Francia: fra indecisione e banalizzazione del voto

6 Maggio 2017
Rossana Rossanda

Sembra che molti elettori siano ancora incerti fra Emmanuel Macron e Marine Le Pen, ma un passo essenziale in Francia è stato già compiuto: si può votare il Fronte Nazionale come un qualsiasi altro partito di destra. La sua banalizzazione è avvenuta.

Una italiana della mia età stenta a capirlo. Quando fini la guerra mondiale dicemmo Mai più e ci credemmo. Invece meno di cento anni dopo ci risiamo, persone perfette mi dicono: ma questa Ue, ma Angela Merkel… per una come me, che i fascisti li conosceva dagli anni Trenta a scuola, e poi se li trovo’ contro in guerra – i miei compagni fucilati in piazza o impiccati lungo le strade – (già non ho mai sopportato sentir dire che la colpa era tutta dei tedeschi, gli italiani essendo in fondo “brava gente”, ognuno pronto a nascondere il “suo” ebreo) – per me come per quelli che lo hanno conosciuto, neppure le nefandezze di Netanhiaou fanno scordare che il fascismo non è perdonabile.

Invece qui sento dire serenamente che, non esageriamo!, secondo i sondaggi il Fronte Nazionale “non supererà il quaranta per cento dei voti”. In nessun altro paese d’Europa è cosi. È la Francia che si ritiene talmente intrisa di democrazia, che neppure frequentare i Le Pen la può contaminare. A questo hanno portato venti anni di liberismo, e non poi cosi scatenato: sono state centinaia le fabbriche chiuse nell’esagono e centinaia di migliaia i posti di lavoro perduti, ma un letto anche uno straniero in ospedale lo trovava.

Lo sanno i migranti che rischiano la vita pur di arrivare qui, per il resto la messe di risentimento è incalcolabile. O meglio, fra i mali di una società non esiste confronto. Inutile chiamare a soppesare quel che è peggio: ognuno patisce amaramente il suo e ne è talmente traumatizzato che non vede l’altro.

[Da Il manifesto di Bologna]

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