Riflessioni elettorali sul verde urbano

25 Maggio 2026

[Rita Atzeri]

Ci sono persone che ritengono che il verde negli spazi urbani, sia quasi un belletto. Basta piantare un po’ di cespugli, mettere qualche fiorellino colorato nelle rotonde, aromatiche in due o tre parchi ed il gioco è fatto. Possiamo dire di avere una città green e che la nostra classe dirigente ha cura dell’ambiente.

La cosa è ben più complessa, come ben sanno tutte le associazioni ambientaliste e di cittadini, che da anni si battono contro l’abbattimento degli alberi, la loro capitozzatura, la copertura estrema delle radici con il cemento e così via di seguito.

Il verde in città, lo ricordiamo a chi finge di ignoralo, è fondamentale: serve a trasformare una giungla d’asfalto in un posto in cui si può respirare senza tossire, fungendo sia da condizionatore naturale contro le isole di calore sia da area di decompressione. In sintesi: è vitale, a meno che tu non sia un fanatico dello smog e del grigio.

Possiamo articolare l’importanza degli spazi naturali nei centri urbani in: filtro antismog e clima, le piante assorbono le polveri sottili (funzionando quasi come un fegato) e mitigano la calura estiva. Senza alberi, le nostre città diventerebbero dei forni a microonde a cielo aperto; benessere mentale, sguardo e mente hanno bisogno di staccare dalla routine e dagli schermi. La natura riduce lo stress e l’ansia, come confermato dagli studi dell’Istituto Superiore di Sanità; prevenzione, come evidenziato dai dati sui Benefici del Verde Urbano dell’ISPRA, la vicinanza agli spazi naturali riduce i problemi di salute.

Un tema importante, dunque, che non esitiamo a definire, vitale, ne parliamo con Francesco Picciau, artista nato a Dolianova, nel Sud Sardegna. Da oltre trenta anni insegna scienze motorie e sportive negli istituti d’istruzione superiore. È un artista poliedrico, scultore, performer e autore di racconti, poesie e testi teatrali, che coltiva la sua passione per l’arte fin da piccolo.

Nei giorni scorsi Francesco Picciau interviene pubblicamente con una nota articolata in cui invita i candidati alle prossime elezioni del Comune di Dolianova a concepire diversamente la cura del verde in città. Ti chiedo Francesco cosa c’è che non va dal tuo punto di vista e cosa dovrebbe cambiare?

Un paese senza verde è un paese triste e malato. Sembra che a Dolianova il verde urbano sia quasi un fastidio, un ingombro che toglie spazio a cose più redditizie. Così, qualche anno fa, a farne le spese per primi sono stati i bellissimi eucalipti di Piazza lavoratori, piantati nella metà degli anni ’50 in occasione della prima Festa Nazionale dell’Albero. Alberi storici quindi, custodi di una storia che profumava di rinascita e di ripresa economica post-bellica, bambini e ragazzini che giocavano ad acchiapparella e calcio e, più tardi, a tennis e Basket, ma che l’amministrazione, forse, ignorava o ha preferito sacrificare per incrementare lo spazio riservato ai parcheggi delle automobili.

Così si è continuato cementificando le aiuole spartitraffico, con la ristrutturazione delle varie piazzette rionali, presto trasformate in anonime e assolate aree tutte uguali (che nemmeno nei tristi tempi dell’Unione Sovietica); e anche stavolta a farne le spese sono stati la memoria storica dei luoghi e di nuovo gli alberi. Alberi sradicati o seccati per via dei lavori: un ficus dietro il Municipio per fare spazio ai giochi dei bambini, una jacaranda (moribonda) e un leccio nella piazzetta davanti al campo da calcio della stazione, uno spaccasassi in piazza San Giorgio e così via, alberi imponenti, piantati quasi cinquant’anni fa. Ultimamente sono state annunciate “importanti siepi” su Corso Repubblica all’uscita verso Donori, vai a vedere, e si parla di rosmarino, lentisco e mirto.

Mi chiedo quanti metri possono crescere per regalaci un po’ d’ombra. Intanto sono stati estirpati alcuni alberelli e il sogno di chi sperava di veder crescere un elegante viale alberato, come quello di Sant’Antioco o Bosa, che avrebbe valorizzato anche le attività commerciali presenti, è andato tristemente in frantumi. Si continua a permettere la capitozzatura (via Cagliari e via Foscolo) tecnica che indebolisce indirettamente anche l’apparato radicale dell’albero sino a renderlo pericoloso nella sua stabilità. Non si sostituiscono le piante che si seccano (davanti al Circolo Dolia, in piazza Brigata Sassari, nei giardini della chiesa di San Biagio). Non si piantano alberi negli spazi disponibili (es. attorno alla Torre dell’Acqua). Si preferisce la ghiaia al verde (le aiuole della scuola elementare). 

E’ vero, è stato piantato qualche ulivo nelle nuove lottizzazioni e qualcosa è stato fatto con l’intervento di qualche privato. In seguito alla mobilitazione popolare siamo riusciti a salvare il pino della chiesetta di Santa Maria. Grazie all’iniziativa di un benemerito cittadino (Renzo Atzu) e dei suoi vicini di casa siamo riusciti a far rinascere la piazzetta dei Pesci. Ma questo non basta! Abbiamo bisogno di un’amministrazione più sensibile e coraggiosa nella tutela del verde urbano. Che non è semplice arredo.

La tutela del verde è dunque un elemento di valutazione che un elettore dovrebbe tener presente nel momento in cui si reca alle urne, è corretto? E’ così importante il verde in città?

Nelle più importanti ed evolute città e cittadine europee stanno togliendo le mattonelle e il cemento dalle piazze e riducendo i parcheggi per dare più spazio al verde! A vantaggio della qualità della vita delle persone. A Dolianova, nel suo piccolo, in questi anni è successo il contrario! I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Per rinverdire il paese non ci vogliono grandi risorse, basta avere le idee chiare su cosa si vuol fare; informarsi; affidarsi a dei professionisti; piantare gli alberi adatti che non creino danni e che abbiano bisogno di poca manutenzione; coinvolgere e sostenere materialmente e con delle precise direttive il volontariato, senza abbandonarlo al proprio destino come è stato fatto col gruppo dei volontari della piazzetta dei Pesci, di cui sono diretto testimone.

Nonostante tutto, io e tante altre persone saremmo ancora ben felici di collaborare. Ogni singolo centimetro di terra disponibile, apparentemente insignificante, potrebbe diventare un piccolo giardino. Iniziamo a togliere la ghiaia dalle aiuole della scuola elementare! Iniziamo a dare questo bellissimo messaggio ai bambini!  Trasformiamo piazza Europa in un grande polmone verde. Ora non voglio ammorbarvi parlandovi dei benefici che possiamo ricevere dal diretto contatto coi nostri amici alberi, potete trovare un’infinità di cose bellissime e interessanti su internet, scoprirete cose meravigliose che non si limitano alla sola produzione di ossigeno o all’ombra ristoratrice. Una parola per tutte: fitonciti. E capirete perché.

Vi lascio con una riflessione su un pensiero indiano, fatta dal grande Mahatma Gandhi, che ogni volta che la leggo mi commuove per la sua profonda verità, la dedico a chi verrà eletto alle imminenti comunali e avrà il coraggio e la volontà di occuparsi con passione di questo e degli altri problemi del nostro paese: – l’albero sopporta tutto il calore del sole e dà agli altri la freschezza dell’ombra. E noi cosa facciamo? –

Nell’area metropolitana di Cagliari siamo circondati da amministrazioni che millantano interventi a tutela del verde, piantando cespugli e curando i giardinetti o progettando su aree verdi già protette da tutela, quando poi nel loro territorio favoriscono speculazione energetica e edilizia. Sono casi di comuni come Elmas, Quartu Sant’Elena, Quartucciu.

Un’altra emergenza è balzata di recente agli onori della cronaca a Villacidro dove l’occhio spietato del Dio Denaro ha deciso di radere al suolo il cuore del grande oliveto secolare di Masoni Becciu, un presidio slow food che sino allo scorso anno ha prodotto l’olio migliore del mondo. Lo denuncia Antonangelo Liori, che prosegue, raccontando della passione dei coniugi Solinas-Deidda, una coppia che per gli olivi vive. Ed è proprio grazie a loro che questo patrimonio botanico e secolare antico di seicento anni è stato salvato e valorizzato. Ora la Snam ha deciso di passarci sotto il metanodotto continua dicendo- non so se è chiaro il concetto “metanodotto”, una risorsa non rinnovabile già antieconomica, che sarà obsoleto prima ancora che venga completato.

Non esistono alternative alla distruzione di sei secoli di storia?

Non esistono alternative alla distruzione di una ricchezza irripetibile?

[Antico olivo Dolianova, fonte cittadellolio.it]

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