Quel maggio del 1906 in Sardegna: conflitto sociale e rivolte popolari

14 Maggio 2026

[Marco Sini]

In questo mese di maggio cade il 120° anniversario delle rivolte popolari che nel maggio del 1906 si estesero a macchia d’olio per tutta la Sardegna e passarono alla storia come la più ampia e drammatica protesta popolare che si sia svolta nella nostra Isola nell’età contemporanea.

È accertato che quelle rivolte avevano avuto origine dalla crisi economica generale che si innescava però in situazioni specifiche, che furono diverse da luogo a luogo e praticate da differenti categorie operaie e popolari. Insomma, è difficile risalire a un’unica scintilla che ha innescato quel fuoco.

Le  rivolte operaie, contadine, dei carrettieri, bracciantili e delle popolazioni, sia urbane che rurali, esplosero in conseguenza di una crisi generale dell’economia sarda, resa più acuta in quegli anni dal crescente caro vita e dalle innovazioni tecniche che furono introdotte nella struttura produttiva dell’isola, nei modi nei quali si era avviato il processo di industrializzazione in Sardegna dalla fine dell’800 ai primi del ‘900 e nelle forme acute che andava assumendo il conflitto sociale e il conflitto operai-padronato, specie a causa del pesante sfruttamento degli operai.

Ricordiamo che due anni prima c’era stato l’eccidio di Buggerru e la proclamazione dello sciopero generale nazionale da parte della Confederazione Generale del Lavoro.

Il costo della vita in quel periodo aveva registrato un notevole incremento, mentre, al contrario, i salari degli operai e dei braccianti, già di per sé molto bassi, a fronte di orari di lavoro massacranti, diminuivano ancora e la condizione operaia e delle loro famiglie sul piano sociale era caratterizzata da miseria, fame e pesanti difficoltà materiali.

Le conseguenze di questi fenomeni furono drammatiche, soprattutto per gli strati popolari delle città, nel bacino minerario e nelle zone rurali, in specie nelle località dove si erano installati i caseifici e si aprivano contenzioni tra i pastori e i primi industriali caseari.

Dapprima furono le proteste contro il carovita, che esplodono a Cagliari e da Cagliari «contagiano», come fu scritto allora, gran parte della Sardegna determinando quello che è riconosciuto come il più drammatico episodio di ribellione popolare che il ‘900 abbia conosciuto in Sardegna. A Cagliari il malessere operaio e degli strati più poveri della popolazione aveva cominciato a crescere fin da febbraio, quando i portuali erano scesi in sciopero, seguiti dai commessi dei negozi che rivendicavano il riposo settimanale, dai fornai, infine dagli operai, o meglio dalle operaie, della Manifattura Tabacchi, perché molte di loro saranno le vere protagoniste delle lotte sindacali iniziate a febbraio e culminate nel «maggio cagliaritano».

I moti cagliaritani con conseguenze anche nefaste perché ci furono due morti, moltissimi feriti e distruzioni, e poi circa 700 arresti, presero avvio con la ricostruzione di quanto accaduto il giorno prima ne fa il quotidiano “Il Paese” nel numero del 10 maggio 1906 evocando un clima da assedio ai forni: “Verso le 21 fu dato l’assalto al forno di Pietro Barbis in via Cavour. I dimostranti a furia di calci e spintoni riuscirono ad atterrare la vetrina esterna, e già stavano per penetrare nell’interno quando sopraggiunsero i delegati Ferrai e Vida con buon nerbo di carabinieri e guardie, che circondarono l’ingresso del forno impedendo il passaggio dei dimostranti.

Verso le 23 un gruppo di dimostranti si radunò in via Dettori e in Piazza San Sepolcro per muovere all’assalto dei forni esistenti in via Sardegna ed in via Baylle”. Quelle non erano che le avvisaglie di quanto sarebbe accaduto il 13 maggio quando, dopo un grande comizio popolare convocato al Bastione di Saint Remy per il giorno dopo fu decisa, e ci sarà, una grande manifestazione di protesta che vide ancora come protagoniste le sigaraie della Manifattura Tabacchi e che coinvolse quasi tutte le categorie operaie. Ciò portò a uno scontro con il sindaco Baccaredda e all’intervento della truppa, che il governo Sonnino pensò di rafforzare inviando qualche giorno dopo (il 16 maggio) ben 5000 soldati. Il 14 maggio come conseguenza dello scontro tra soldati e manifestanti, a seguito del fatto che carrettieri monserratini, pirresi e quartesi avevano rovesciato vetture tranviarie e buttato a mare vagoncini merci e botti, si registrarono due morti e venti feriti.

Lo stesso sindaco Baccaredda si dimise. Ma ciò non bastò a placare gli animi e, nonostante i dirigenti politici e sindacali delle dimostrazioni proposero la cessazione degli scioperi, la grande maggioranza dei manifestanti decise di proseguire e contestualmente il movimento di protesta si allargò da Cagliari fino a diffondersi nell’entroterra cagliaritano.

Il giorno dopo, il 15 maggio, carrettieri, braccianti e contadini incendiarono a Quartu, a Selargius, Quartucciu, Pirri e a Monserrato la stazione dei tram e, a eccezione di Monserrato, in questi paesi fu distrutto l’Ufficio del dazio.

(Di questi moti popolari nei paesi vicini a Cagliari, con particolare riferimento alla rivolta sociale a Monserrato, ne tratto nel libro “Monserrato 15 Maggio 1906- Una storia rimossa”, Condaghes).

Altri scontri si verificarono a Bacu Abis ed a Iglesias. A Gonnesa, dopo sei giorni di scioperi, a seguito degli scontri con le forze dell’ordine si ebbero due morti e venticinque feriti. Altri due morti e quindici feriti si ebbero a Nebida. Ma il movimento e la protesta investivano ormai tutta l’isola con una furia che nessuno più era in grado di controllare. A Macomer venivano assaltati negozi di generi alimentari; a Usini la folla scendeva in piazza per chiedere l’aumento del salario; a Terranova (l’attuale Olbia), a Ittiri, ad Ardara ed in altri centri della provincia di Sassari venivano ugualmente assaltati i caseifici. Ad Alghero la popolazione protestava contro il caro vita, a Porto Torres protestavano i contadini, i quali ottenevano un aumento dei salari. Ad Escalaplano si protestava contro le tasse. A Bonorva, nell’agitazione contro il caseificio Castelli, ci fu un altro morto. A Sassari ci fu una manifestazione contro il dazio. Ma i fatti più gravi avvennero a Villasalto, dove i carabinieri spararono e i morti furono ben cinque, i feriti dodici. Più tardi anche a Siniscola fu incendiato il municipio.

Su questi fatti e atti di rivolta popolare, differenti ma che disegnano un quadro unitario del malessere sociale con tante scintille che infiammarono la Sardegna in quel 1906, restano le cronache dei giornali e delle riviste dell’epoca e gli scritti successivi degli storici che però vennero molti anni dopo, dopo il ventennio fascista, che oscurò quelle rivolte, e la fine della Seconda guerra mondiale.

Riepilogo, in sintesi, un po’ di bibliografia utile per gli approfondimenti.

Particolarmente importanti sono stati gli scritti del Prof. Alberto Boscolo del 1948 in “Studi sardi”, a. VII, n. IIII. S., del Prof. Sorgia in Sui moti in Sardegna del 1906, nuovi documenti in Sardegna.”, mentre il Prof. Girolamo Sotgiu tratta di quel 1906 in Sardegna nel suo “Lotte sociali e politiche nella Sardegna contemporanea (1848-1922), del 1974. In quel testo, come scritto in una recensione, “merito di Sotgiu è di aver condotto l’esame delle condizioni in cui si determina l’affermazione del capitalismo di rapina in Sardegna anche al di là del settore minerario, sul quale già aveva richiamato l’attenzione l’Inchiesta parlamentare sulla condizione degli operai delle miniere di Sardegna deliberata nel 1906 (a due anni dai noti fatti di Buggerru) e resa nota nel 1911”. Anche il Prof. Aldo Accardo, nel suo “Cagliari”, descrive ampiamente i moti di Cagliari del maggio e fa cenno ai danneggiamenti accaduti nei pressi del porto. Sulla rivolta a Cagliari città aveva scritto un testo teatrale e di poesie, che poi diventerà un libro, anche il compianto Sergio Atzeni: Quel maggio 1906-Ballata per una rivolta cagliaritana, introduzione di Giuseppe Podda, Cagliari, Edes, 1977. La “ballata” verrà ripresa da Atzeni e sarà inserita nella sua raccolta di versi pubblicata postuma con il titolo di “Filastrocca di quando buttavano a mare i tram”, quindi pienamente in tema!

Più recentemente questi fatti sono stati ben descritti nel libro «I moti sociali nella Sardegna giolittina-1906», Grafica del Parteolla (2000), curato dal Prof.  Giovanni Murgia, docente di Storia Moderna del Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Cagliari. Il libro contiene diversi saggi di docenti storici della stessa Università su aspetti specifici di quei “moti” e, tra questi, ho potuto attingere ulteriori informazioni per quanto riguarda Cagliari, Monserrato e Quartu, dai saggi scritti da Aldo Accardo, Gianfranco Tore e Stefano Pira. Infine, con riferimento specifico alle rivolte di Cagliari, consiglio l’intervista in due parti a Francesco Cocco del 24 maggio 2011 apparsa su “Democrazia Oggi” e il racconto di Gianni Loy “Pippottu. Unu piccioccu de crobi in s’avolotu de Casteddu de su 1906.

Scrivi un commento


Ciascun commento potrà avere una lunghezza massima di 1500 battute.
Non sono ammessi commenti consecutivi.


caratteri disponibili

----------------------------------------------------------------------------------------
ALTRI ARTICOLI