Turchia contro tutti

16 Settembre 2020

[Emanuela Locci]

Non accennano a placarsi le tensioni nel Mediterraneo Orientale. Il governo turco ha dichiarato, attraverso il suo ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, che: “La Turchia non ha fatto nessun passo indietro sulle sue controverse prospezioni di idrocarburi nel Mediterraneo orientale. Il rientro in porto della nave da ricerca sismica Oruc Reis, inviata il 10 agosto al largo dell’isola greca di Kastellorizo nel mar Egeo sudorientale, per la ricerca di idrocarburi, è legato solo ad attività di manutenzione e rifornimento ordinarie”.

Quindi mentre la Turchia non demorde dai propri propositi di continuare le esplorazioni alla ricerca di fonti energetiche, che la renderebbero, secondo i programmi governativi indipendente dagli approvvigionamenti di gas estero, soprattutto proveniente dall’amica/nemica Russia, la Grecia che ha il sostegno del presidente francese, Emmanuel Macron ha annunciato un programma di riarmo e rinforzo del personale militare, e l’acquisto di 18 caccia Rafale, fiore all’occhiello dell’aeronautica militare francese. Quindi l’alleanza dei due paesi in chiave anti turca si sta rafforzando giorno dopo giorno.

Questo punto potrebbe rivelare risvolti interessanti in futuro, sia per quanto concerne la politica estera francese nel Mediterraneo, ricordiamo che in fondo la Francia ha perso la Libia, come del resto l’Italia, a favore dei turchi, sia per le nuove alleanze che vanno delineandosi in questo frangente. Cresce anche l’alleanza anti Turchia da parte di paesi arabi chiave, come ad esempio gli Emirati Arabi Uniti che mal tollerano la presenza turca in scacchieri strategici, come quello libico, ad esempio. In occasione delle scaramucce militari tra Turchia e Grecia gli emiratini hanno già inviato i loro aerei in sostegno dei nuovi alleati greci.

Il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, ha annunciato un vigoroso programma di acquisto di armi e un ammodernamento nel settore della difesa militare proprio in concomitanza e a causa della diatriba che interessa i due paesi, e quando le rivendicazioni del governo di Ankara sui giacimenti energetici si fanno più pressanti e meno aperti verso il dialogo. Dialogo che viene dichiarato dalla Turchia, ma poi non si traduce in fatti, solo in dichiarazioni che hanno l’obiettivo di manifestare la propria forza e preminenza.

La situazione non è facile, complicata anche dalle incertezze derivanti da accordi che si sovrappongono, da diritti non riconosciuti da entrambe le parti, senza un ente o organo super partes che intervenga in maniera energica per dirimere la situazione in modo definitivo. Sono troppi e troppo forti gli interessi in gioco perché ciò accada in tempi brevi e con una soluzione in cui non ci siano perdenti. 

A livello internazionale, l’Unione europea chiede maggiore dialogo (ci sarebbe anche una proposta di mediazione da parte di Italia e Spagna, che per ora non ha raggiunto nessun obiettivo), ma minaccia sanzioni. La dichiarazione al termine del vertice “Euromed”, in cui si minaccia la Turchia di sanzioni, contiene secondo il ministro degli esteri turco elementi “faziosi, disconnessi dalla realtà e privi di base giuridica”.

Le posizioni dei contendenti non fanno pensare alla conciliazione, tutt’altro: la Turchia ha annunciato nuove esercitazioni navali al largo di Cipro. Il governo di Cipro, collegato alla Grecia ha dichiarato queste manovre “illegali” in quanto violerebbero la sua sovranità territoriale. Per la Grecia e Cipro, il dialogo è possibile solo se la Turchia ritirerà le sue navi e cesserà le manovre militari in quelle aree.

Ci si aspetta ora dopo ora che l’escalation possa subire un’impennata, visti i toni belligeranti da entrambe le parti. Il Mediterraneo Orientale farà parlare ancora di sé.

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