Pensare locale ed agire globale. Un progetto di autodeterminazione

1 Febbraio 2021

[Vincenzo Carlo Monaco]

Ritornare alla Costituzione, oggi è rivoluzionario. Ci vuole una nuova rivoluzione culturale, interiore, collettiva e costituzionale, credendo nelle nostre sfide. Il mondo ha bisogno di ribelli spirituali.

Vi è bisogno della rivoluzione delle coscienze per mettere sotto accusa i trattati europei, riconquistare la nostra identità Mediterranea perché facciamo parte di un unico destino.  Alimentare le economie locali e rivalutare le nostre piccole imprese che sono uniche al mondo, rappresenta il nostro senso di responsabilità per le generazioni future. Superare questa dittatura mascherata da democrazia. Le scuole non devono essere prigioni ma bisogna sviluppare le scuole come patrimonio dei giovani e dei nuovi intellettuali ed operatori della vita autodeterminata nella armonia globale. Dobbiamo credere ed ambire verso una nuova Mediterraneità come filosofia di vita. Ci vuole un risveglio delle persone e delle comunità ed i sardi devono iniziare a volersi bene.  Ho iniziato a sognare pensando alla nuova questione sarda come ad una nuova strategia per il futuro della Sardegna. Ho pensato ad una nuova felicità dopo il corona virus che con un grande e collettivo progetto possa cambiare in meglio il futuro della colonia sarda, attualmente piattaforma ideale nel cuore del mediterraneo  per ogni forma di sperimentazione capitalistica che ha permesso agli interessi del liberismo economico di smontare il patrimonio di un popolo antico e fiero, lasciando sul territorio morte perenne ed inquinamento con il ricatto di una falsa evoluzione industriale e militare e di una felicità effimera. Ebbene, mai avrei creduto che questo sogno potesse regalarmi in tempi brevi una grande felicità, qualche giorno fa, alla faccia del covid-19. Seduto a testa bassa per scrivere il più possibile le parole dei nostri amministratori regionali e comunali riuniti in una assemblea plenaria, tanto da scolpire per sempre nella mia mente ma soprattutto nel cuore, un momento così sublime. Ho vissuto il primo e non ultimo dei miracoli di cui questa terra è capace, questa nostra terra sarda. I rappresentanti istituzionali della Regione ed i 377 sindaci presenti in sala o collegati in streaming, con un NO assoluto e collettivo, hanno avviato il percorso burocratico e politico di opposizione al tentativo dello Stato e dei governi degli ultimi 20 anni di stoccare in Sardegna le scorie nucleari dell’Italia e di tutta l’Europa. Tutelando la vita futura e la dignità complessiva del popolo sardo, i nostri rappresentanti politici sul territorio hanno dato vita al primo atto di una autodeterminazione possibile del popolo sardo. Il popolo, che sul grande lavoro svolto da 15 anni dal Comitato no Scorie – no nucle, ha dichiarato con un referendum nel 2011, il proprio NO alle scorie con il 97% dei consensi. E’ certo che oggi quel consenso e del 100%. Lo stesso popolo, che oggi, se sarà necessario, potrà essere chiamato a confermare il proprio No alle scorie nelle strade, scendendo semplicemente sotto casa, senza creare assembramenti e rispettando le distanze anti covid, di fronte alle fabbriche ed alle aziende, alle scuole ed agli uffici, con un cartello con su scritto NO SCORIE. I bambini dalle materne alle elementari, le maestre ed i maestri, gli studenti dalle superiori all’università di fronte alle scuole ed agli atenei, principali vittime del futuro della nostra terra, le lavoratrici ed i lavoratori, le donne ed i coniugi con i neonati in fasce, tutti in strada, in sicurezza per scrivere e vivere la nuova storia della Sardegna, nessuno assente. E se questa autodeterminazione ci renderà più consapevoli e responsabili delle grandi potenzialità di un futuro migliore, la Sardegna potrà costituire la più convincente dimostrazione di un nuovo modello di vita, anche per tutto il mondo. Il merito dei rappresentanti dell’ANCI Sardegna e del CAL, Comunità delle Autonomie Locali, seduti vicini nel tavolo della presidenza della assemblea, ci ha regalato un momento profondamente emozionante quando dopo un dibattito in cui mai avrei immaginato di sentire dichiarazioni anticoloniali così convinti dei sindaci sardi e dei rappresentanti regionali, al momento del voto, si sono alzati tutti in piedi, sollevando con un segno plebiscitario, le loro mani, senza contrari o astenuti. Ho pianto, e quelle lacrime hanno espresso tutta la mia sofferenza di una vita vissuta in questa nostra fantastica isola ed il sogno del superamento di un atavico senso di sudditanza. Mi sono sentito onorato della nostra classe politica e dei nostri rappresentanti parlamentari, che di fronte a Montecitorio hanno esposto uno striscione con la scritta “NO SCORIE IN SARDEGNA “.

Ora spetta a noi cittadini sardi, far sentire la nostra partecipazione democratica.

Le nostre prossime battaglie dovranno essere ancor più determinanti per il futuro delle nostre nuove generazioni. Il risanamento assoluto di tutte le aree militari è un obiettivo possibile per neutralizzare i territori interessati da guerre che non ci appartengono e che dobbiamo tutti ripudiare, per cambiare veramente il mondo. La chiusura e lo smantellamento dei poligoni di tiro e di sperimentazione di armi sempre più sofisticate e micidiali è possibile. La dichiarazione di neutralità della Sardegna per un disarmo totale sul modello svizzero, è possibile, basta volerlo.  Le riflessioni saranno importanti per capire quanto criminale è vivere come corresponsabili delle immense stragi perpetrate in questi lunghi decenni in nome di una falsa sicurezza e di una dominazione e sfruttamento delle risorse naturali e strategiche mondiali da parte di interessi onnipotenti e di poteri delle forze mondiali del liberismo speculativo omicida. Questa presa d’atto metterà fine a quell’incredibile senso di assoluzione che noi sardi ci siamo illusi di giustificare, permettendo esercitazioni miliari e presenza di fabbriche di morte e depositi di armi da guerra.  Rinsavire è nostro dovere e richiedere con la stessa unanimità di oggi, la nostra non più disponibilità per riappropriarci dei territori occupati, nell’interesse dei nostri figli, nipoti e pronipoti ed in onore dei nostri morti di uranio impoverito. La stessa autodeterminazione dobbiamo usare per richiedere unitariamente ed a gran voce le bonifiche anche nelle aree industriali compromesse dagli stessi interessi speculativi, aree da destinare ad uno sviluppo adatto con i tempi del rinnovamento produttivo e del cambio necessario del paradigma economico finalizzato ad un mondo che si impegna concretamente nel risanamento del pianeta, ma soprattutto della nostra isola. Riflessioni di corresponsabilità dovranno evidenziare gli errori commessi in cambio di quel ricatto occupazionale che ci ha costretti ad accettare tutte le proposte di sviluppo industriale senza considerarne le conseguenze ambientali e per la salute dei lavoratori e di cittadini. Una nuova progettualità è possibile, anzi è già in atto ed è stata illustrata dai sindaci intervenuti nella assemblea di Cagliari. Uno sviluppo sostenibile e capace di creare vera occupazione in Sardegna, salvaguardando e rilanciando il grande patrimonio delle nostre Piccole e Medie imprese della Sardegna, vero tessuto produttivo ed identitario del nostro vivere il lavoro. Progettualità che deve diventare integrata e condivisa con le nostre aziende in ogni Comune nella collaborazione costruttiva degli amministratori, dei lavoratori e dei disoccupati, degli imprenditori sani e lungimiranti in base ai piani territoriali e provinciali in cui riportare quelle capacità di programmazione e pianificazione locale e regionale cancellata da uno strumentale concetto di centralità negli uffici della Regione. Riforme degli Enti Locali oculate e democratiche vanno approvate in Consiglio Regionale, e non pasticci Istituzionali.  Ed a proposito di Istituzioni, la Sardegna è in questo momento la Regione in Europa in cui è possibile sperimentare finalmente un Federalismo dei Comuni, che negli organi sovra ordinati, trova sintesi e progettualità innovative, partecipate e coordinate per raggiungere obiettivi di efficacia dei fondi nazionali e Comunitari a disposizione, con l’ambizione di spenderli per raggiungere premialità ulteriori dimostrate dalla efficienza coerente della spesa effettuata. Un federalismo dal basso, modello trasferibile nelle altre Regioni italiane ed europee, per giungere a quell’Europa di Popoli e delle Regioni Federate, sogno rincorse dal dopoguerra ad oggi dagli illuminati di Ventotene e dai Federalisti Europei. Tutto questo può diventare frutto dell’autodeterminazione dei sardi.

Forza cittadini di Sardegna, forza.

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