziendale e ha condotto una due diligence su Abbanoa s.p.a., il gestore unico dell’acqua sarda, per conto dei cinque Istituti bancari che la sostengono sul piano finanziario. Nel 2014 il 55% dell’acqua immessa in rete da Abbanoa s.p.a. è andata persa. Ecco il vero motivo della crisi idrica in Sardegna. Un motivo umano, molto umano. Vuol dire che per un litro d’acqua che esce dal rubinetto ne sono stati immessi in rete più di due.

Negli ultimi tre anni la situazione non è cambiata significativamente. Bene ha fatto – su sollecitazione degli amministratori locali del territorio interessato – la Giunta regionale a evitare il rilascio a mare di milioni di metri cubi di acqua dall’invaso di Maccheronis: con una serie di accorgimenti può esser infatti garantita la sicurezza in caso di eventi atmosferici eccezionali. Ma si tratta, comunque, di un fatto secondario nel sistema della gestione dell’acqua in Sardegna.

On proposito, sorprendono – e non in positivo – le dichiarazioni pubbliche di chi, come l’on. Paolo Maninchedda (già in maggioranza con il centro-destra e con il centro-sinistra, ora indipendentista di lotta e di governo), già Assessore regionale dei lavori pubblici e aspirante futuro Presidente della Regione, non contento di aver fatto ripartire i lavori di quello scempio ambientale e finanziario rappresentato dalla diga di Monte Nieddu – Is Canargius, chiede a gran voce un’ulteriore nuova diga sul Rio Posada e pure un dissalatore.

Vengono in mente solo le parole di Mario Missiroli, storico direttore de Il Corriere della Sera riprendendo un giudizio del grande meridionalista Gaetano Salvemini riguardo l’Acquedotto Pugliese, uno dei più grandi d’Europa: L’Acquedotto è un’opera ciclopica che, da quando esiste, ha dato molto più da mangiare che da bere.

Alla Sardegna mancano sia un Gaetano Salvemini che un Mario Missiroli per descrivere adeguatamente la politica dell’acqua. Abbiamo proposto un vero e proprio New Deal per il risanamento idrogeologico e la sistemazione delle reti idriche, con indubbi riflessi positivi per l’economia e l’occupazione, grazie al sostegno dei fondi comunitari 2014-2020. Finora nessun riscontro. E’ necessario voltare pagina rispetto a una politica di gestione dell’acqua fallimentare e folle, assolutamente contraria alle elementari norme di gestione ambientale e agli interessi dei sardi.

1 Il modello di simulazione indica in 1,907 miliardi di metri cubi d’acqua la risorsa idrica oggi invasabile.

2 1)”Dorsale dell’acqua con collegamento dei bacini da nord a sud dell’Isola” (Mauro Pili, Presidente della Regione autonoma della Sardegna e Commissario per l’emergenza idrica, 21 dicembre 2001)

2) “Il recupero dei reflui, apportando dei vantaggi diretti in termini di risparmio quantitativo e indiretti in termini di minor impatto qualitativo degli effluenti comunque sversati, ha ricadute estremamente positive sugli equilibri del sistema idrico migliorandone lo sfruttamento in termini di sostenibilità:

1) maggior disponibilità di risorse fresche per usi nobili;

2) assenza di scarichi (stagione irrigua), migliore qualità degli scarichi (stagione non irrigua);

3) aumento sup. irrigata che contrasta il fenomeno di desertificazione” (Piano di tutela delle acque, deliberazione Giunta regionale Sardegna n. 17/15 del 2005, pag. 98).

Gli unici corsi d’acqua che presentano carattere perenne sono il Flumendosa, il Coghinas, il Cedrino, il Liscia, il Temo, ed il fiume Tirso, il più importante dei fiumi sardi … i deflussi medi annui dei grandi invasi del Tirso e del Medio Flumendosa si sono ridotti negli ultimi decenni almeno del 55% rispetto alle medie del lungo periodo 1922-1975 (dati ricavati dallo Studio della Idrologia superficiale della Sardegna – S.I.S.S.)”. E ancora: “alla luce di queste considerazioni, sia nel Piano Acque, che nelle successive Pianificazioni (Piano d’Ambito e Piano Stralcio per l’Utilizzo delle Risorse Idriche) sono state aggiornate le disponibilità idriche, ridotte le erogazioni… prevedendo opere di interconnessione tra invasi esistenti (Piano di tutela delle acque – relazione di sintesi, pag. 17, 2005).

3) “…si lavorerà anche sull’utilizzo delle acque reflue, nella misura in cui sarà possibile farlo, e pensando in modo più strutturato al futuro, su interventi infrastrutturali di connessione tra bacini che hanno acqua disponibile e bacini che invece scarseggiano” (Paolo Maninchedda, Assessore dei lavori pubblici della Regione autonoma della Sardegna, 29 gennaio 2015).

4) “La Regione ritiene che già da ora si possano realizzare alcuni interventi ma che comunque si abbia bisogno dei poteri speciali per realizzare quelli strategici e risolutivi. Le norme vigenti impongono che, per richiedere lo stato di emergenza, servano relazioni tecniche che acquisiremo in questi giorni in modo che martedì prossimo la Giunta chieda al governo la dichiarazione dello stato di emergenza per queste aree. Abbiamo già comunicato tutta la situazione alla Protezione Civile. Ci stiamo muovendo con il giusto anticipo per evitare di arrivare impreparati a una eventuale situazione critica come è successo a Messina. Per superare questa nuova emergenza, che si ripresenta ogni anno in Sardegna in questo periodo siamo pronti a rimodulare tutte le risorse necessarie” (Paolo Maninchedda, Assessore dei lavori pubblici della Regione autonoma della Sardegna, 10 novembre 2015).

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