Cagliari non è Gotham City
11 Maggio 2026
[Marcello Cocco]
C’è un video che andrebbe mostrato in tutte le scuole e nei corsi di giornalismo. Perché quel video serve, più di mille parole, a spiegare come non si realizza un servizio giornalistico.
Quel video, “La città ostaggio degli immigrati irregolari”, andato in onda nella trasmissione di Rete4 “Fuori dal coro”, è una splendida lezione di “antigiornalismo” o, per meglio dire, di “giornalismo confermativo”, un genere di “scrittura” che non serve a informare ma a confermare i bias di lettori (o, in questo caso, telespettatori) già schierati.
Che sia “giornalismo confermativo” lo si capisce già dal titolo: “La città ostaggio degli immigrati irregolari” sarebbe Cagliari. Un titolo che farebbe pensare a una sorta di Caracas o di San Pedro Sula gettata in mezzo al Mediterraneo. I numeri dicono esattamente il contrario: il capoluogo sardo è all’88° posto su 106 provincie in Italia nell’indice della criminalità 2025, pubblicato da Il Sole 24 Ore sulla base dei dati forniti dal Viminale. Vale la pena dare un’occhiata ai reati che, potenzialmente, potrebbero essere stati commessi dagli “immigrati irregolari”: per le lesioni dolose Cagliari è 102° posto (su 106), per i danneggiamenti al 42°, per i furti all’80°, per le rapine all’80°, per gli stupefacenti al 62°. Una città sicura, molto sicura: questo dicono i numeri.
Ma la cialtroneria del titolo sta anche in un altro aspetto: di parla di “immigrati irregolari”. Alla fine del servizio si vedono agenti delle forze dell’ordine che chiedono i documenti a un gruppo di cittadini stranieri. Se qualcuno di questi fosse stato irregolare, l’autrice del servizio non avrebbe certo perso l’occasione per mostrarlo. Invece…
Bastano pochi secondi per rendersi conto che si tratta di un servizio di “giornalismo confermativo” e non certo informativo. Viene mostrata una rissa in cui sono coinvolti cittadini stranieri. Solo che quel video, lo si capisce chiaramente dall’abbigliamento dei protagonisti, è stato girato in estate. Un video che tanti cagliaritani hanno visto l’anno scorso. Questa volta è insertato con un altro video in cui c’è lo scontro è tra persone che hanno una evidente differenza di produzione di melanina nella loro pelle. Quei video vengono usati per creare maggior impatto emotivo e inseriti all’interno dell’intervista al pizzaiolo aggredito, secondo il suo racconto, da una ventina di stranieri.
Dettagli, tutto sommato, se paragonati, all’intervista fatta a una persona in evidente stato di disagio mentale (lo ammette la stessa intervistatrice raccontando il fatto che il giovane è stato sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio). Non solo: la stessa autrice dice, qualche minuto più tardi, riferendosi sempre a lui: «Mentre parliamo con questo ragazzo in evidente stato confusionale…».
Non si deve, in questa sede, stabilire se l’autrice del servizio abbia violato o meno il Testo unico dei doveri del giornalista o qualche altra norma deontologica. L’unica domanda che, in questo caso, deve porsi un giornalista è un’altra: è indispensabile, ai fini della notizia, mostrare e, addirittura, “intervistare” una persona in evidente stato di disagio. Non solo: giusto per rendere ancora più “piccante” la notizia, viene mostrato lo stesso giovane mentre tenta di cingere le spalle di una ragazza. Di quella ragazza viene mostrato chiaramente il volto. Cioè, la vittima di un atto che, potenzialmente, si può configurare come violenza sessuale. La giustificazione sarebbe data dal fatto che anche lei si muove in quello stesso ambiente di cui fa parte il giovane: in questo caso, dunque, si starebbe mostrando anche un’altra persona che vive in una situazione di disagio.
Un esempio di “giornalismo confermativo” che viene smentito, quasi involontariamente, da un agente della Polizia locale alla quale l’autrice del servizio si rivolge chiedendogli di intervenire. «Finché loro non fanno reati…», le dice serenamente.
Un servizio, è lecito sospettarlo, che sembra l’apertura o quasi delle elezioni del prossimo anno. Le destre, consapevoli del fatto che, in quasi quattro anni di governo Meloni, hanno combinato enormi disastri, giocheranno la loro campagna elettorale sul tema sicurezza. Ora che certe trasmissioni televisive si prestino a questo gioco non è gradevole ma ci sta. Molto più triste il fatto che qualche cagliaritano, mettendo la faccia in questo servizio, si sia prestato a fini così poco nobili, gettando fango sulla città.
Piccola chiosa finale: sindaco Massimo Zedda, non sarebbe il caso di intervenire presso l’Ordine nazionale dei giornalisti, e, eventualmente presso i Tribunali per tutelare l’onorabilità della città?








11 Maggio 2026 alle 12:13
Ottimo pezzo. Sull’invito finale al sindaco vorrei puntualizzare che se il sopracitato non ha opposto alcuna resistenza, neanche una parola di dissenso, rispetto all’implementazione della cosiddetta zona rossa (altro dispositivo funzionale alla narrazione securatiaria che non fa altro che portare voti alla destra) a suo dire “imposta” dal Ministero dell’Interno, sono parole gettate al vento. Mi sembra che da quando è stato eletto non abbia fatto altro che inseguire la destra su questo e altri temi. Le iniziative culturali e di intrattenimento in piazza del Carmine sono positive, così come l’aumento dei programmi sociali che è stato attuato, ma servono a poco se non si dice chiaramente che la risposta a questi problemi non è la polizia. Perché fra le due cose, nella comunicazione e in termini di voti, alla fine prevale sempre la seconda. Evidentemente la sinistra al governo della città non ha recepito il messaggio che se si vuole essere votati dalla sinistra non bisogna fare politiche di (centro)destra. Bisogna dare un messaggio chiaro e forte in senso antirazzista e rifiutare qualsiasi equiparazione fra la migrazione e la criminalità.
Ps: tesi confermata anche se si guarda alle liste che sostenevano la sua candidatura alle elezioni: vi si trovano personaggi veramente squallidi, sedicenti capipopolo stampacini che sbraitano ai quattro venti le peggiori schifezze razziste e autoritarie degne di Vannacci. I voti li hanno portati anche loro e ora chiedono il conto.