Morte a Bancali: si sospenda il piano 41-bis in Sardegna finché le carceri non rientrano nella capienza legale
1 Agosto 2026
[red]
Sono presenti 577 detenuti per 454 posti nel carcere di Sassari. Federica Valcauda (Europa Radicale) e Gabriele Casanova (Nessuno Tocchi Caino) chiedono una relazione urgente al Parlamento sul reparto sanitario dove è morto un uomo di 36 anni.
Europa Radicale chiede la sospensione immediata del piano di concentrazione dei detenuti in regime di 41-bis negli istituti sardi, fino a quando gli stessi istituti non siano rientrati nella capienza regolamentare, e una relazione urgente al Parlamento sulle condizioni del reparto sanitario del carcere di Sassari-Bancali, dove nella notte tra il 30 e il 31 luglio è morto carbonizzato un detenuto sardo di trentasei anni, che vi si trovava da tempo per problemi fisici.
Secondo una prima ricostruzione, sulla quale indaga la Procura della Repubblica di Sassari, si sarebbe trattato di un gesto autoinflitto. Nove agenti della polizia penitenziaria sono rimasti ustionati e intossicati nel tentativo di raggiungerlo.
La Garante regionale Irene Testa ha documentato a Bancali infiltrazioni, muffa, celle senza termosifoni, presentando un esposto in Procura; nella sua relazione annuale rileva che a Uta, su 729 detenuti, il 92% è sottoposto a terapia continuativa e quasi la metà a trattamento psichiatrico continuativo.
Il piano illustrato dal Ministero della Giustizia in Conferenza Stato-Regioni individua sette istituti interamente dedicati al 41-bis: tre sono in Sardegna — Bancali, Badu ‘e Carros, Uta — con 192 posti a verbale e l’ipotesi di 240 detenuti, circa un terzo del totale nazionale.
La morte di Bancali arriva a pochi giorni dalla conclusione del ciclo di visite negli istituti penitenziari sardi condotto da Nessuno tocchi Caino e dal Movimento Italiano Diritti Detenuti insieme alle Camere penali di Cagliari, Oristano e Nuoro: la colonia penale di Is Arenas, il carcere di Badu ’e Carros assieme a Europa Radicale e la colonia penale di Mamone. Alle visite hanno preso parte amministratori locali, avvocati e rappresentanti delle istituzioni territoriali.
Dichiara Gabriele Casanova di Nessuno Tocchi Caino dichiara: “Abbiamo appena finito di visitare Is Arenas, Badu ’e Carros e Mamone. A Is Arenas centoquindici detenuti su centoquindici lavorano, ed è un dato raro: dimostra che i percorsi di responsabilità e di reinserimento si possono costruire. Eppure, nonostante il lavoro e nonostante il mare, quello che si respira è un tempo sospeso. Uscivamo da quelle visite convinti che il tempo per cambiare ci fosse ancora. Il tempo per un uomo di trentasei anni, dentro il reparto sanitario di Bancali, è finito prima.”
Federica Valcauda di Europa Radicale dichiara: “Al 30 aprile 2026, secondo il XXII Rapporto di Antigone, le carceri italiane contavano 64.436 detenuti per 46.318 posti realmente disponibili, con 73 istituti oltre il 150%. Sempre secondo Antigone, tra il 2025 e i primi mesi del 2026 le persone detenute morte per suicidio sono 106; il Report del Garante nazionale registra 254 decessi complessivi nel 2025, il dato più alto da decenni”.
La concentrazione del 41-bis in Sardegna è già oggetto di un conflitto istituzionale aperto, con la Garante regionale che l’ha definita una violazione dei diritti umani e la Regione mobilitata contro il piano. Dalla denuncia del trasferimento nessuno è però passato alla contabilità delle condizioni interne: sono quelle a produrre morti, ed è su quelle che si chiedono atti concreti.







