Giovani votanti

1 Giugno 2011

Caravaggio - Giovani votanti

Pierluigi Carta

È una primavera di elezioni, referendum ed espressioni popolari, quella che la Sardegna e l’Italia stanno vivendo oggi. Ci sorprendono le prime vittorie dopo lungo tempo e si allargano i sorrisi, tanto che il referendum di giugno sembra farsi una ben più leggera sfida. Ma è opportuno non abbassare la guardia e continuare a parare i colpi delle politiche privatizzanti e liberticide. Se il carotrasporti spaventa i votanti e gli impegni personali non consentono un viaggio di tre giorni per non mancare l’appuntamento all’urna nei giorni del referendum, una soluzione si è trovata, ben celata ovviamente, alle orecchie dei più; ma resa pubblica dall’azione dell’Unione degli universitari e da Unica 2.0.
Un escamotage perfettamente legale, che consente agli studenti fuori-sede, ed anche ai lavoratori, di votare presso il seggio domiciliale, semplicemente facendosi nominare rappresentante di lista da un partito presente in parlamento o da parte di uno dei comitati promotori del referendum.
Con tale nomina, fermo restando la conditio sine qua non del possesso della scheda elettorale, si ottiene il diritto di votare nello stesso seggio. Un piccolo trucco, legittimato dalla circolare del ministero dell’interno n. 31/2011, applicabile in tutta Italia, che farà guadagnare nei soli 175 seggi cagliaritani, quasi mille votanti; dato che il regolamento prevede la nomina di un rappresentante di lista per ogni quesito referendario. L’attività dell’Udu non si esaurisce nel far votare gli studenti comodamente nelle loro città universitarie, ma già per il referendum consultivo, i ragazzi del comitato, si sono industriati per creare delle cellule di votanti capaci di prendersi l’onere di tornare nei loro rispettivi luoghi di residenza, non solo per ottemperare al loro diritto/dovere, ma anche per sensibilizzare la cittadinanza alla partecipazione diretta.
È stato un esperimento che ha dato i suoi frutti, infatti gli studenti sono riusciti a mobilitare una cellula in quasi tutti i centri dell’isola. Per l’appuntamento del 12 e 13 giugno si cercherà di ripetere lo stesso esperimento e, avendo tentato, e fallito, nell’approntare dei pullman da mettere a disposizione degli studenti per raggiungere la propria sede, si è ricorsi al covoiturage. Gli studenti hanno infatti messo a disposizione il loro sito di riferimento, in modo da organizzare una rete di informazioni per scambiarsi passaggi in macchina, comunicando le date di partenza, le destinazioni ed i posti disponibili. Di necessità virtù, ogni mezzo è buono quando la borsa di studio non basta o non la si recepisce affatto.
Quando gli ho comunicato tutto il mio accorato sentimento per il risultato elettorale, un mio amico mi ha preso in giro: «per caso ti verserebbero 40.000 € in banca se dovesse vincere la sinistra?».
Malauguratamente no, o per fortuna, fatto sta che la mia vita, nonostante la recente vittoria, continuerà più o meno come prima, come quella di chiunque altro del resto.
E saranno proprio gli studenti, in quanto classe un tempo privilegiata ed ora più svantaggiata che mai, a continuare a fare le spese di questa situazione politico-economica.
Il futuro sindaco di Cagliari, se vorrà dare un segnale di rottura con gli ultimi vent’anni di politica disfattista nei confronti del mondo dell’istruzione, dovrà prendere decisioni ferme per ridare spinta alla macchina universitaria e per instillare nuova speranza nella sua popolazione di studenti. Senza contare quel 10% di abitanti politicamente invisibili che sono i fuori-sede.
La mancanza di servizi universitari ed il problema dell’alloggio per tutti i giovani, minano alla base il progetto di fare di Cagliari una città universitaria a livello europeo. Si tratta di questioni per la cui risoluzione non basta certo la firma di un sindaco, per quanto alacre possa essere, ma necessitano di interventi strutturali, accompagnati dalla buona volontà sia da parte della politica che del mondo economico – tra cui gli affittuari, i quali dovrebbero come minimo avere la decenza di rispettare le leggi vigenti.
La speranza di una rapida ed efficiente e quantomai ipotetica metropolitana leggera, scalda i cuori di tutti quelli che devono quotidianamente raggiungere il Policlinico, ma ci sono problemi che vanno al di là di ciò. Come la soppressione dei molti corsi di studio, che hanno rovinato centinaia di carriere in tutte le facoltà; o come il caro-affitti, che sta spingendo migliaia di ragazzi al pendolarismo coatto perché impossibilitati a spendere 300 € per una casa in San Michele.
Nonostante l’affluenza in calo al ballottaggio, possiamo affermare che i giovani hanno recitato una parte nuova in queste elezioni, come al referendum di maggio del resto. L’attivismo giovanile, a partire dai canali della politica tradizionale, ai comitati universitari, per finire con gli Indignados spagnoli e di tutta Europa, in questi giorni sta dando prova di grande consapevolezza locale ed internazionale.
La disaffezione politica è come un fucile scarico, che mette paura ai due: sia alla destra che alla sinistra. Per evitare tale disaffezione, e la desertificazione delle urne, sarebbe opportuno, per un’amministrazione che si meriti la fiducia data, rispondere alle aspettative di cittadinanza dei giovani sul piano degli interessi che li coinvolgono direttamente.

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