Nel mio mondo non esistono clandestini

16 Maggio 2011

Giovanni Oliva

Sono alla ricerca dei nostri comuni progenitori.
Unico indizio: l’oblio.
Duemila anni fa Yeshua di Natzret sembra non aver lasciato impronta.
Ancora oggi gli negano il permesso di soggiorno.

In nome della civiltà cristiana.

Zitto. Solo il silenzio cura i difetti della parola.

“Ma noi, scappando dai luoghi degli schiavi a mezzogiorno,
uomini liberi,  siamo approdati in Sardegna (terra di confino e pena).
Semi di vita e fiori di campo, accolti in aride zolle.
Sopravviviamo senza permesso, relegati  ad metalla.
Ferro vecchio e scarti. “

(…nella produzione in serie
l’errore della macchina
ridà unicità al pezzo.)

“Usiamo,  senza affezionarci alle cose. Ce ne fanno una colpa.
Rifiutati, accumuliamo rifiuti su rifiuti.
Abitiamo senza abituarci ai luoghi:
la condizione migliore per  coglierne l’eccezionalità.”

Scintille che si mischiano alle stelle,
effimero ed immortale si confondono,
si ritorna bambini sotto il cielo più scuro.

“…se non diventerete di nuovo bambini…”

Oltre la luna,
la conquista dell’universo è possibile solo ai piccoli, i più vicini alla terra.

E la povertà è il miglior mezzo di trasporto.

“Se non siete poveri cercate  l’amicizia dei poveri. E chiedete loro un passaggio. “

Nel mio mondo non esistono clandestini.
D’altronde non so neanch’io se e quando ho pagato il biglietto.
Vivo in un continuo dejà –vu.
Struggendomi per nostalgia del domani.

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