Chi giustifica un attentato tradisce la Sardegna

5 Agosto 2026

[red]

A innantis! Fintzas a sa Repùblica de Sardigna prende posizione sulle gravi parole di giustificazione della violenza perpetrata contro i ricercatori impegnati nel progetto Einstein Telescope. Pubblichiamo il loro comunicato augurandoci che certi personaggi che alimentano teorie antiscientifiche e che danno ossigeno alla violenza siano isolati perché creano danni inimmaginabili alla nostra fragile democrazia statutaria, al benessere, al progresso dei cittadini sardi e alla lotta per l’autodeterminazione della Sardegna.

Dopo il nostro comunicato di condanna dell’attentato incendiario contro due ricercatori impegnati nel progetto Einstein Telescope, diverse persone non solo hanno criticato la nostra posizione ma in alcuni casi ci hanno insultato. Alcune sono arrivate persino a comprendere, giustificare o condividere la violenza perpetrata contro i ricercatori.

Ne prendiamo atto. E proprio per questo sentiamo il dovere di essere ancora più chiari. Il problema non è soltanto che qualcuno abbia incendiato due automobili. Il problema è il clima nel quale un’intimidazione può essere raccontata come protesta, la violenza trasformata in resistenza e le vittime indicate quasi come responsabili di ciò che hanno subito.

Da mesi assistiamo nella nostra Terra ad un copione pericoloso: qualunque progetto diventa automaticamente un’aggressione alla Sardegna; chi propone il confronto viene accusato di tradimento; chi alimenta rabbia e paura si presenta invece come difensore del popolo. Nel frattempo, il disagio economico e sociale dei sardi viene utilizzato come combustibile politico da chi non offre soluzioni, ma ha bisogno di nemici.

La povertà, la disoccupazione, lo spopolamento e l’assenza di prospettive sono problemi reali e drammatici. Proprio per questo non possono essere usati come una tanica di benzina da consegnare a chi vuole incendiare il confronto pubblico.

Soffiare sul fuoco non significa stare dalla parte dei sardi. Significa speculare sulle loro difficoltà.

Fare rilievi o contestazioni sull’Einstein Telescope è legittimo. Chiedere trasparenza, garanzie ambientali, partecipazione democratica, lavoro qualificato e ricadute concrete per la Sardegna è non soltanto legittimo, ma necessario. Anche noi pretendiamo che un progetto di questa portata non venga calato dall’alto e che la Sardegna non sia trattata come un semplice spazio sul quale decidono altri.

Ma incendiare le automobili dei ricercatori non è tutela della Terra. Giustificare chi lo ha fatto non è indipendentismo. Intimidire chi lavora nella ricerca non è difesa del popolo sardo.

È violenza. E la violenza non diventa nobile soltanto perché qualcuno le mette addosso una bandiera sarda e la retorica dell’anti-colonialismo.

Noi di A innantis! non accettiamo lezioni di sardità e indipendentismo da nessuno. Tanto meno da chi considera il fuoco, la minaccia e la paura strumenti politici. Strumenti che peraltro, da qualunque parte provengano o di qualunque visione si ammantino, finiscono sempre per alimentare il consenso delle destre più estreme.
Per tutto questo, fedeli al nostro indipendentismo non-violento e propositivo, ci teniamo a rimarcare la nostra siderale distanza e diversità da quanti vogliono il caos e lo chiamano libertà, da quanti alimentano l’odio e lo chiamano coscienza identitaria, da quanti trasformano ogni dissenso in una guerra contro un nemico.

Il nostro indipendentismo non vuole una Sardegna impaurita, isolata e ostaggio di minoranze violente. Vuole una Sardegna capace di decidere, governare, produrre conoscenza e prosperità, dialogare con il mondo e pretendere rispetto.

L’indipendenza non è disordine. È responsabilità.

Non è la ricerca continua di un nemico. È la capacità di costruire insieme un futuro.

Non è bruciare ciò che non si comprende. È acquisire gli strumenti per decidere liberamente e consapevolmente.

Una Sardegna che affida la propria voce alla violenza non diventa più libera: diventa semplicemente prigioniera di chi urla più forte e minaccia di più.

Noi non staremo mai da quella parte.

Stiamo con chi discute, con chi dissente con ragioni e proposte, con chi difende la Terra senza trasformarla in un alibi per l’odio. Stiamo con una Sardegna che pretende di decidere sul proprio futuro, ma che non rinuncia alla conoscenza, alla ricerca e alla libertà delle persone.

Chi brucia un’automobile non difende la Sardegna.

Chi applaude il fuoco, neppure.

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