Fuori luogo

16 Settembre 2007

BAMBINI ZINGARI
Giovanni Oliva

Ho messo da parte le più tranquille e raffinate note pianistiche di Franz Liszt per riascoltare quelle caotiche e graffiate dei Taraf de Haidouks. Brani come Jalea Tiganilor (Lamento Zingaro) , Rind de Hore (Suite di danze) ecc. Ho ballato da solo, chiuso nelle stanze vuote del mio studio, per scacciare la tristezza di questi giorni sciagurati. Ne ho avuto un certo beneficio. Ho vissuto diversi anni con gli zingari, i romà (rom – uomo libero – al plurale fa romà). Non vorrei vantarmi troppo di questo fatto. Ma guardare per lungo tempo le cose solo dalla parte dei gagè (i legati alla terra) è un po’ indigesto. Il pane facile ti si potrebbe fermare nel gozzo. I gagè, da signori del luogo, vivono in case confortevoli ma debbono pagare il mutuo. Vivono di fretta, con affanno. Vivono assediati, si sentono osservati da occhi indiscreti che giudicano. E da occhi bramosi. Debbono difendersi, ma non sanno nemmeno loro bene da cosa. Da una mano allungata nel gesto di chiedere l’elemosina, capace, se gli si presenta l’occasione, di sfilare con destrezza un portafoglio, o da quel bimbo che dorme fra le braccia di una ragazza, che potrebbe essere la sorella maggiore, e che fra qualche anno magari si aggiungerà all’orda di delinquenti che minaccia le tranquille esistenze dei figli delle stelle, dei primi-nati sotto il segno di Schengen? I gagè non possono che essere nervosi se pensano al presente e pessimisti se pensano al futuro.
Ma vi vorrei raccontare, se ci riesco, la fatica di stare dall’altra parte, dalla parte degli uomini fuori luogo; fatica ripagata sì dalle tante nascite che portano, gioie e dolori e ciascuna una “debole forza messianica” (Qualcosa di buono alla fine accadrà. Deve accadere. I figli sono il nostro futuro: è solo questione di tempo. Quello che sono loro diventeremo anche noi). Ma quanta fatica per i genitori, quanta fatica per i figli.
Ecco il caso di Davide che è figlio ed è anche genitore.
Davide è nato ad Alghero nel 1983, figlio di Elver H. di Stolac e Jadranca S. di Tramic, arrivati tanti anni fa dalla ancora integra Jugoslavia. Romà khorakhanè, scappavano dalla povertà di certe località isolate della Bosnia. Dopo un po’ di giri sono approdati in Sardegna dove il fratello maggiore di Elver raccoglieva “ferrovecchio”. Primi anni ’70. Sono passati oltre trent’anni!
Chi lo potrebbe immaginare, considerando oggi la loro situazione?
I gagè hanno detto tante belle parole, hanno fatto tante promesse. Nel 1989, dopo la morte di Tiziana, una bambina del campo di Cagliari, i gagè in Sardegna hanno fatto anche una legge per la tutela del popolo del vento. Sono rimasti tutti in balia del vento. Ancora oggi precari come ai primi tempi. Non sono mancate le occasioni, non è mancata la buona volontà di integrarsi.
A Elver e Jadranca sono nati tanti bambini: prima tre donne, di seguito Davide e cinque altri figli.
Appena nato Davide viene iscritto nell’anagrafe di Alghero che rilascerà per anni il suo certificato di residenza. “Nato ad Alghero ed ivi residente dalla nascita” vi si leggeva. Un dettaglio importante: la condizione per avere il diritto di scegliere la cittadinanza italiana al momento del compimento del 18 anno di età. Gli anni passavano e ad ogni Gurgevdan, il 6 maggio, giorno della festa più grande, si rinnovava l’augurio e la speranza. Il momento si avvicinava.
Intanto la Jugoslavia si disintegrava, arrivavano notizie di parenti e amici uccisi o scomparsi.
Ad Alghero, pur con ritardi e alterni segnali, la situazione per la famiglia di Davide con gli anni sembrava migliorare. Un’amministrazione comunale di sinistra iniziava a muoversi. Lo spazio occupato dalle dimore di fortuna (vecchie roulotte, baracche di cartone e plastica e tende sgangherate) veniva fornito di acqua corrente, energia elettrica, ghiaia, servizio di raccolta dei rifiuti. Poi arrivarono le casupole in legno realizzate dai volontari, piazzate sotto gli occhi benevoli delle autorità. Davide maturò. Nel 2001 si compì il tempo per poter ufficialmente dire: “sono cittadino italiano”. Ma ecco una sorpresa inattesa. Una doccia fredda (direbbero i gagè, ma per i romà la doccia fredda non è una sorpresa). L’amministrazione è cambiata e l’ufficio dell’anagrafe smentisce se stesso: No. Davide non è “residente dalla nascita” (come riportavano i vecchi certificati) ma solo dal 1987 “proveniente dalla Jugoslavia”. Proveniente dalla Jugoslavia? Ma se Davide non ci è mai stato? Se è sempre vissuto in Italia con i suoi familiari e continuativamente ad Alghero dove sono nati gli altri suoi fratelli? La burocrazia è sorda. A Davide, italiano iure soli, è negata la cittadinanza! E non solo quella italiana. Perché Davide non può avere nessun’altra cittadinanza.

1 Commento a “Fuori luogo”

  1. Enzo Cugusi, Torino scrive:

    In Italia da un anno e mezzo c’è un governo che non è in grado di abrogare una legge odiosa conme la Bossi-Fini e porre mano alla riforma della legge sulla cittadinanza. Davide avrà giustizia quando i migranti in Italia e in Europa avranno la stessa dignità e gli stessi diritti delle merci che in tutto il mondo circolano in nome della globalizzazione e del mercato.La nostra Europa si occupa di mercati e di libera concorrenza, per i migranti c’è il muro di Schengen ! Non pare anche a te che si accolgano più volentieri le merci e non gli uomini e le donne che quelle merci producono e consumano?

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