Sosteniamo The Depleted Island

1 Ottobre 2015
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Irene Masala

Base strategica naturale nel mezzo del Mar Mediterraneo, la Sardegna ha da sempre attirato l’attenzione per la sua posizione e le sue ampie terre scarsamente popolate, diventando per diverse decadi teatro di ogni genere di esercitazione, comprese le cosiddette operazioni stay behind, di cui ancora oggi è difficile ricostruirne le fasi.

The Depleted Island, l’Isola impoverita, è un progetto collettivo di un gruppo di giovani che hanno deciso di unire le proprie professionalità per realizzare un documentario e, più in generale, un lavoro di ricerca e analisi che indaghi un tema “trattato da molti ma ascoltato da pochi, quello delle servitù militari, in Sardegna e non solo”.

Gli obiettivi sono diversi e ambiziosi. Innanzitutto, attraverso interviste alla popolazione locale, si vuole ricostruire la memoria storica degli espropri, avvenuti ormai quasi sessant’anni fa, e delle cessioni “volontarie” dei terreni, come avvenne per la base di Torre Poglina, sconosciuta ai più, quando nel 1954 i terreni vennero comprati da una società di copertura, Torre Marina srl, fondata da tre privati, Ettore Musco, Antonio Lanfaloni e Felice Santini (il primo era il capo del Sifar, il secondo dell’allora Sios e il terzo un dirigente amministrativo dei servizi segreti militari).

Il progetto si prefigge poi di sensibilizzare la popolazione locale e non sul fatto che la Sardegna sia la regione più militarizzata d’Europa, oltre ad essere la più inquinata d’Italia, ma non solo. L’idea ultima è quella di riuscire ad andare oltre la Sardegna per sottolineare come l’industria bellica causi gli stessi problemi alla salute umana e ambientale ovunque manifesti il suo potere. Si indagheranno così le realtà di altri poligoni militari, come ad esempio Las Bardenas in Spagna: “Al posto di “Las Bardenas” ci potrebbe essere “La Maddalena”, piuttosto che “Punta Bianca”, riserva naturale in Sicilia da 57 anni teatro di esercitazioni militari. Potrebbe essere la stessa sorte toccata all’atollo delle Chagos “Diego Garcia”, nell’Oceano Indiano, che dal 1971 ospita una base statunitense tra le più importanti nel mondo, oppure quella di Vieques, isola paradisiaca del Porto Rico che ha ceduto le sue terre per 60 anni alla Marina militare statunitense. Vi racconteremo tutte queste storie di occupazione militare nei loro processi evolutivi e presenteremo le differenti problematiche ad essa collegate. Starà a voi trarre le relative conclusioni”, si legge in uno degli articoli di approfondimento nel blog del progetto.

Infine, sempre attraverso la voce di chi gli addestramenti militari li ha sempre vissuti sulla propria pelle, direttamente o indirettamente, il progetto si concluderà con la presentazione dei vantaggi e degli svantaggi della militarizzazione, cercando anche di prospettare un’alternativa economica e lavorativa alle basi militari, per evitare che si ripeta un secondo capitolo della smilitarizzazione de La Maddalena. Oltre alle interviste si cercherà, tramite dei sopralluoghi, di mostrare lo stato di abbandono di molte delle servitù militari sull’isola, come ad esempio la base di telecomunicazioni “Us Ari Force” sul monte Limbara, con testimonianze video e fotografiche.

E’ sempre utile ricordare che in Sardegna sono state preparate e messe a punto sul campo alcune delle operazioni dirette sotto il cappello della Nato in Kosovo, come Deliberate Force e Allied Force, in Afganistan, la tristemente nota Enduring Freedom, fino ai più recenti attacchi contro il regime libico del colonello Mu’ammar Gheddaffi. Gli addestramenti militari, che spesso comportano dei test veri e propri su missili e munizionamenti vari, hanno il medesimo impatto su ambiente, territorio e popolazione che quelle stesse operazioni avranno poi in teatro operativo. Senza contare che le basi sarde, le cui principali sono quelle di Teulada, Capo Frasca, Decimomannu e Pisq (Poligono Interforze Salto di Quirra), vengono spesso affittate ad eserciti di paesi alleati, tra cui l’Israel Air Force, senza nessun vincolo sulle future bonifiche.

“Ogni simulazione ha una ripercussione sulla realtà sociale, economica e ambientale che la circonda, esattamente come l’avrà sul territorio che subirà i risultati di un eventuale “missione di pace”, nella migliore delle ipotesi. Non sono simulate le malattie che colpiscono i civili e i militari, vedi Sindrome dei Balcani, successivamente trasformatasi in Sindrome di Quirra, così come non lo è l’inquinamento generato”.

Per raggiungere tutti questi obiettivi e, con essi, riuscire a realizzare il documentario, il team di The Depleted Island ha bisogno del supporto di tutti, supporto che non deve essere necessariamente solo economico ma che può articolarsi anche in diversi tipi di contributi.

Chiunque sia stato colpito dall’idea e dallo spirito del documentario e pensa di avere informazioni, spunti o professionalità da condividere, può contattare i referenti del progetto per concordare le differenti modalità di supporto e collaborazione. Per ogni aggiornamento vi consigliamo di seguire la pagina facebook e youtube del progetto.

“La Sardegna è oggi un’isola impoverita della sua gente, delle sue risorse e, ancor più triste, anche della sua dignità e sovranità. Stiamo esaurendo la nostra umanità ed è tempo di invertire la rotta”.

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