Platone sotto attacco

1 Giugno 2019

Borondo reinterpreta il mito di Platone sull’edificio del circolo Mario Mieli per Outdoor festival a Ostiense a Roma

[Amedeo Spagnuolo]

Mala tempora currunt sed peiora parantur (corrono brutti tempi ma se ne preparano di peggiori). Così dicevano i latini e così possiamo dire anche noi, o meglio possono dire tutti coloro che si sentono fortemente legati ai principi democratici che finora, in maniera senza dubbio imperfetta, hanno, comunque, permesso alla maggior parte della popolazione delle società moderne di vivere in sistemi politici nei quali le libertà fondamentali sono state garantite. Purtroppo di recente, ma il processo è cominciato molto tempo fa, si sono verificati dei fatti gravissimi In Italia e fuori dal nostro paese che dimostrano quanto fossero fondate le preoccupazioni di tutti coloro che avvertivano con nettezza il pericolo del neofascismo o quanto meno l’affermazione di una fase prefascista. Molti opinionisti e intellettuali, anche a sinistra continuano a definire costoro come degli agitatori, dei sostenitori del pensiero “apocalittico” che non riescono a leggere in maniera razionale i fenomeni politici della società contemporanea. Sviluppare in un articolo come questo un’analisi articolata delle inquietudini espresse in premessa non è possibile e non è neanche l’obbiettivo che ci si propone, piuttosto mi sembra più concreto e interessante rifarsi ad alcuni fatti, accaduti in Italia e all’estero che hanno riempito pagine e pagine di quotidiani e riviste dei paesi interessati ma che sono legati da un inquietante filo comune, quello appunto della volontà delle forze nazionaliste, sovraniste e neofasciste di ridurre drasticamente gli spazi democratici delle nostre comunità attraverso un durissimo attacco rivolto alla libertà di pensiero e alla libera cultura in generale, con la devastante finalità di riproporre vecchi schemi pericolosamente antidemocratici che in passato hanno causato orribili tragedie.
Cominciamo dal nostro paese facendo riferimento all’incredibile esperienza vissuta dalla prof.ssa Dell’Aria alcune settimane fa. I fatti sono questi: Lo scorso 11 maggio la prof.ssa di lettere Rosa Maria Dell’Aria dell’Istituto Tecnico Vittorio Emanuele III di Palermo è stata sospesa per due settimane, con dimezzamento dello stipendio, dagli zelanti dirigenti dell’Ufficio Scolastico Provinciale di quella città. Cosa mai avrebbe combinato questa sciagurata docente di 63 anni, vicina alla pensione, ma ancora spinta da una fantastica passione per la sua professione? Udite, udite la docente in questione non avrebbe “vigilato” sul lavoro dei suoi studenti di 14 anni che durante la Giornata della memoria avevano proiettato un video nel quale accostavano il “decreto sicurezza”, voluto fortemente dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, alle leggi razziali fasciste del 1938. L’incredibile castroneria partorita dai dirigenti dell’Ufficio scolastico di Palermo si commenta da sola poiché anche chi non vive nel mondo della scuola sa, probabilmente, che il dovere della vigilanza dei docenti riguarda la tutela dell’incolumità fisica degli alunni e non la repressione, non so definirla in altro modo, fascista del loro pensiero, forse gioverebbe a questi burocrati una ripassatina dell’art. 21 della nostra Costituzione: “Tutti hanno diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. E non vi farebbe male, cari dirigenti dell’USP di Palermo anche una rilettura, non dico di tutto, ma almeno della parte iniziale dell’art. 33: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. La prof.ssa Dell’Aria non ha assolutamente influenzato i suoi alunni, infatti, essi stessi hanno dichiarato: “La professoressa Dell’Aria si è limitata a fare una lezione sul fascismo e sull’Olocausto” e ancora “Siamo stati noi stessi a notare che in alcune parti il decreto sicurezza lede diritti fondamentali”. Insomma dopo un evento del genere è ancora possibile affermare, riferendosi alla svolta autoritaria impressa dal governo giallo – verde al nostro paese, che chi parla di fase prefascista è semplicemente un agitatore?
Vogliamo parlare poi dell’ultima riforma scolastica voluta da Viktor Orban in Ungheria? Costui addirittura ha deciso d’imporre il proprio controllo su tutta l’educazione scolastica, infatti, la riforma prevede il bando dei libri pubblicati da editori privati, nelle scuole ungheresi potranno entrare solo libri pubblicati dal Centro Statale dello Sviluppo dell’Istruzione, dunque libri realizzati dallo Stato e concepiti per educare i giovani ungheresi agli pseudoideali di Fidesz, il movimento guidato da Orban, acceso sostenitore di posizioni nazionaliste, sovraniste e antidemocratiche.
Dall’Europa al Brasile, Jair Bolsonaro, 38° presidente di quel paese, ha dichiarato guerra alla filosofia, infatti, ha chiesto pubblicamente al ministro dell’istruzione Abraham Weintraub di ridurre drasticamante gl’investimenti per la facoltà di Scienze Umane perché non contribuirebbero alla crescita del PIL nazionale! Anzi per essere più chiari ha sottolineato l’inutilità di corsi di studi come Filosofia e Sociologia poiché non porterebbero ad un ritorno economico immediato per le casse dello stato. In realtà questa sciagurata iniziativa nasconde un disegno politico molto chiaro che a poco a che vedere con il PIL nazionale e che è stato spiegato molto bene da Tulio Gadelha, deputato del Partito Democratico Laburista: “tagliare i fondi alle facoltà di Filosofia e Sociologia mostra il vero progetto di questo governo: l’istupidimento di questo paese”. Per capire meglio il personaggio, Bolsonaro nel 2008 non ha esitato a dire che “l’errore della dittatura militare è stato quello di torturare e non uccidere” gli oppositori, mentre un’altra volta ha liquidato una deputata di sinistra dicendo che era così “brutta” da “non meritare di essere violentata”. Quando ha approvato la destituzione della presidente Dilma Rousseff, ha dichiarato in aula di dedicare il suo voto al soldato che la torturò quando era una giovane guerrigliera. Nell’aprile 2017 ha detto che gli afro-brasiliani “non servono neanche a procreare”.
Ciò che ormai si può affermare con una sostanziale sicurezza è che osservando ciò che sta accadendo nel mondo (in questo articolo per motivi di spazio ci siamo limitati a descrivere alcuni esempi in Europa e America latina, ma ormai le situazioni di questo tipo sono frequenti in tutto il mondo) è in atto un pericolosissimo attacco al sistema liberal – democratico che ha garantito, tra le altre cose, con tutti i suoi limiti, oltre settant’anni di pace. Un violentissimo attacco che proviene da forze sovraniste, populiste e, a questo punto appare chiaro, anche neofasciste che hanno capito che per vincere c’è bisogno di portare il conflitto all’interno delle scuole in modo da trasformare quelle istituzioni da luoghi di libera espressione del pensiero in istituti di regime nei quali plagiare le menti dei giovani.
Difendere dunque Platone e la cultura libera è diventata una priorità per chiunque tenga a cuore le sorti future della democrazia.

1 Commento a “Platone sotto attacco”

  1. Marinella Lőrinczi scrive:

    Ciò che impone Orbán(e il suo governo;rifiuto sempre l’idea dell’unico responsabile politico) in Ungheria con i libri di testo scolastici non è una cosa originale;nel regime precedente,detto ‘comunista’,si applicava lo stesso principio del testo unico,controllato dallo Stato e dai suoi organi preposti allo scopo.Naturalmente questo pensiero unico centralizzato riguardava soprattutto le materie che qualche politico o dirigente italiano definiva recentemente come ‘umanitarie’.E’ questo l’ambito del sapere che viene osteggiato e depotenziato anche in Brasile.E’ un problema che si nasconde anche nelle pieghe di certi testaggi che si svolgono nella scuola italiana,portati addirittura,o che si vogliono portare,fino al livello dei bambini prescolari.Allenare ragazzi giovani per ottenere risposte prefabbricate allena all’accettazione dell’idea di un’unica opinione esterna,superiore,anonima,statale.Nel romanzo di Makarenko “Igor e i suoi compagni”,che mi sembra non sia tradotto in italiano,e sarebbe un grande peccato,il ragazzo Igor ad un certo punto viene sottoposto ad un test probabilmente piscologico-attitudinale:c’è un labirinto disegnato,con 2 uscite,da una parte c’è una volpe che deve acchiappare per la via più breve il coniglio all’altra estremità. Igor dice:”mah, a me sembra che la volpe non abbia nessuna voglia di cacciare” e non risolve il problema.

Scrivi un commento


Ciascun commento potrà avere una lunghezza massima di 1500 battute.
Non sono ammessi commenti consecutivi.


caratteri disponibili

----------------------------------------------------------------------------------------
ALTRI ARTICOLI