L’attualità di Joyce Lussu
30 Aprile 2026
[Graziano Pintori]
Sono tempi di nazionalismi, fascismi, tecnocrati, bulli capitalisti proprietari di sconfinati imperi finanziari, che affermano che la democrazia è incompatibile con la libertà, e la libertà si difende con l’uso della forza.
Come a dire che i diritti internazionali e le sovranità degli stati possono essere impunemente violati. Ciò significa, evidentemente, che siamo chiamati a operare di nuovo per contrastare alla radice ogni forma autoritaria, nazionalista e bellicista. Se c’è un nuovo fascismo, c’è anche una nuova resistenza. E dopo la resistenza c’è sempre una liberazione. Scrivendo queste righe penso a Gaza, a tutto il popolo palestinese e al popolo cubano. Scrivendo queste righe ho trovato il filo conduttore per partecipare con la giusta passione alla giornata “Nuoro Resistente – Joyce l’ultima pasionaria” di Antonio Rojch.
Trovandomi, come tutte/i vivere questo contesto storico ho avuto l’ardire di immaginare di trovarmi assieme a Joyce Lussu, e anziché essere lei a raccontarmi la sua intensa vita, le ho chiesto semplicemente di farmi sentire la sua presenza durante le giornate del 25 e 26 aprile. Il 25 a Galtellì perché invitato all’inaugurazione del famoso Guernica di Picasso, che il multiforme artista Zizzu Pirisi ha riprodotto come bassorilievo monocromatico sulla facciata della casa di campagna, e il 26 a Mamoiada perché invitato da un gruppo giovanile, impegnato nella politica sociale, per parlare di Resistenza Partigiana. Joyce Lussu mi suggeriva di ricordare, durante i miei interventi, che 89 anni fa, il 26 aprile 1937, dalle ore 16.00 alle 19.30 i bombardieri e i caccia nazisti e fascisti italiani radevano al suolo la cittadina basca di Guernica. Fu una strage: 2000 morti, un migliaio di feriti e un paese ridotto a un gigantesco fantasma fumante.
Ecco perché, nel Guernica di Picasso, compaiono corpi deformati o fatti a pezzi, la sofferenza del cavallo che personifica l’innocenza dei bambini e gli indifesi, una mamma con le braccia al cielo e la faccia stravolta guarda il vuoto e un’altra prostrata e sconvolta dal dolore, porta un bimbo morto sulle ginocchia. Tutto il dolore dell’umanità Picasso la volle figurare in quest’opera monumentale contro gli orrori della guerra, di tutte le guerre.
Il parallelo tra la strage di Guernica e le stragi nazifasciste durante la resistenza italiana, denota il costante ricorso allo stragismo contro i civili per terrorizzare le popolazioni e reprimere la Resistenza. Infatti, le stragi nazifasciste durante i 600 giorni della guerra di Liberazione furono circa 5500 e circa 25 mila i civili massacrati, per tutti ricordiamo i 550 morti di S. Anna di Stazzema, Marzabotto – M. Sole 750; le Fosse Ardeatine 335.
Gli orrori non fermarono le azioni dei partigiani: essi furono 250 mila di cui 35 mila donne, circa 50 mila furono i caduti, 21 mila mutilati e invalidi. 600 mila i militari internati nei campi di concentramento e di lavoro, perché non si resero disponibili all’esercito nazifascista della Repubblica fantoccio di Salò. Morirono a migliaia di stenti: conobbero fame, sete, torture. A questo punto Joyce pareva indicarmi la lampada riprodotta in alto del bassorilievo, facendomi capire che essa simboleggia la luce, la luce in fondo al tunnel, una nuova vita, il futuro.
Dopo un anno dalla cacciata dei nazisti e la caduta della dittatura, il futuro iniziava a prendere forma: il 2 giugno 1946 le donne votarono per la prima volta e determinarono la nascita della Repubblica e la fine della monarchia, si votò anche per eleggere la Costituente. Il primo gennaio 1948 i 139 articoli della Costituzione con le disposizioni transitorie e finali entrarono in vigore: è l’alba di una nuova storia, in cui democrazia e libertà diventano protagoniste grazie all’antifascismo militante, alla Resistenza.
La Costituzione, che abbiamo ricevuto in eredità dai nostri padri e nonni partigiani, è la prova incontrovertibile che l’autodeterminazione non ci fu concessa e tanto meno regalata dagli alleati, come avvenuto per la Germania e il Giappone, ma è il frutto del sangue, delle torture, delle carcerazioni, dell’oppressione e privazioni subite dalle tante partigiane e dai tanti partigiani.
Ora e sempre Resistenza!







