Oltre Caivano, dalla parte dei minori. Intervista alla Procuratrice di Cagliari Maria Beatrice Zanotti
16 Maggio 2026
[Valter Canavese]
Il mondo dei reati compiuti da minori non può essere contrastato con la mera repressione, lasciando pressoché intatte le cause.
Per avere una foto attendibile della situazione di Cagliari, Lanusei ed Oristano abbiamo intervistato la Procuratrice Maria Beatrice Zanotti, approdata a Cagliari dopo una lunga carriera tra le Procure di Torino Verona e Tempio Pausania.
Dottoressa Zanotti, lei è stata nominata da poco meno di cinque mesi Procuratrice dei minori di Cagliari dopo un lungo percorso come sostituta procuratrice a Torino, Verona e Tempio Pausania. Qual è il quadro nel quale ha iniziato il suo incarico?
Nonostante l’assenza di 8 mesi del procuratore, nel corso de 2025, l’Ufficio ha adempiuto ai compiti grazie all’impegno e alla dedizione delle sole due Sostitute. La carenza però è strutturale se si tiene conto che il penale ha 600 fascicoli aperti e il civile 1000. Sarebbe necessario almeno un altro Sostituto Procuratore. Il personale amministrativo ha una carenza di almeno il 30%. Purtroppo, si paga lo scotto di una incompleta informatizzazione delle procedure e dei fascicoli.
Ci sono dei motivi per i quali ha deciso di occuparsi di questo particolare ambito della giustizia? Annotiamo che si era candidata senza altri aspiranti.
L’esercizio congiunto delle funzioni penali e civili dovrebbe tendere all’effettivo recupero dei minori coinvolti in reati. Il diritto minorile ragiona declinando il reato come un errore recuperabile, da qui il valore dell’istituto della Messa alla Prova. È da considerare che La MAP vera e propria (ex art. 28 dpr 448/88) è applicata moltissimo, mentre la misura ex art. 27 bis dpr 448/88 introdotta dal decreto Caivano, denominato “percorso di rieducazione del minore”, una specie di MAP nella fase delle indagini, valutata dal GIP, giudice singolo e non collegiale, non sta funzionando. La scelta di propormi per la candidatura di Cagliari è legata all’affetto che mi unisce a questa città. Questo e il mio impegno in Magistratura non mi ha fatto preoccupare delle implicazioni sulle potenziali ripartizioni dei compiti nel caso si approdi alla costituzione dei Tribunali per la Famiglia.
Come ritiene abbiano inciso le norme contenute nel decreto 123 /2023, e quanto le ritiene in grado di trovare risposte al disagio giovanile?
Il cosiddetto Decreto Caivano appare in contrasto con i principi che fondano il processo penale minorile così come previsto dall’art 1 del DPR 488/88, che tiene conto dell’età del minore, dell’adeguamento alla personalità, alla finalità educativa rispondendo ai principi di garanzia internazionale previsti dalla direttiva UE 2016/800. le misure contenute nelle norme sono in contrasto con la sentenza della Corte costituzionale 90/2017 che esclude automatismi per il processo minorile. Inoltre, è già stata sollevata eccezione di illegittimità costituzionale dal Tribunale per i Minorenni di Bari, nel 2024, e nel 2025 da quello di Torino. Anche per la “messa alla prova” la Corte, con sentenza 412/90, aveva già definito che la Legge Delega non prevedeva preclusioni. Suppongo che la Corte costituzionale sarà portata ad intervenire a riguardo.
Attualmente, gli ultimi dati sono fermi al 2024, qual è la situazione dei minori in Sardegna? La Procura che tipo di reati ha potuto ascrivere alle ragazze e ai ragazzi che vivono nell’area di sua competenza?
Dopo il Decreto Caivano non è cambiato molto: si registra, rispetto al 2022/2023, una lieve flessione nel 2024 ed un marginale aumento nel 2025; per il primo quadrimestre del 2026 vi è una lieve flessione per quanto riguarda il carcere, mentre il collocamento in comunità è pressoché invariato. Per il 2025 i reati convergono sul traffico di stupefacenti, stalking, maltrattamento nei confronti di famigliari, lesioni personali, porto d’armi e in misura minore per rapina e violenza sessuale. Non si registrano invece episodi di baby gang.
Che cosa ritiene sia alla base del manifestarsi del disagio giovanile e della mappa dei reati?
È una domanda che andrebbe fatta a sociologi ed educatori. Si rileva la consistenza del fenomeno di uso di sostanze e di alcol come rifugio dal disagio e uso della violenzacome modalità praticabile nella gestione delle relazioni. Per entrambi i profili è chiaro come la risposta sanzionatoria non può prescindere da quella davvero efficace della educazione preventiva.
I Centri di Prima accoglienza per minorenni a Cagliari e in Sardegna coincidono con l’IPM di Quartucciu. Quali sono i numeri e le politiche che lo caratterizzano e quali sono i numeri di giovani stranieri.
L’ IPM di Quartucciu ospita minori provenienti anche dal continente. Attualmente sono 14, che è la capacità massima. Pur nella fatiscenza degli edifici ci sono numerose attività di sostegno ai minori. Purtroppo, il decreto Caivano ha previsto che se vi sono problemi di sicurezza, per gli appena maggiorenni, gli stessi possono transitare al carcere ordinario. Questa è una sconfitta.
Procuratrice, ritiene che l’osservanza degli standard fissati dalle Nazioni Unite negli istituti minorili che vietano l’uso di psicofarmaci ed isolamento, siano scrupolosamente osservati?
Sì, per quello che riguarda i minori in Sardegna, senz’altro, considerato tra l’altro che tutti i giovani all’interno hanno comunque fatto uso di sostanze stupefacenti.
Oltre alla parte repressiva dei reati, quali politiche sociali sono introdotte per prevenire violazioni del codice e indirizzate ad un reintegro nella società?
Il decreto Caivano dimostra la consapevolezza della insufficienza delle mere misure repressive. La nostra Procura segue il recupero attraverso diversi percorsi a chiara valenza educativa: dalla ripresa del percorso scolastico, all’introduzione nel mondo del lavoro, un percorso di sostegno psicologico, di educazione alla legalità, l’attività sportiva, relazioni sane con gli altri. Il tutto mirato a riattivare nella persona minore competenze diverse da quelle devianti.
I dati Istat dell’ultimo biennio comprovano un aumento della povertà, del disagio mentale e della dispersione scolastica. Cosa può essere fatto e come interagite con le ASL e le strutture sociali di Regione e Comune di Cagliari?
Sono problemi molto consistenti: 291 segnalazioni per dispersione scolastica dal primo gennaio 2025 a oggi. Il lavoro dell’Agenzia Minorile si fonda, sia nel civile sia nel penale su quello dei servizi. Nel civile sono incaricati i servizi, prima dal PM, poi dal Tribunale, di verificare la situazione sociale ed elaborare progetti di recupero della capacità genitoriale, ove possibile e di supporto al minore. Nel penale anche sia prima che dopo il processo e poi, come detto, con la MAP. La nostra Procura contempla l’Ufficio Interventi Civili in raccordo con i servizi sociali del territorio, struttura introdotta dalla precedente Procuratrice, (la dottoressa Anna Cau, già Procuratrice dei Minori di Cagliari ed ora Garante regionale per l’Infanzia e l’adolescenza) in cui operano uno psicologo e una pedagogista degli uffici pubblici di Cagliari. L’attività di tutela dei minori è necessariamente una attività di rete. Inoltre, sono in corso iniziative di formazione promosse dalla Presidente della Tribunale dei Minori.
Ha avuto modo di definire l’ambito di minori non accompagnati nel territorio?
Nel 2025 ci sono state 60 procedure di Minori Stranieri Non Accompagnati mentre nel primo quadrimestre di questo anno sono già 31. Noi chiediamo la ratifica de collocamento alla prefettura, e la nomina di un tutore. Astrattamente non dovrebbero permanere oltre i 60 giorni, in realtà i tempi di permanenza sono molto più lunghi. Attualmente i CAS non sono inseriti nel programma Gestione Minori e non è possibile monitorare la situazione. Le difficoltà sono legate al contrasto tra la nostra ottica improntata ai processi educativi e la loro, dove una rapida occupazione consente di mandare rimesse a casa e saldare il debito del viaggio.







