Qedora

16 Maggio 2013
Qedora
Cristina Ibba
In tante piccole realtà locali, lontani dagli occhi delle telecamere e dai salotti televisivi, tante persone comuni tutti i giorni si riconoscono, si  riuniscono e si organizzano; persone con diversi interessi e inclinazioni, persone giovani e meno giovani.
Alcuni vogliono convertire la loro casa in ecovillaggi, altri sono impegnati nella custodia dei semi autoctoni e negli orti urbani, altri ancora nella  custodia del patrimonio ambientale e culturale.
Come una casa si costruisce dalle fondamenta così una terra che ha una storia , una dignità e un’identità può rinascere solo dalle mani  e dai sogni dei suoi abitanti che da individui si riscoprono comunità e  tornano a raccontarsi come popolo.
E’ il caso dell’Associazione di promozione sociale QEDORA  (qui e ora ) che nasce due anni fa a S. Gavino Monreale nel cuore del Medio Campidano mettendo  insieme giovani psicologi, laureti in lettere, ingegneri, guide turistiche, disoccupati.
Il mese scorso hanno organizzato la prima BIO FESTA del Medio Campidano: due giorni di dibattiti con Maurizio Pallante, fondatore del movimento per la decrescita felice, e tante, tantissime associazioni sarde che hanno creato, consolidato e ampliato in questi anni circuiti economici alternativi.
I gruppi di acquisto solidale a km zero  e biologico hanno mostrato come diverse realtà (produttori, distributori, consumatori) possano sostenersi a vicenda per far funzionare un mercato non finalizzato all’accumulo del capitale o alla speculazione, bensì al benessere di tutti e al rispetto dell’ambiente.
E’ stata una festa animata da tanti banchetti di prodotti genuini, dal laboratorio del pane e della cosmesi naturale , ma soprattutto e’ stato un grande laboratorio politico per un futuro migliore che riparte proprio dal bene comune più grande : la terra che ci nutre e ci sostiene.
Hanno organizzato anche l’università del saper fare del Medio Campidano . Un’università itinerante che ha già al sua attivo corsi di agricoltura biodinamica, orti sinergici, cestineria di giunco e altri ancora.
C’è da parte di questi giovani un’assunzione di responsabilità intesa anche come tessuto di relazioni, di intrecci , di contaminazioni e di recupero della loro storia legata alla terra cruda e alla vita comunitaria contadina.
Tanti di loro hanno riscoperto quell’arte dell’abitare ispirata alla progettazione partecipata e sostenibile, all’autocostruzione, all’utilizzo di tecniche e materiali naturali e di saperi artigianali  antichi.
Ma non c’è nostalgia nelle loro ricerche o nelle loro proposte, c’è prima di tutto un sentirsi comunità che si riconosce come soggetto in grado di incidere sul proprio territorio facendosene carico con un atto di responsabilità.
Tutto questo non ha niente a che fare con l’idealismo, è una scelta di vita concreta che dona serenità  e permette di essere se stessi, un’autodeterminazione che nasce anche dalla rilettura critica del loro passato industriale e post industriale.
Assumersi la responsabilità del proprio territorio nell’esercizio delle proprie azioni quotidiane significa nello stesso tempo assumersi la responsabilità delle proprie vite.
I racconti, le testimonianze, la presa di parola , i paesaggi , la musica : tutto è racchiuso in un bellissimo  cortometraggio  SU TEMPUS TORRAU che, come scrivono gli autori, è “UN INVITO A RIFLETTERSI PER RIFLETTERE, A TROVARE RISPOSTE IN NOI STESSI E NELLA NOSTRA MEMORIA UN INVITO ALL’AGIRE CONTRO L’APATIA E LA RASSEGNAZIONE, A PARTECIPARE PER ESSERCI  E INSIEME CREARE UN FUTURO”.

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