Colonial Dux

22 Luglio 2026
Foto Roberto Pili

[Alfonso Stiglitz]

Con la deliberazione n. 52/58 dell’8.10.2025 la Giunta Regionale dà il via definitivo al progetto di riqualificazione dell’ex Ospedale Marino, sulla spiaggia del Poetto a Cagliari. Una procedura lunga e travagliata che ha portato progressivamente allo snaturamento della funzione comunitaria della struttura in funzione di una visione privatistica, esclusiva ed escludente.

L’edificio ha una lunga storia che inizia nel 1937 con la progettazione di una struttura stabile in sostituzione di alcuni padiglioni in legno destinati ai sofferenti di malattie polmonari.  La sua destinazione era quella di colonia marina finalizzata al benessere dei bambini e alla loro istruzione fascista: come tante altre era, ovviamente, intitolata al Duce (Mussolini, per le/gli smemorate/i).

Nel 1938 vennero avviati i lavori con vari ripensamenti progettuali, almeno cinque, ma la struttura non fu portata a termine a causa della guerra. Nel dopoguerra fu acquisito dal Consorzio antitubercolare che ne completò la costruzione, con modifiche, per adattarlo al nuovo uso come Ospedale Marino, aperto nel 1947. L’edificio, pur nella modifica di uso, mantenne la sua funzione originaria di sollievo alla popolazione, un bene pubblico per la comunità. La sua attività si concluse nel 1982, con il trasferimento dell’ospedale nell’ex hotel Esit e, pochi anni dopo, fu abbandonato definitivamente.

Nel 2006, visto lo stato di abbandono e grave deterioramento delle strutture la Regione (Presidente Soru) avvia un procedura per il suo recupero attraverso l’affidamento ai privati. Nella delibera si sottolinea che per «il delicato equilibrio ambientale e paesaggistico di questa parte importante del litorale cagliaritano» si rende necessario «orientare le scelte di valorizzazione verso destinazioni turistiche non residenziali» rivolte « alla cura, al benessere e ai servizi alla persona».

La procedura di affidamento dura a lungo con ripensamenti e contenziosi. È una lungaggine ‘dinamica’, con un senso di urgenza che si trasforma in emergenza e che favorisce (as usual, qui da noi) il progressivo slittamento di destinazione, da centro di servizi alla persona (ancorché privato) a hotel di gran lusso: nel 2018, infatti, la Giunta Regionale (Presidente Pigliaru) revoca la precedente delibera e stabilisce di «indirizzare, invece, la riqualificazione del bene in chiave turistico ricettiva».

Il «delicato equilibrio ambientale e paesaggistico» scompare per essere sostituito dalla «razionale fruizione». Slittamento semantico che sarà accompagnato dalle modifiche nel Piano Urbanistico Comunale, con un ribaltamento gerarchico: non è il PUC a stabilire le linee guida dello sviluppo urbano in funzione della comunità, ma è la visione privatistica a guidare le modifiche: su xelu a conc’abbasciu.

Il discorso pubblico legato a questo progetto declina poco nei termini della sua destinazione d’uso, un hotel di lusso a 5 stelle; in sostanza un uso riservato a pochi, escludente la comunità. La narrazione, invece, si sposta sul progettista originario, Ubaldo Badas. Scientificamente – e filosoficamente – ho difficoltà a capire come si possa mettere insieme l’idea delle opere cagliaritane di Badas, destinate alla comunità, con l’idea dell’hotel extralusso per pochi: nel lasso di tempo del ventennio, in contemporanea con la Colonia, Badas progetta la Scuola all’aperto ‘Attilio Mereu’ (1933), l’Albergo del povero (1934), La passeggiata del terrapieno (1930-1938), le Case ‘popolarissime’ 1935-1937), tutte opere destinate al ‘benessere’ della popolazione, opere che potremmo definire ‘inclusive’.

A questo punto, evidentemente, il problema della narrazione è quello di giustificare la trasformazione della Colonia inclusiva, insieme alle altre opere, in Colonia esclusiva. Si tratta di un’operazione turistico-immobiliare che si trova nella necessità di essere fatta accettare a posteriori dai cagliaritani attraverso un comitato scientifico la cui missione è quella di dimostrare che si tratta di un’operazione finalizzata a esaltare l’opera architettonica di uno straordinario personaggio sardo del ‘900.

Ubaldo Badas, trasformato in feticcio, diventa il grimaldello per far passare un’operazione immobiliare lontana dalle sue opere destinate alla comunità. Il comitato scientifico, cioè, ha la funzione di creare la narrazione che organizza e legittima l’hotel di lusso per ‘Odisseo in vacanza’: «come una semeiotica che ci sveli il sistema modellizzante della cultura turistica» (Bachisio Bandinu).

In questo percorso si inserisce la pervicace volontà di mantenere la denominazione di Colonia Dux (anzi DVX): una forma di sbiancamento di una memoria nera, anzi nerissima. Il Dux non è semplicemente, come è stato detto, un titolo romano impropriamente utilizzato nel ventennio: Dux/Duce era il titolo di Mussolini, che assunse anche un valore costituzionale con le famose leggi fascistissime che lo ponevano al di sopra di tutti. Quando si parla di Duce, oggi, nessuno pensa a qualche condottiero romano, ma esclusivamente a Mussolini.

D’altra parte il nome Colonia Dux (anzi DVX) rimane sulla carta dei progetti e non sarà mai realmente utilizzato; per la totalità della sua vita, e del suo successivo abbandono, ebbe a mantenere il nome di Ospedale Marino e, come tale, è conosciuto dalla comunità. Cancellarlo è l’altro aspetto della estromissione della comunità da un luogo comunitario, riservandolo a pochi ed escludendone il nome riconosciuto. È una forma di esproprio, padronale direi, nonché nostalgico.

PS. Per scrivere questo articolo ho ripreso in mano ‘Costa Smeralda’ di Bachisio Bandinu, pubblicato nel 1980; lettura per me ricorrente, da allora, come manuale di antropologia del turismo, ancora insuperato. Chissà se i nostri amministratori l’hanno mai sfogliato.

Consiglio, anche, la lettura dell’agile volume: Ubaldo Badas. La Colonia marina Dux a Cagliari. Architettura e video, a cura di G.B. Cocco e M. Tanca. Gangemi, Roma 2012.

«In questa schietta esplosione di gioia si esprimerà quanto mai profondo e commosso il sentimento di imperitura gratitudine al Duce nel cui amato nome le Colonie estive della G.I.L. spalancano le loro porte, danno inizio alla superba, imponente attività assistenziale» (Unione Sarda 24 luglio 1940)

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