L’ex ospedale Marino e il lungomare scornato di Cagliari

10 Agosto 2026

[Rita Atzeri]

La recente e definitiva approvazione del progetto per trasformare l’ex Ospedale Marino di Cagliari in un hotel extra lusso a 5 stelle segna l’ennesima vittoria della logica del profitto privato a scapito del patrimonio collettivo.

L’immobile, un gioiello di architettura razionalista originariamente nato come Colonia Dux su progetto di Ubaldo Badas, sorge in una posizione cruciale sul lungomare del Poetto. Il via libera alla società Colonia Hotel per un investimento di circa 12 milioni di euro viene spacciato come “rinascita civile e ambientale”, ma occulta una realtà ben più amara: la privatizzazione e la frammentazione del litorale.

Quando una struttura pubblica e identitaria viene convertita in un resort d’élite, l’impatto sociale è immediato. La spiaggia antistante cessa nei fatti di essere un bene comune, trasformandosi in una concessione esclusiva per pochi privilegiati e privando i cittadini dell’uso libero del territorio.

La narrazione ufficiale insiste su criteri di “minimo impatto” e ingegneria naturalistica. Tuttavia, un albergo a 5 stelle posizionato direttamente sulla sabbia porta con sé un’inevitabile impronta ecologica pesante.

Le strutture di lusso richiedono standard di climatizzazione, lavanderia e servizi idrici infinitamente superiori alla media residenziale. Le attività serali e le illuminazioni costanti disturbano la fauna notturna, minacciando il delicato ecosistema costiero a ridosso dell’area protetta di Molentargius.

Il calpestio concentrato e la costante manutenzione artificiale alterano la dinamica dancoramento delle dune costiere, accelerando i fenomeni di erosione anziché mitigarli.

Esisteva una strada alternativa, capace di ricucire la profonda ferita storica tra Cagliari e la sua costa. L’ex Ospedale Marino si sarebbe potuto connettere a un piano di rilancio integrale delle Saline di Cagliari, trasformandosi in un ex ospedale marino come hub della comunità.

Uno spazio dedicato alla scienza del mare con laboratori didattici per scuole e università, sede di un Museo del Mare e della Civiltà del Sale, che potesse anche ospitare delle Officine dell’Estetica, con corsi di cosmesi con fango e sale locale ed annesso spazio commerciale etico (punti vendita dei prodotti delle Saline), Un centro di questo tipo avrebbe generato posti di lavoro stabili e de-stagionalizzati legati alla ricerca scientifica, all’artigianato e alla cultura, dimostrando che la tutela ecologica può tradursi in valore economico concreto.

Questo connubio profondo tra risorsa naturale, fatica e identità locale era già stato profetizzato dalla compagnia teatrale cagliaritana Il crogiuolo. Lo spettacolo S’acqua fatta (Una storia di sale, lavoro e dignità) – l’espressione usata storicamente dai salinieri per indicare il momento in cui l’acqua marina iniziava finalmente a cristallizzare in sale – metteva in luce proprio il valore immenso di quel lavoro e l’esigenza di salvaguardare il territorio.

Il testo lanciava chiare prospettive di sviluppo sostenibile basate sulla riattivazione delle saline, intese non come un fossile industriale da cartolina, ma come un ecosistema produttivo vivo. La vera rigenerazione urbana del Poetto non passa per le suite extralusso, ma per la restituzione di spazi significativi al lavoro dignitoso e alla memoria collettiva dei cagliaritani. Vendere le mura dell’ex Marino significa svendere l’anima di un intero litorale.

Scrivi un commento


Ciascun commento potrà avere una lunghezza massima di 1500 battute.
Non sono ammessi commenti consecutivi.


caratteri disponibili

----------------------------------------------------------------------------------------
ALTRI ARTICOLI