Giulio Montanucci e Orvieto

16 Marzo 2013
Angelo Liberati
Da oltre quarant’anni per me Orvieto significa Giulio Montanucci. Ovviamente si tratta di una voluta amplificazione di una parte per il tutto, perché non sfugge a nessuno che Orvieto è ben altro e tanto di più. Ma io che avevo incontrato la prima volta Giulio nel 1968, nella sua bella Galleria d’Arte “Maitani” (al centro della strada che conduce alla stupefacente facciata del Duomo di Orvieto ), di fronte all’affresco del Signorelli nella cappella di San Brizio non posso non pensare a Montanucci, al Compagno Giulio, con tutti gli abbagli e i facili entusiasmi di quel periodo esagerato, soprattutto nell’immaginario personale e collettivo di noi compagni, certi di un avvenire raggiante dietro l’angolo; salvo poi scoprire che dietro l’angolo, se ci andava bene, c’era Maurizio Costanzo, con tutto ciò che ne conseguiva. Ma allora era così e a Giulio bastò il contenuto dei miei dipinti, quasi tutti ispirati alla situazione contemporanea e ai drammatici avvenimenti di quegli anni – soprattutto il Vietnam con i suoi orrori – per decidere di punto in bianco di permettermi di organizzare, nel 1969, una personale nella sua galleria, che allora ospitava esposizioni di Alberto Burri, Renato Guttuso, Renzo Vespignani, Emilio Greco, Jules Maidoff, Bruno Canova.
Con Canova Giulio condivise l’impegno (anche fisico, per gli spostamenti della mostra) contro gli orrori della guerra. Giulio era così e lo è rimasto fino all’ultimo, legato a un contenuto immediato da esibire e da esigere, sia che si trattasse di arte visiva o della speculazione edilizia fuori e dentro Orvieto. Dalle battaglie, condotte con le sue “copiette” distribuite in città, per denunciare le manomissioni dei beni artistici comunali a quella per l’acqua pubblica, una delle sue ultime. Prima dell’avvento del copia-incolla elettronico, Giulio confezionava le sue copiette del Manifesto in formato ridotto, dove rifaceva, con la tecnica manuale del taglia e incolla e con i caratteri trasferibili, un bollettino sulle malefatte del potere, ad uso personale-collettivo.
Giulio, per motivi anche familiari, sbarcava spesso in Sardegna, a Cagliari, dove in molte occasioni trovò il modo per esportare il suo fare il “cittadino impegnato”, condividendo le opposizioni a quanto accadeva nell’isola e soprattutto nel capoluogo, dal problema del ripascimento della spiaggia del Poetto alla disattenzione del Comune per la memoria di Giaime Pintor; in quest’ ultimo caso riuscii a rabbonirlo facendogli notare che la targa che ricordava il Poeta Partigiano Pintor non era ricoperta di sterpaglie ma di splendidi cespugli di capperi, di cui tutte le mura del Castello sono ricoperte, con una fioritura che offre uno spettacolo impagabile. Giulio era questo, e anche di più. Un uomo capace di coinvolgere e di lasciarsi coinvolgere per cause civili e di civiltà.
Nell’estate di qualche anno fa, in una delle sue ultime visite in Sardegna (con relativo riassunto – quando veniva a trovarmi nel mio studio a Cagliari – degli avvenimenti dei mesi trascorsi, che procuravano le giuste indignazioni in noi eterni incazzati), riuscii a trascinarlo fino a Seneghe per una riunione degli amici del Manifesto sardo. Un’occasione da lui sempre ricordata con piacere negli anni seguenti.
L’ultima volta che l’ho incontrato, a novembre del 2012, era consapevolmente sereno, lucido, leggermente stanco. Quando ci siamo lasciati mi ha detto, come sempre faceva: “ci vediamo questa prossima primavera-estate”. Aggiungendo però: “se ce la faccio”.

2 Commenti a “Giulio Montanucci e Orvieto”

  1. Walter Gerenich scrive:

    Caro Liberati,non abbiamo mai avuto l’occasione di incrociarci ed ora,leggendoti,me ne rammarico.Come puoi constatare ti scrivo dall’Argentina ove mi sono trasferito 16 anni fa.Giulio definirlo un amico sarebbe molt6o riduttivo,in realtá era quanto mai piú vicino ad un fratello.Il ns incontro risale a ieri,1966.All’epoca ero sposato con una orvietana e due dei miei figli ci sono nati(il maschio segue vivendoci e lavorando).Mi sembra superfluo sottolineare la matrice politica condivisa,ti parlo ancora del Psiup e le successive evoluzioni sfociate nel Manifesto.Da quando sono qui ogni anno torniamo in Italia con base ad orvieto.Negli ultimi suoi due anni attendeva le mie telefonate settimanali con grande gioia(espressione sua),di aneddoti ce ne sarebbero….Non so se sei al corrente che l’amico Jules Maidoff,con il supporto di Alberto e di Lucio Riccetti(figlio di Ventura),sta preparando una mostra prevista per giugno,in memoria di Giulio.Te lo segnalo qualora desiderassi intervenire.Grazie per l’attenzione.Walter Gerenich

  2. Angelo Liberati scrive:

    leggo colpevolmente in ritardo questa lettera di Gerenich amico di Giulio. Non saprei spiegare il motivo, sono cose che capitano. Ho avuto modo di incontrare Alberto, insieme alla mamma in occasione di una loro venuta a Cagliari dopo la morte di Giulio. Forse non era ancora nell’aria l’idea di una mostra dedicata a Giulio e alla sua Galleria Maitani. Se Walter legge questa breve risposta, magari è a Orvieto in vacanza sa dove e come trovarmi, ecco i miei recapiti: [email protected] cellulare 3207038922.

    Grazie per la bellamemoria su Giulio

    Angelo Liberati

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