Pierluigi ci ha lasciato
1 Luglio 2026
[Graziano Pintori]
“Pierluigi ci ha lasciato”. Con queste parole Ciriaco Davoli, affezionato amico e compagno di lotte, ne aveva annunciato il decesso alle compagne e ai compagni.
Quelle parole mi hanno provocato uno strappo nelle viscere, ridestando una strana sensazione che già avevo provato qualche anno fa: uno smarrimento nei confronti della realtà che annullava il senso del tempo e qualsiasi forma di reazione.
Come tante compagne e compagni ho condiviso per decenni le idee e la militanza politica con Pierluigi, uno stare affianco che inevitabilmente fa maturare costruttive forme di amicizia. Egli è stato un uomo forte, nel senso che fare politica militante vuol dire essere sempre disponibili alla lotta in difesa dei diritti e contro le ingiustizie, cioè manifestare con una certa durezza e senza indugi, in qualsiasi circostanza del giorno e della notte, la propria appartenenza ideale al comunismo.
Egli era forte perché coerentemente con la militanza politica era sempre pronto al confronto e alla discussione, essere sempre presente durante le grandi manifestazioni della sinistra e nell’organico impegno come dirigente dei Cobas Scuola. Tale militanza la rendeva evidente anche durante le competizioni elettorali, per esempio egli traduceva il linguaggio burocratico, asettico ed ermetico delle leggi elettorali con parole semplici e accessibili a tutti.
Pierluigi sapeva che conoscere i meccanismi elettorali significava possedere la giusta competenza per prevedere eventuali scenari politici per costruire maggioranze, anche se spurie, oppure scegliere di stare all’opposizione. Soppesare i dati elettorali in anticipo era utile per i delegati al cosiddetto “tavolo delle trattative”, e Pierluigi, che non è mai stato uno sprovveduto su questo fronte, è sempre stato uno dei delegati. Un ruolo non facile che richiedeva durezza e intelligenza politica, equilibrio nell’uso della parola e governo delle passioni. Circostanze in cui bisognava trovare la giusta ponderatezza tra le varie sensibilità presenti in quel tavolo, e le diverse sensibilità interne al PRC.
Il compagno Pierluigi possedeva il senso della politica, l’ha sempre dimostrato nei congressi e nei ruoli ricoperti nel partito a tutti i livelli. Inoltre, ricordo che la sua militanza non era circoscritta al solo lavoro di concetto, ma si esprimeva anche nei ruoli della cosiddetta “manovalanza”. Egli organizzava i compagni agli eventi del partito e agli scioperi, faceva volantinaggio, distribuiva bandiere e curava il tesseramento.
Ricordo durane i periodi elettorali che molte sere e notti erano fra i più attivi nello storico Circolo “Karl Marx” di via Giusti a Nuoro, con altri compagni, in primis il compagno Giuseppe Nieddu, disponeva l’armamentario necessario per uscire nell’oscurità armati di scopa, colla e manifesti elettorali del PRC da affiggere nei muri cittadini. Un servizio che molte volte era esteso anche nei centri vicini a Nuoro. Indubbiamente la militanza del compagno Pierluigi è stata fondamentale per tenere lontana l’idea che nel PRC nuorese potesse “bivaccare” una certa aristocrazia politica.
Pierluigi è stato, come tante altre migliaia e migliaia di giovani degli anni Sessanta e Settanta, un figlio del “Che”, perché fra le altre tante cose, colse il messaggio che il Comandante Guevara lasciò ai propri figli prima della partenza per l’Africa:”… essere duri senza mai perdere la tenerezza”. Una tenerezza che egli esprimeva con il bel canto, con il rispetto delle compagne e compagni.
Mai è stato scurrile. Era tenero quando parlava dei suoi affetti citando Mandas, il suo paese d’origine, i suoi genitori e sorelle. Era tenero e orgoglioso della sua famiglia costruita con la cara Catia e la figlia Francesca. Quando i suoi occhi iniziavano a luccicare significava che doveva parlare dei nipoti Riccardo e Pietro. E’ stato anche un grande Nonno!
La terra ti sia lieve. Con affetto e pugno in alto.







