Giustizia per i detenuti palestinesi in Sardegna, garanzie e tutele per tutte le persone detenute

21 Luglio 2026

[red]

Nella sezione “Alta Sicurezza 2” del carcere di Bancali è detenuto Riyad Al-Bustanji, un detenuto palestinese e autorità religiosa che, dal 1994, si impegna a raccogliere fondi a sostegno della popolazione palestinese. Pubblichiamo la nota del Culleziu contra a la Gherra; Giovani Palestinesi Sardegna; Amicizia Sardegna-Palestina; Associazione dei Palestinesi in Italia; UNIGCOM e Unica per la Palestina.

Per questo motivo è stato accusato di terrorismo dai servizi segreti israeliani ed è attualmente in custodia cautelare a Sassari, in condizioni detentive durissime, una prassi già utilizzata per altri prigionieri politici palestinesi detenuti nelle carceri italiane su mandato di Israele come Abdelmuti Abunada, anche lui detenuto nel carcere di Bancali.

Riyad Al-Bustanji soffre di diverse patologie gravi che lo costringono a sottoporsi a visite mediche molto frequenti. La famiglia, in una lettera al team legale di Al-Bustanji, denuncia le importanti criticità a cui è sottoposto nella sua detenzione a Bancali, parlando di “gravi negligenze che mettono a rischio la sua vita, la sua salute e i suoi diritti.”

Al-Bustanji, infatti, “soffre di frequenti crisi diabetiche, e non riceve tempestivamente il cibo o i farmaci necessari, nonostante la sua condizione clinica non consenta alcun ritardo o omissione nelle cure” come testimoniano i familiari.

“Inoltre – continua la famiglia – è affetto da una patologia prostatica e non sta ricevendo il trattamento medico necessario, con il conseguente rischio di gravi complicazioni.”

La famiglia denuncia anche le condizioni all’interno dell’istituto, parlando di “temperature insopportabilmente elevate”, e si fa presente che addirittura in queste condizioni Al-Bustanji “è stato privato del ventilatore”.
Un contesto del genere, per una persona che soffre di ipertensione arteriosa, implica uno stato di grave sofferenza fisica e perenne.

La famiglia segnala, in aggiunta, che “il suo diritto alle comunicazioni telefoniche è oggetto di restrizioni ingiustificate”, parlando di “limitazioni particolarmente severe che gli impediscono di mantenere contatti regolari con la propria famiglia, nonostante tale diritto sia riconosciuto e tutelato dalla legge.”
Per quanto riguarda il suo trasferimento al carcere di Sassari, esso ha comportato un significativo peggioramento della possibilità di comunicare con la famiglia.
A differenza di quanto avveniva nel precedente istituto, non gli è più consentito parlare con la stessa frequenza e le videochiamate sono state drasticamente ridotte: nell’arco di un mese gliene sono state concesse soltanto due, mentre in precedenza ne effettuava sei ogni mese.

“Per concludere, sua figlia, Saja, è affetta da un tumore della tiroide ed è sottoposta a cure oncologiche.
Nel mese di agosto dovrà affrontare una terapia con iodio radioattivo; poter comunicare con lei tramite videochiamata rappresenta quindi una necessità umana e psicologica fondamentale, e non un semplice privilegio.
Riteniamo che l’insieme di queste circostanze costituisca una palese violazione dei diritti del detenuto alla salute, alla dignità e alla tutela legale.” conclude la famiglia.

Pretendiamo che Riyad Al-Bustanji abbia immediato accesso alle cure mediche, a un’alimentazione adeguata, al diritto di comunicare con i propri familiari e a condizioni di detenzione che rispettino le sue necessità.
Le istituzioni, sia politiche che religiose, i garanti dei detenuti e le autorità giudiziarie hanno la facoltà di entrare anche nei reparti di Alta Sicurezza, dove è ingiustamente incarcerato Al-Bustanji, e verificare che le condizioni di dignità umana vengano rispettate per lui e per tutti gli altri detenuti.

Recentemente, Irene Testa, la garante dei detenuti in Sardegna, ha già denunciato le condizioni estremamente critiche che vivono i detenuti del carcere di Bancali: mancanza di medicinali, sovraffollamento, mancanza di personale adeguato per seguire casi di difficoltà psicofisica. Anche Antigone Sardegna ha denunciato le gravi condizioni in cui versano i detenuti con il caldo estremo che sta colpendo la nostra isola da mesi a causa del cambiamento climatico.

Chiediamo alla politica sarda, alla garante dei detenuti della Sardegna Irene Testa, alle istituzioni giudiziarie che vengano accertate le condizioni di Riyad Al-Bustanji e che vengano migliorate immediatamente. Quanto denunciato dalla famiglia di Al-Bustanji è gravissimo, disumano, e profondamente ingiusto. Chiediamo che anche le condizioni di tutti gli altri detenuti vengano accertate e che si intervenga immediatamente sul loro miglioramento. Chiediamo, infine, che venga fatta chiarezza sulle modalità di incarcerazione e accusa subite da Al-Bustanji, e che siano garantite tutte le condizioni per un giusto processo.

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