Semplifichiamo Calderoli

1 Febbraio 2011

gallo

Domenico Gallo

Pubblichiamo volentieri un contribuito che ci invia Domenico Gallo, magistrato della Corte di Cassazione ed esponente di Magistratura Democratica, a seguito dell’iniziativa che molte associazioni a Sassari, coordinate dal Circolo Progetto Progressista, vanno da tempo svolgendo (da ultimo un affollatissimo incontro svoltosi il 29 gennaio) sul problema della legge elettorale. Non sappiamo se condividere  molti ottimismi sul buon Bersani, ma sono le riflessioni qua proposte sui meccanismo elettorali e la crisi della democrazia in corso che meritano assoluta attenzione.

Di fronte alla situazione di estremo degrado in cui versa il nostro paese, dove ogni giorno il governo e la maggioranza che lo sostiene aggrediscono i beni pubblici repubblicani che la Costituzione ha posto a fondamento del nostro vivere civile,  come si fa a non condividere l’appello di Bersani all’unità delle opposizioni per aprire una fase nuova e realizzare una svolta per arrestare il declino e ristabilire le condizioni di dignità, onore, cultura e libertà nel nostro Paese? L’unità delle opposizioni è un esigenza imprescindibile, dettata da questa fase storica che ci fa intravedere sullo sfondo il pericolo del crollo degli istituti che hanno garantito la libertà nel nostro paese, impedendo -finora – che l’esito della crisi politico-istituzionale sfociasse nell’instaurazione di una nuova dittatura della maggioranza, come avvenne nel 1925. In effetti, l’edificio costituzionale delle garanzie che assicurano la libertà dei cittadini di fronte ai possibili abusi del potere, sebbene gravemente indebolito, è ancora in piedi: resiste l’indipendenza della Corte Costituzionale, resiste l’indipendenza della magistratura, resiste il ruolo autonomo del Presidente della Repubblica. Ed è stata proprio la sfortunata impossibilità di controllare il Presidente della Repubblica uno degli elementi decisivi che ha impedito a Berlusconi di portare a compimento il suo progetto di onnipotenza politica. Questa condizione potrebbe venir meno nel nuovo parlamento, nel caso di una rinnovata vittoria elettorale che Berlusconi e Bossi potrebbero conseguire facilmente, anche se perdessero alcuni milioni di voti, grazie all’impianto fraudolento della legge elettorale.  Il controllo della Presidenza della Repubblica farebbe venir meno ogni argine costituzionale al potere di decretazione d’urgenza del Governo e – medio tempore – assoggetterebbe la Corte Costituzionale alla maggioranza politica, facendone venir meno la funzione di custode della Costituzione. Di conseguenza, anche l’indipendenza della magistratura ne resterebbe  pregiudicata e la tutela delle libertà e dei diritti inviolabili di ognuno di noi finirebbe per dipendere dagli umori della maggioranza politica o del suo capo. L’esigenza indiscutibile di unità di tutte le opposizioni, tuttavia, costituisce una sconfessione – imposta dalla dura realtà dei fatti – di tutte le teorie del bipolarismo che hanno avvelenato la vita politico-istituzionale da 15 anni a questa parte, generando il mostro della legge Calderoli che ha applicato alle istituzioni rappresentative la camicia di forza di un inusitato bipolarismo forzato. La scissione dei finiani, determinata dall’impossibilità per la destra politica di digerire la rottura della legalità provocata dai progetti legislativi berlusconiani, è la prova della insostenibilità di questo bipolarismo forzato e dei danni irreparabili che esso sta provocando alla vita democratica. L’unità di tutte le opposizioni sconfessa il bipolarismo perché non può rientrare nello schema bipolare, dal momento che coagula le forze che raccolgono il ventaglio delle differenti  proposte politiche (di sinistra, centro e destra democratica) presenti nella società italiana e che legittimamente avanzano differenti progetti di governo. Poiché prima o poi si dovrà andare alle elezioni, a questo punto sorge il problema: come si fa a far quadrare l’unità di tutte le opposizioni con lo schema bipolare imposto dal “porcellum” attraverso i meccanismi delle coalizioni omogenee e del premio di maggioranza? E’ evidente che un’alleanza fra le forze politiche di centro-sinistra e quelle di centro-destra difficilmente potrebbe trovare l’accordo per una comune proposta di governo e difficilmente gli elettori che si riconoscono in Ferrero e quelli che si riconoscono in Fini potrebbero essere motivati a votare per lo stesso progetto di governo, riconoscendosi nello stesso leader proposto a capo della coalizione. Un’alleanza politico-programmatica di forze politiche così differenti – seppur necessitata dall’esigenza di estirpare il cancro del berlusconismo –  sarebbe difficile da combinare e non sarebbe  compresa dagli elettori. Inoltre non sarebbe in grado di assicurare nella prossima legislatura un governo stabile ed autorevole. Non dimentichiamo che il governo Parri, partorito dal CNL, durò soltanto cinque mesi. E tuttavia, per quanto possa sembrare impossibile, esiste la  possibilità di tenere unite tutte le opposizioni, nel rispetto dell’identità politica e culturale di ciascun attore politico, sfuggendo all’annichilimento del bipolarismo forzato ed avanzando delle proposte di governo autorevoli. Ciò può avvenire grazie a un buco nero della legge Calderoli. Il “porcellum” è una legge manifesto, guidata dall’ideologia del bipolarismo e dalla suggestione del governo eletto direttamente del popolo. Tuttavia se non ci si lascia fuorviare dall’ideologia del legislatore, è possibile un uso alternativo della legge Calderoli, mettendo a frutto l’impianto proporzionale sul quale sono stati innestati gli artifici del premio di maggioranza e delle quote elevatissime per l’accesso alla rappresentanza. Tali meccanismi truffaldini possono essere bloccati da una alleanza elettorale ampia, che vada al di fuori degli schemi. Se si abbandona l’idolo mentale dell’alleanza, che propone agli elettori di votare per una proposta di governo e per un leader designato ad essere a capo di tale governo, si vedrà che è ben possibile formare coalizioni elettorali più ampie rispetto a delle pure e semplici alleanze di governo, nelle quali possono convivere, senza condizionarsi o elidersi reciprocamente, differenti proposte e culture politiche. Si tratta di stipulare un “patto repubblicano” fra tutte le forze di opposizione, unite, non da un comune programma di governo, ma dalla condivisione di un medesimo obiettivo politico-istituzionale: vale a dire l’esigenza di ripristinare la centralità della democrazia parlamentare, attraverso il ripristino dell’agibilità politica delle istituzioni rappresentative, facendo in modo che tutte le principali forze politiche siano rappresentate in Parlamento sulla base del consenso effettivamente ricevuto e liberamente espresso dal corpo elettorale. Come capo di questa coalizione dovrebbe essere indicato un personaggio con funzioni di garanzia, non destinato a ricoprire il ruolo di Capo del Governo. All’interno di questa coalizione-patto repubblicano ciascuna forza politica potrà presentare agli elettori la proposta di governo, e di alleanze per il governo, che ritiene più adeguata (e se lo ritiene potrà fare anche le primarie per scegliersi il leader). In un Parlamento nuovamente rappresentativo e non soggetto ai ricatti del bipolarismo forzato, potrà emergere la proposta di governo più forte, suffragata dal consenso espresso dal corpo elettorale, attraverso un voto libero ed uguale. E’ questa la sostanza della proposta avanzata dai Comitati Dossetti, (vedi questo articolo apparso su il manifesto del 29 dicembre: il porcellum vituoso ) che a breve convocheranno a Bologna un incontro con i leader di tutte le forze di opposizione per discuterla nel merito e sollecitarne le risposte. E’ una proposta che deve essere rilanciata ed inserita nel dibattito politico per rompere quel senso comune che ci rende prigionieri del bipolarismo ed aprire finalmente una nuova stagione politica. Anche perché le prossime elezioni politiche potrebbero essere l’ultima spiaggia per la democrazia in Italia.

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