Le ragioni dello sciopero generale in Francia

16 Aprile 2023

[Giulia Carta]

Il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron ha promulgato la legge sulla riforma delle pensioni, compreso il rinvio dell’età pensionabile a 64 anni. E’ riportato sulla Gazzetta ufficiale francese di ieri, dopo la convalida del testo da parte del Consiglio costituzionale. Pubblichiamo l’articolo di Giulia Carta che ha seguito da vicino le mobilitazioni.

Pourquoi la grève générale? Si legge su uno dei numerosi volantini che vengono distribuiti costantemente dagli attivisti alle continue manifestazioni che si svolgono in tutte le città francesi. Perché lo sciopero generale quindi?

In Francia si è bloccato tutto, dalle raffinerie al settore energetico, dalla distribuzione alimentare ai trasporti pubblici locali e generali, dalla raccolta dei rifiuti alla vendita al dettaglio. Perfino uffici pubblici e scuole danno un grande contributo alla paralisi sociale e politica del paese. In Europa l’informazione racconta che questo sciopero si debba alla contestazione de “La réforme du retrait”, la riforma delle pensioni che porterebbe l’età pensionabile da 62 a 64 anni, tanto da suscitare meraviglia per come una nazione possa alzarsi con tanta forza per un motivo si importante, ma non poi così vitale per la sopravvivenza dello stato di diritto.

In Italia una buona parte dell’informazione e della società si cosparge il capo di cenere per non aver avuto la stessa energia francese durante la presentazione della riforma Fornero. Guarda con occhi lucidi i transalpini che si unisono per una rivolta, mentre loro ci riescono solo per le partite di calcio e si dividono su ogni altra tematica, comodamente seduti sulle poltrone di casa davanti alla TV.

Il popolo francese in realtà ha iniziato a irritarsi alla presentazione della loi Darmanin, presentata dall’omonimo ministro dell’interno e volta ad ampliare i poteri della polizia attraverso il mezzo informatico, oltre a criminalizzare infrazioni solitamente addebitate alle fasce più povere e deboli della popolazione e a destabilizzare la consuetudine sociale nelle città. Visto il malcontento generale, al quale si univano i dubbi del parlamento, il governo ha deciso ad ottobre dello scorso anno di far passare questa legge appellandosi al famigerato articolo 49 comma 3 della Costituzione del 1958.

Secondo tale comma, il Primo ministro «può, previa deliberazione del Consiglio dei ministri,
impegnare la responsabilità del Governo dinanzi all’Assemblea nazionale sul voto di un projet de
loi de finances
o di un projet de loi de financement de la sécurité sociale. Un colpo di mano del presidente per congelare l’azione del Parlamento, di fatto rendendo un decreto effettivo senza la necessità di una consulta assembleare.

Un’azione assimilabile ai decreti emergenziali promulgati in Italia dal governo Conte durante la pandemia, assunta, nel caso francese, senza alcuna urgenza, con l’unico scopo di scavalcare lo strumento parlamentare. Il comportamento del governo è stato percepito dal popolo come un’azione violenta e repressiva, accendendo in questo modo gli animi e le proteste a vari livelli sociali.

Il 49.3 infatti è stato infatti usato per la quarta volta dall’inizio del mandato del presidente Emanuel Macron, utilizzato soprattutto per leggi volte a favorire le classi borghesi e lo sviluppo in senso capitalista del paese tanto da rendersi poco digeribili dall’assemblea nazionale, rendendo così sempre più distanti le classi lavorative più oppresse dal percorso politico centrale e dando via a sempre più numerose assemblee popolari ed iniziative di protesta sindacale a macchia di leopardo.

All’arrivo de “la rèforme du retrait” i nervi sociali della Francia erano già ben scoperti, operai dei settori chiave pronti a reagire, le classi sociali più basse estremamente irritate, ma soprattutto le maggiori sigle sindacali si trovavano già sul piede di guerra per la situazione ormai al tracollo. A fare da ulteriore legante delle rivendicazioni e da innesco al fuoco della rivolta è stato il percorso politico femminista di avvicinamento agli scioperi dell’otto marzo, quest’ultimo infatti ha raccolto i principali punti di dissenso evidenziando quanto il potere centrale esercitasse un’oppressione machista di stampo fascio capitalista sulle classi più fragili della nazione, le stesse che però sostengono economicamente la nazione.

Il femminismo ha trovato la totale solidarietà dei sindacati e del malcontento sociale, la chiamata dello sciopero contro la riforma delle pensioni è diventata una manifestazione di dissenso totale contro le azioni del governo durante tutta la sua carica e in effetti una lotta di popolo contro il capitalismo. E’ necessario aggiungere che il sodalizio tra l’attivismo femminista e i sindacati non è improvviso, ma deriva da un dibattito di almeno sei anni, nel quale hanno trovato convergenza percorsi politici e obiettivi nel progresso della nazione; i movimenti di piazza di questi giorni non sono che una minima dimostrazione del risultato ottenuto e quelli ancora a venire.

Osservando un movimento di popolo così acceso e feroce, il parlamento ha immediatamente mosso un passo indietro sulla riforma, isolando il governo sulla sua promozione e dando contestualmente maggiore energia al movimento sociale, portando quindi ancora una volta Macron a giocare la carta dell’articolo 49.3 e far passare velocemente la proposta di legge, saltando di fatto il confronto con l’assemblea nazionale e le parti sociali.

L’utilizzo, ancora una volta, di questa strategia ha quindi reso esplosivo il popolo, che ha immediatamente causato il blocco economico e sociale dell’intera Francia. Nonostante questa rivolta venga chiamata “sciopero contro la riforma delle pensioni” riassume una lista di rivendicazioni sociali, civili, umane, oltre che lavorative, piuttosto lunga: dalla dignità nella regolamentazione del lavoro alla lotta contro le discriminazioni omotransfobiche e razziali, dalla protesta contro il comportamento ostativo delle istituzioni alla lotta alla repressione della polizia.

La rivolta è iniziata dal blocco totale delle raffinerie, con la successiva chiusura dei distributori di benzina; contemporaneamente hanno incrociato le braccia i lavoratori delle centrali elettriche, ponendo gli impianti in emergenza; a seguire i tir della grande distribuzione hanno bloccato le autostrade, congelando i trasporti  logistici e lasciando i supermercati senza rifornimenti.

Successivamente hanno iniziato a scioperare docenti e alunni delle scuole, uffici pubblici, negozianti, trasporti, terziario, fino alla totale discesa in piazza ad oltranza di tutta la società civile; questa grande protesta ha gettato letteralmente il paese nel caos, un tumulto che ormai è visibile dai notiziari di tutto il mondo. Chiude in bellezza la protesta lo sciopero dei netturbini, attualmente ancora in corso, che sta letteralmente seppellendo la Francia sotto un mare di immondizia, mentre i cassonetti vengono usati come barricate e bruciati all’avanzata dei “CRS” (i “celerini” francesi) durante le manifestazioni che non accennano a placarsi, nonostante sia stato ordinato lo scioglimento del costituito movimento sociale.

La meraviglia e l’invidia per questa grande unità di popolo è evidente nell’opinione pubblica italiana, la quale nel frattempo solleva tesi astratte attraverso le rarefatte notizie che riceve dalla stampa internazionale; si desidererebbe reagire come i francesi, avere la stessa energia e unità, ma nel frattempo si critica ogni manifestazione rivendicante diritti, come la registrazione di figli delle famiglie omogenitoriali, oggi principale ordine del giorno delle condizioni civili.

Lo stesso transfemminismo in Italia è criticato, schernito e preso poco sul serio; si continua a tenere la testa bassa rispetto alla repressione istituzionale, preferendo una pagnotta sempre più effimera e una poltrona comoda, piuttosto che sollevarsi per regalare ai propri figli e nipoti una dignità civile attualmente sempre più difficile da realizzare.

La Francia, paese cosmopolita e comunque controverso, rivoluzionario e comunque colonizzatore, offre ancora una volta una lezione di dignità e speranza all’Europa, lezione che tant3 attivist3 vorrebbero che i popoli imparassero prima che l’essere umano distrugga il proprio habitat.

Scrivi un commento


Ciascun commento potrà avere una lunghezza massima di 1500 battute.
Non sono ammessi commenti consecutivi.


caratteri disponibili

----------------------------------------------------------------------------------------
ALTRI ARTICOLI