Addio a Rahul Bernardelli, l’ultimo burattinaio ribelle tra arte, memoria e libertà
25 Agosto 2026
[Rita Atzeri]
Il sipario è calato per l’ultima volta, lasciando il palcoscenico improvvisamente più silenzioso e un vuoto immenso nel cuore di chi crede nel potere della poesia e della giustizia sociale.
Ci ha lasciati Rahul Bernardelli, un artista straordinario che ha saputo trasformare il teatro dei burattini in uno strumento di resistenza, di educazione e di sconfinata umanità. Con la sua scomparsa perdiamo un instancabile sognatore, ma l’eco delle sue storie continuerà a risuonare in ogni piazza e in ogni teatro che ha avuto il privilegio di ospitarlo.La storia di Rahul non può essere raccontata senza sfogliare le pagine più nobili e coraggiose del nostro Paese.
Portava nel sangue l’eredità della storica famiglia Sarzi, una stirpe di teatranti girovaghi e fieri antifascisti che fecero dei loro burattini un’arma di libertà contro la dittatura. Rahul era figlio di Lucia Sarzi, donna straordinaria e coraggiosa partigiana che visse la Resistenza in prima linea. Da sua madre, Rahul non ha ereditato soltanto l’arte di muovere i fili e dar voce ai pezzi di legno, ma soprattutto una profonda e incrollabile coscienza civile. Quell’insegnamento antico, appreso dietro le quinte di una vita vissuta per la libertà, è diventato il filo conduttore di tutta la sua esistenza.
La sua lunga e ricca carriera artistica, iniziata a Bologna nei primi anni Settanta, ha trovato una delle sue espressioni più alte e felici nel sodalizio con l’associazione teatrale Le Compagnie del Cocomero. Per questa realtà ha firmato e interpretato innumerevoli lavori, spettacoli capaci di incantare i bambini e, al tempo stesso, di far riflettere gli adulti.
Opere come Fuori! o Il principe e il ragno testimoniano la sua straordinaria capacità di parlare a misura di bambino, difendendo la purezza dell’infanzia dalle brutture del mondo quotidiano attraverso una scatola magica fatta di musica, parole e immaginazione. Per decenni, Rahul ha portato il teatro di figura in ogni angolo della Sardegna e d’Italia, dimostrando che un burattino può comunicare molto più di un lungo discorso.
Ma Rahul Bernardelli non è stato soltanto un uomo di teatro. Il suo impegno civile si è manifestato con la stessa passione con cui dava vita alle sue creature sul palcoscenico. È stato un militante attivo e appassionato dell’ANPI, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, custode rigoroso della memoria della Resistenza e dei valori costituzionali. Ogni sua parola e ogni sua azione erano volte a tramandare ai più giovani il sacrificio di chi aveva lottato per la democrazia.
Questo amore viscerale per la giustizia lo ha portato a schierarsi, sempre a testa alta, a sostegno della causa palestinese. Rahul ha offerto la sua voce, la sua arte e la sua solidarietà a un popolo oppresso, portando la sua sensibilità ovunque ci fosse bisogno di difendere i diritti umani e la dignità degli ultimi della Terra.
Oggi Rahul si è ricongiunto a quella carovana di artisti e partigiani che lo ha cresciuto. Ci lascia la sua arte leggera e potente, le sue storie senza tempo e un esempio di coerenza che non sfiorirà. Il suo ricordo resterà vivo in ogni bambino che sorriderà davanti a un palcoscenico di legno e in chiunque continuerà a lottare, con la stessa dolcezza e la stessa fermezza, per un mondo più giusto.
Buon viaggio, Rahul, continua a far danzare i tuoi burattini ovunque tu sia.







