Quando il destino giunge inatteso, l’improvviso distacco dalla vita di Francesco Casu

6 Agosto 2026

[Bernardo De Muro]

Un feroce rammarico non aver conosciuto personalmente Francesco, con lui sarebbe bastato il solo nome, come Bachisio o Bernardo.

Tanti anni fuori dalla Sardegna hanno penalizzato le trame delle mie amicizie pregresse attraverso le quali si puntellava una certa cultura, quella discreta, non fatta di dogmi o di supponenza, ma di sguardi oltre l’orizzonte, oltre le cime e confortati da brezze d’alba, foglie vibranti, onde sonore, ombre che svelano verità taciute, luce radente per averla più vicina.

E da lì scoprire il mondo. C’è riuscito Bachis con la purezza del suo sguardo e il legame con la sua terra, dove l’uomo s’intrattiene con la storia, la sua lingua, le sue tradizioni. E c’è riuscito pure Francesco con la multimedialità che fa storia vissuta attraverso un’arte apparentemente povera eppure ricca di intuizioni, di connessioni con la vita e con l’arte, lui regista che lega narrazioni ed eventi di Ichnussa, crea emozioni e lascia memoria. Come è avvenuto per Bachisio con le sue opere.

Dopo aver scoperto con stupore tutto ciò che è passato nella sua “testa multimediale” e nelle sue agili mani di artigiano di lusso, mi sarei tuffato nei suoi telai d’oro per cogliere non l’attimo fuggente ma l’attimo creativo che mette insieme personaggi, luoghi, parole, racconti, immagini, percezioni, eventi.

È la visione ‘obliqua’ della vita che muove l’ovvio e il consueto, il reale con la realtà, come avere con sé perennemente un caleidoscopio che unisce i frantumi del cristallo per creare nuove unità di visione, lasciando sbalordito l’occhio del visitatore che si addentra nella maschera multimediale. Ma non mancano i dubbi, le velature dell’inconscio che si appalesa, le paure del momento dettate da un destino che oggi per Francesco è giunto inatteso. Le anime belle dovrebbero avere vita eterna di quaggiù senza scomodare il cielo.

Con Francesco mi sarebbe piaciuto governare insieme alcune mie opere teatrali: Nurak delle pietre incantate tra i Petroglifi di Cheremule, Il Custode della Follia che preserva le gesta dei grandi, e poi lui: Nolza, il Patriarca tra i più remoti nuraghi, le cui pietre non sono pietre ma respiri del tempo.

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