Espropri e servitù per un gasdotto senza gas

27 Maggio 2026

[red]

Con avviso pubblico del 15 maggio 2026, Enura S.p.a., società diretta e coordinata da Snam, ha dato avvio alle procedure di esproprio legate al gasdotto che attraverserà il Centro-Sud Sardegna: 304 km di gasdotti, di cui 162 km di rete nazionale e 142 km di rete regionale, che attraverseranno il Campidano dall’oristanese sino a Cagliari, con una diramazione che arriva sino a Iglesias e Carbonia.

Questo tratto, che ha superato la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) già nel 2020, è però inserito all’interno di un più ampio progetto di metanizzazione dell’isola che  non è ancora stato approvato nella sua interezza. Lo stesso rigassificatore previsto nel porto industriale di Oristano, che dovrebbe fornire il metano che attraverserà il gasdotto, è attualmente ancora soggetto a procedura di VIA. Ci sono fondati motivi di natura ambientale, economica e sanitaria per cui il rigassificatore proposto per Oristano dovrebbe essere rigettato. Senza il rigassificatore del porto di Oristano, però, l’intero gasdotto non avrebbe alcun senso di esistere.

La maggior parte delle procedure riguarda l’imposizione di servitù e l’occupazione temporanea, ma vi sono anche numerosi espropri. I proprietari dei terreni coinvolti non sono stati avvisati personalmente, in quanto la comunicazione, trasmessa con avviso pubblico il 15 maggio, è avvenuta esclusivamente tramite la stampa locale e i portali della Regione. Nonostante tale modalità sia consentita dalla legge 241/90, questo fatto evidenzia un importante problema di trasparenza e pubblicità degli atti amministrativi. Logica e convenzioni internazionali, tra cui la Convenzione di Aarhus, stabiliscono infatti che i tempi per l’invio delle osservazioni decorrano dall’effettiva conoscenza del provvedimento da parte degli interessati, e non certo da una pubblicazione che non si premura di arrivare effettivamente a loro conoscenza. Il 14 giugno scadrà il tempo per le osservazioni sul procedimento di esproprio, perciò è necessario raggiungere urgentemente i proprietari coinvolti perché siano effettivamente messi al corrente della situazione. Oltre ai proprietari dei terreni direttamente coinvolti, a poter inviare osservazioni sono tutti i soggetti legittimamente interessati.

Nella procedura di esproprio si menziona il fatto che il gasdotto sarebbe in linea con i contenuti previsti dal DPCM 10 settembre 2025 recante la “Individuazione delle opere e delle infrastrutture necessarie al phase out dell’utilizzo del carbone in Sardegna e alla decarbonizzazione dei settori industriali dell’isola”, però non si fa menzione del fatto che l’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente (ARERA) debba ancora pronunciarsi in merito all’attuazione del decreto, e dunque sull’intero progetto. Emergono dubbi concreti sulla reale utilità di questa opera e sulla reale domanda di gas in Sardegna. La cosiddetta  Fase 1 del progetto di metanizzazione, che riguarda principalmente la costruzione del gasdotto e i cui costi sono destinati a ricadere sulle bollette dei consumatori, è attualmente sottoposta a una consultazione pubblica a cui può prendere parte chiunque, con scadenza il 15 giugno.

Ricapitolando: si stanno avviando procedure di esproprio per la realizzazione di un’opera che ha uno dei suoi elementi più importanti e fondamentali ancora in fase di autorizzazione e che, inoltre, è ancora soggetta a un esame regolatorio, nel suo complesso, che potrebbe metterne completamente in discussione l’utilità.

Risulta quindi evidente il tentativo di anticipare il più possibile l’inizio dei lavori sul tratto già autorizzato per forzare l’ente regolatore ad autorizzare il progetto complessivo. 

Come è possibile che un progetto di gasdotto privo di un punto di fornitura del gas stesso sia stato autorizzato? Come si può pretendere di dare una valutazione del rigassificatore di Oristano slegandolo dall’impatto del gasdotto già autorizzato? Come si può pretendere di destinare centinaia di milioni di euro di spesa pubblica a un progetto del genere sulla base di una domanda di gas individuata da un’azienda, Eurallumina, che risulta chiusa ormai dal 2009? Come si può permettere che l’analisi costi-benefici di un progetto di questo tipo e di tale portata sia svolta dall’azienda committente, cioè Snam, in palese conflitto di interesse?

Nonostante siano passati quasi 20 anni dal movimento NoGalsi ad oggi, comitati e associazioni ancora si battono contro questo folle progetto di metanizzazione nel silenzio e  di fronte all’ostilità dei principali media sardi, che ancora in questi giorni tacciono sugli espropri, e delle principali organizzazioni politiche e sindacali.

Oltre a tutte le enormi criticità già esposte, il progetto non solo arriva con 40 anni di ritardo, ma, dopo decenni di carbone, avrà  anche la conseguenza di rendere la Sardegna dipendente da un’altra fonte energetica inquinante, climalterante, costosa e inaffidabile in quanto legata a contesti geopolitici instabili, segnati dalla violenza dell’imperialismo e dell’estrattivismo più feroce.

Siamo ancora in tempo per fermarlo: spargiamo la voce, contattiamo i comuni e le persone interessate, diffondiamo gli argomenti utili per le osservazioni, creiamo momenti di confronto pubblico e organizziamo una pressione dal basso contro la speculazione energetica fossile.

Questo comunicato è firmato da Comitati e associazioni contro la metanizzazione della Sardegna: No Gasdotto Sardegna; Comitadu de Turres; Comitato Nuraxino a difesa del territorio; Comitato S’arrieddu per Narbolia; Global Sumud Sardigna; Italia Nostra Sardegna; Movimento Antifascista Oristanese; Sardegna Chiama Sardegna; Confederazione Sindacale Sarda.

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