Il Corpus Domini a Quartucciu, tra fede e tradizione
9 Giugno 2026
[Rita Atzeri]
Il Corpus Domini (o solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo) è una delle festività più sentite nel calendario cattolico. Istituita ufficialmente nel XIII secolo per riaffermare la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, la ricorrenza si è fusa profondamente con la pietà e il folklore locale.
Ciò che rende unico il Corpus Domini è il suo carattere corale e la sua espressione pubblica. Mentre le celebrazioni liturgiche si concentrano sull’adorazione eucaristica e sui testi di San Tommaso d’Aquino, la tradizione popolare ha trasformato le vie e le piazze in una naturale prosecuzione della chiesa. Le strade dei borghi e delle città si animano grazie a processioni ed infiorate, particolarmente suggestiva la celebrazione di Corpus Domini nel comune di Quartucciu, dove le due parrocchie insieme, San Giorgio Martire e San Pietro Pascasio, celebrano congiuntamente la festività a partire dalla Santa Messa, proseguendo poi con la processione. Il Santissimo Sacramento è stato solennemente portato, la scorsa domenica 7 giugno 2026, per le strade del paese sotto un baldacchino, con amministrazione comunale e fedeli a seguito del corteo, accompagnando il Santissimo con canti e preghiere.
Il passaggio della processione è preparato con fede e devozione dal “vicinato” delle strade attraversate, che prepara dei veri e propri tappeti floreali, che diventano una delle espressioni artistiche devozionali più spettacolari. L’arte effimera dei petali di fiore decora l’asfalto creando in alcuni casi figure geometriche e simboli religiosi. Alle infiorate in determinati punti del passaggio della processione si accompagnano le cappelle devozionali, che ospitano il Santissimo, per una pausa di adorazione e per la benedizione del quartiere. Per i fedeli è impossibile non volgere attorno lo sguardo ammirato, osservando ogni cappella e soppesando in cuor suo quale sia la più bella. A Quartucciu un posto d’onore spetta sicuramente alla cappella allestita dal vicinato delle vie Cirene e Planargia, ne parliamo con Andreina Catte, consulente scientifica del museo Pill’e Matta di Quartucciu e abitante della via.
Quando nasce la tradizione della cappella di vicinato da costruire per il corpus domini?
La tradizione è molto antica e nasce alla metà degli anni Trenta. Le prime foto che abbiamo sono degli anni 40.
La cappella ha un proprietario? Come si rinnova ogni anno il rito del suo allestimento?
È di proprietà del vicinato, infatti i vari pezzi che la compongono sono conservati in alcune case. Pezzi della cappella sono conservati nel cortile di signora Delfina, ormai la più anziana del vicinato, altri in altre case. Poi ci sono gli archi che inizialmente erano delle semplici catene di rami di mirto intrecciato, nel tempo si sono trasformare in veri e propri archi in metallo con delle lampadine che vengono alimentate dalle famiglie di tutta la strada. Ovviamente anche gli addobbi si sono arricchiti nel tempo e vengono gelosamente conservati preso altre famiglie. Ogni anno si fa una riunione presso signora Delfina Tidu, in via Cirene 24 , e ci si mette d’accordo su eventuali lavori di restauro da fare. Il sabato precedente la processione che a Quartucciu è sempre di domenica, dalle 5 del mattino gli uomini cominciano a montare la cappella, gli archi e le bandierine. La domenica mattina si va in campagna a tagliare il verde per decorare le case e la ramadura da mettere in strada. Nel primo pomeriggio si mettono gli addobbi all’interno della cappella, l’altare, i candelabri, i fiori ecc. Un paio d’ore prima del procedimento di inizia a mettere “sa ramadura”.
Cosa rappresenta la cappella per il vicinato quali sono le famiglie attive oggi nei preparativi?
La cappella è un forte segno identitario per il vicinato, ha un forte senso di aggregazione che unisce fedeli e anche meno fedeli, vecchi vicini e nuovi vicini che mettono a disposizione braccia e cuore per fare un modo di avere la strada più bella di tutte. Le famiglie attive oggi sono la famiglia Tidu/Spiga, la famiglia Pisu, la famiglia Mameli, la famiglia Porcu, Giulio con la sua fisarmonica che ci accompagna la domenica mattina a fare “s’oditta manna” per raccogliere fondi per le spese che ogni anno vengono sostenute. È un lavoro collettivo, dove tutti con tanta gioia offrono il proprio tempo. Celebrare il Corpus Domini, dunque, significa, anche, portare il sacro nel quotidiano. La processione non è da considerarsi un semplice evento folkloristico. Rappresenta il culmine della fede eucaristica e il simbolo di una comunità che cammina unita, consacrando il proprio spazio vitale.
Che ruolo ha oggi questa ricorrenza?
Oggi, questa ricorrenza continua a svolgere un ruolo fondamentale nella memoria collettiva. È un momento in cui l’identità locale, l’arte e la spiritualità si uniscono per tramandare alle nuove generazioni i valori di condivisione, accoglienza e unione, come testimoniato dall’evoluzione costante delle celebrazioni.







