I beni comuni e le ultime cene

1 Aprile 2012

Marcello Madau

Quando una legislatura sta per finire e una classe politica, ora come quella berlusconiana e del centro-destra isolano, è già finita, si sentono attorno alla Regione Autonoma della Sardegna strani rumori. Preparativi di masserizie. Improvvisi cartelli con scritto ‘on sale’ (è il linguaggio globale, comunque significa: “in vendita”), frastuono di stoviglie con apparecchiature veloci.
Si preparano i cibi dell’addio. La tradizione sarda de ‘s’accunortu’ prevede abbondanti libagioni e un piatto apposito per onorare i morti senza farli innervosire, e tanti altri per ben nutrire i viventi.
Da questi movimenti turbinosi vengono anche investiti i beni culturali e paesaggistici, curando la possibilità di generare attorno ad essi, che la dottrina prevalente considera a tutti gli effetti ‘beni comuni’, nuove occasioni per la politica morente. Nuove possibilità intanto da giocare – non si sa mai – alle elezioni e comunque dopo.
Sono da seguire con attenzione gli sviluppi, anche abbastanza avanzati, ma non conclusi, auspicando che almeno in parte si possano evitare alcuni rischi. O addirittura, magari con un soprassalto di saggezza (se i professori al governo parlano, la gran parte dei professori sardi però, ahimè, tacciono), evitare l’errore pesante, come nel caso della spartizione delle statue di Monti Prama.
La nascita di una Fondazione per la gestione globale del patrimonio culturale della Sardegna può essere uno strumento interessante, pur tuttavia non deve creare un nuovo centralismo. Il rischio è che si sovrapponga alle comunità con la forza di proposte risolutive per decennali problemi occupazionali, evitando un passaggio da ‘pubblico’ a ‘comune’ (pur sotto garanzia pubblica) con la realizzazione di un passaggio da ‘pubblico’ a ‘pubblico’.
E’ un’azione bipartisan che si va a configurare (vi convergono disegno di legge del centro destra e del centro-sinistra) mentre si è tuttora evitato di affrontare il problema delle competenze dei vari professionisti dei beni culturali, dal campo delle aree archeologiche a quello dei musei. Viene il sospetto che ci sia interesse da parte di questa politica ad evitarlo, in modo da poter governare meglio le assunzioni. E poi, se si creeranno altri gruppi di gestione, diventeranno anch’essi ‘regionali’?
Il minimo da chiedere è che il progetto non diventi neppure un’occupazione spartitoria della politica, che ogni incarico sia affidato dietro precisi profili curriculari con gare trasparenti, e soprattutto, dal punto di vista della democrazia, che le comunità mantengano il controllo diretto dei beni comuni con forme semplicemente coordinate dalla Regione, garantite da discipline di tutela uguali per tutto il territorio italiano, realizzando forme di diritto pubblico partecipato.

L’essenza di bene comune, il suo legame con il territorio e il principio dell’inscindibilità di un contesto storico vengono platealmente violati nella spartizione del più importante complesso archeologico sardo – e uno dei più importanti al mondo -, ovvero quello di Monti Prama, prodigioso racconto della memoria.
Il gruppo archeologico stava assieme. La nostra civiltà, dopo averlo ritrovato, lo divide quasi con miracolo trinitario, proponendo la spartizione pre-elettorale fra Museo di Cagliari, Museo di Cabras e Centro regionale di Restauro di Li Punti a Sassari. Infatti, arrivano fondi…
Che eroi questi nuragici! Recuperati e poi abbandonati nel secondo Novecento dopo millenni di oblio, a restauro non ancora concluso evitano il G8, resistono ai tentativi di mandarli all’Expò di Pechino, ma sembrano cedere alla morsa fra un Arcus pur in scioglimento e i fondi CIPE, che premiano i due grandi poli di Cagliari e Sassari tagliando Nuoro, sotto il virus letale della spartizione e del localismo; contro quella dimensione cantonale criticata da Giovanni Lilliu e che avrebbe dovuto lasciare il passo all’unità…. Vogliamo ancora sperare in una reazione della politica e delle comunità. Se tale misfatto succederà sarà un errore gravissimo di cui non solo soggetti esecutori porteranno la responsabilità.
Il soprintendente di Cagliari Minoja lo ha già detto: una parte di questi denari saranno per le statue di Monti Prama. C’è il rischio che nessuno riesca più a spostarle da lì. A Cabras le statue devono tornare, ma tutte. E sono certo che il progetto recentemente vincitore, di cui si parla positivamente, potrebbe essere in grado di includerle tutte.
D’altronde, sono tali le risorse archeologiche a disposizione del Museo di Cagliari e della relativa Soprintendenza, che non mancheranno opportunità per riempire i nuovi spazi e mostrare a Cagliari le meraviglie del digitale applicate alla statuaria.
Vorremmo che proprio la Regione Sarda, e il suo assessorato, non venissero ricordati per questa spartizione; che il dinamismo realizzato su Monti Prama (ricordate l’encefalogramnma piatto della gestione Baire?) consegni tutto il complesso al suo territorio. Da fonti affidabili del Ministero, della sua Direzione Centrale, mi arriva la notizia che ci si sarebbe astenuti dall’entrare in un dissidio fra soprintendenze, ma che la destinazione unica non sarebbe stata sbagliata, bensì la più logica.

Infine, il tentativo in corso, al quale si sono sottratti i consiglieri Radhouan Ben Amara e Patrizia Zuncheddu, di costruire una pessima modifica alla legge sugli usi civici. Di questo progetto di legge parla nel nostro numero Stefano Deliperi, e al suo articolo rimandiamo. Anche qua è una storia di ‘beni comuni’ – nelle sistemazioni teoriche, quelli di tipo tradizionale – maltrattati.

A noi resta un’ultima considerazione: le battaglie fra vecchia politica e democrazia si giocano anche sul fronte della cultura e dei beni comuni. Sulla gestione del territorio e sulla difesa vera della biodiversità (ad esempio: molti ne parlano, ma nei disegni di legge non c’è una parola contro gli organismi geneticamente modificati, forse perché molti gruppi di potere sono tuttora radicati nelle strutture della formazione pubblica sarda).
Proprio la gestione di questi sembra un ostacolo insopportabile per la classe politica del potere: perciò le battaglie su questo fronte saranno di eccezionale importanza, soprattutto a sinistra, per ogni politica di autogoverno del territorio.

Scrivi un commento


Ciascun commento potrà avere una lunghezza massima di 1500 battute.
Non sono ammessi commenti consecutivi.


caratteri disponibili

----------------------------------------------------------------------------------------
ALTRI ARTICOLI