Perché manca il registro tumori in Sardegna?

1 Settembre 2026

[Giancarlo Nonis]

L’Oms ha dichiarato che l’ambiente contaminato per il 24% oltre agli stili di vita e la familiarità sono concause accertate dello sviluppo dei tumori.

In Sardegna aumentano i casi di tumore, vaste zone risultano pesantemente inquinate dall’industria civile e militare come nel poligono di Teulada con piombo, cadmio e torio radioattivo presente anche al PISQ di Perdasdefogu. A parte queste cause evidenti, altre sfuggono per il momento alle nostre ricerche: sappiamo infatti che il 25% dei tumori ha una eziologia ancora da definire. Nell’isola abbiamo dall’Istat che il 33,01 % di mortalità ha superato il 29,4 % dati nazionali e purtroppo si muore più di cancro che per il cuore.

La realizzazione di un Registro tumori regionale, ci metterebbe in condizioni di incrociare i dati . Sarebbe importante avere una mappatura dell’incidenza di malattie tumorali nell’Isola, per effettuare studi sul territorio che creino le condizioni per intervenire su gli elementi di rischio, eliminando o riducendo il suo nesso causale con la malattia. È indubbio quindi che, per conoscere e prevenire i tumori, sia necessario uno studio approfondito, attraverso i dati che emergono dall’osservazione. Gli screening sono calati al 19% per il colon retto, 32% per la mammella e il 35% per il paptest molto al di sotto delle medie italiane, peggio sono le prestazioni chemioterapiche e della radioterapia siamo ultimi. Impensabile però fare prevenzione senza sapere quali sono le patologie tumorali più frequenti e le aree dell’Isola più colpite.

Il Registro tumori è dunque uno strumento indispensabile per la “Ricerca”, utile per fare uno screening sulle tipologie di tumore, studiare le cause, l’incidenza ambientale, i fattori sociali e genetici, che possono predisporre ai tumori, valutare l’efficacia delle terapie nel tempo e quindi predisporre servizi adeguati per l’assistenza dei pazienti.

L’intento è creare le condizioni per la pubblicazione e la divulgazione dei dati di incidenza e di sopravvivenza per tumore e per la collaborazione di tutte le strutture interne ed esterne alle Aziende Sanitarie e Universitarie, che costantemente lavorano nel campo della prevenzione (screening, diagnosi e cura dei tumori). Gli ultimi vent’anni, hanno visto un incremento soprattutto di tumori alla mammella e di linfomi.

Sicuramente l’emergere di questi dati è dovuto anche ad una maggiore sensibilità verso la problematica e sicuramente alla diagnosi precoce e alla prevenzione: in altri tempi si arrivava prima alla morte, che alla diagnosi. In Italia esistono 50 registri territoriali, ma tre quarti della Sardegna sono privi di un Registro ed è tra le poche regioni assenti dallo studio coordinato dell’AIRTUM, l’associazione che certifica, secondo i parametri internazionali dello IARC, l’accuratezza scientifica della raccolta dati che confluisce nei vari Registri.

Per queste ragioni è necessaria una forte mobilitazione, perché sia finalmente realizzato in Sardegna il Registro tumori Regionale, e quello del Sud Sardegna, mentre lavorano con grande fatica i registri di Sassari e Nuoro. E’ inaccettabile lo stato di immobilismo da parte delle istituzioni, che perdura da parecchi anni. Il Registro regionale istituito nel 2012 viene reso operativo con vari decreti dal 2016, vari tavoli di lavoro esistevano già dal 2009, periodicamente sciolti e ricostituiti come dal 2017 al 2020 ed infine nel 2025, ma nessuno finora ha reso operativo il Registro principale e quello del Sud Sardegna che comprende medio Campidano e Sulcis.

Nel tempo l’assessorato alla Salute ha investito quasi tre milioni di euro per la sua organizzazione, che si sarebbe dovuta realizzare con il coordinamento di vari Servizi informatici e Sanitari. Dal punto di vista pratico il Registro si realizza attraverso l’acquisizione delle SDO, (schede di dimissioni ospedaliere), le diagnosi di anatomia patologica, le diagnosi strumentali (radiologiche), le terapie eseguite e i ReNCAM . Ad oggi, tutti i passaggi autorizzativi e legislativi sono compiuti. Faccio notare che mentre la popolazione della Sardegna decresce, causa denatalità ed emigrazione fuori dall’isola. E’ aumentata sempre più la mortalità dal 2003 con 3976 si è arrivati ai 5039 del 2023, sempre più dei 4845 decessi per patologie cardiovascolari.

Un modo per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e della Regione Autonoma della Sardegna è chiedere ai sindaci e ai consigli comunali di far sentire la voce dei cittadini. L’elemento strategico è orientare il sistema della prevenzione verso la promozione della salute, con l’intento di creare nella comunità le condizioni per una maggiore consapevolezza e capacità di agire competente da parte degli individui, finalizzate alla salvaguardia della salute sia individuale che collettiva.

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