Una giornata di lotta

1 Dicembre 2014
Foto Dietrich Steinmetz
Graziano Pintori

I lavoratori occupati, i cassintegrati, i delegati, i segretari territoriali di categoria, con altri lavoratori come i bancari, dipendenti pubblici e poi disoccupati, studenti, pensionati fin dalle prime luci dell’alba hanno dato inizio allo sciopero generale dei metalmeccanici sardi. Cagliari piazza del Carmine ore 09.00 tante bandiere rosse della FIOM Sarda, con quelle di Rifondazione Comunista, L’altra Sardegna, Sel e altri simboli testimoniano un’ampia e condivisa giornata di protesta. Un lungo corteo si è snodato nelle vie del centro dell’accogliente città di Cagliari, tutti, proprio tutti erano vivacemente presenti e entusiasti. Maddalena Casula, segretaria FIOM di Nuoro, è entusiasta fin dall’alba per il numero dei partecipanti barbaricini: sono stati utilizzati tre pullman da Nuoro e uno da Sorgono. Al suo fianco c’è Margherita Tola cassintegrata di Idea Motore, che con l’intervento tenuto in Piazza Garibaldi ha dimostrato vivacità, forza e la consapevolezza di essere vittima, con gli altri lavoratori, delle ingiustizie subite a causa di veri o presunti fallimenti, o stato di crisi dichiarati dalle tante aziende sparse nel nuorese. Una condizione aggravata, rileva la segretaria della FIOM, per l’assenza del presidente della Regione Pigliaru, il quale, nonostante gli inviti, non si fa vivo nel nostro territorio. Lungo il corteo gli universitari e gli studenti medi annunciano con il megafono la loro presenza: lanciano slogan e brevi ma incisive frasi contro il degrado della scuola pubblica. Francesco Ara e Guido Cioni spiegano bene la condizione odierna della scuola statale, essi hanno ben presente i 18 milioni di euro a favore della scuola privata, un atto inopportuno, dicono, che non fa onore alla giunta Pigliaru e tanto meno all’assessore alla cultura Firino. Non risparmiano penetranti critiche alla Jobs Act, gli studenti sentono che è una legge tesa a cancellare il loro futuro, un futuro senza diritti e alla mercé di imprenditori senza scrupoli e sfruttatori. Vogliono, caparbiamente, credere nel futuro, vogliono che il futuro sia proporzionato ai loro sogni. Vicini di lotta e di percorso sono i giovani studiosi e ricercatori del CRS4, questi danno la sensazione di essere un po’ smarriti, però lungo strada si convincono di aver fatto una buona scelta quando con gli studenti condividono vivaci canzoni, slogan e performance. Pietro Dettori, segretario provinciale dell’ANPI di Nuoro, è entusiasta del clima che lo circonda, dice che la lotta per il lavoro, per i diritti allo studio e alla scuola pubblica assume più valore e forza se uniti alla difesa dei principi costituzionali e ai valori della Resistenza e dell’Antifascismo. Mariano Carboni segretario generale della FIOM sarda mette in risalto le macerie del sistema industriale isolano, cita Arbatax, Macchiareddu, il Sulcis, Porto Torres ecc. tutte realtà industriali stritolate dall’alta finanza, dalle politiche antieconomiche e anti operaie del governo Renzi, al quale gli urla:” sei come gli altri…anzi peggio di Marchionne e degli amici del quartierino”. Ribadisce che l’industria non è contro l’agricoltura e tanto meno in antitesi con l’ambiente. Michele Carrus, segretario generale della CGIL Sardegna, è applaudito quando dice che le grandi opere non sono quelle indicate dal governo, ma sono quelle che dovrebbero risanare il dissesto idrogeologico che sta impoverendo tanti imprenditori e lavoratori e spazzando via le bellezze della nostra isola e dell’Italia. Grandi opere, dice, sarebbero quelle di mettere la burocrazia al servizio dei cittadini, investire sui beni culturali e sulla scuola pubblica, per restituire dignità e autorevolezza a tutto il sistema economico sardo. Seguono gli interventi di Alessandra cassintegrata dell’Alcoa, poi una coppia di studenti si alterna in una lettura simpatica e colorita. La giornata di lotta la chiude Maurizio Landini segretario nazionale della FIOM, al suo apparire sul palco è un tripudio di applausi, di bandiere che movimentano la piazza e il cielo, di urla e canzoni a testimonianza di quanto il mondo del lavoro si senta vicino al pensiero, alla parola, alle azioni di questo infaticabile sindacalista. Si presenta in felpa, quella che tutti conoscono, con i soliti occhiali dalla linea trasparente e una timida espressione che subito scompare quando il suo volto manifesta la forza, la grinta, la capacità di analisi e di confronto del sindacalista puro, onesto e al servizio dei lavoratori. Senza tante chiacchiere fa capire che la mobilitazione e la lotta sono gli strumenti giusti per scuotere lo status quo voluto da Renzi, infatti, le mobilitazioni di Milano, poi di Napoli, oggi della Sardegna e a breve in Sicilia confermano un diffuso e crescente consenso. E’ il preludio dello sciopero generale che anche la UIL condivide, ciò rafforza la scelta della CGIL in difesa del lavoro e dei diritti. Landini denuncia che ci troviamo davanti a un sistema industriale sempre più precario, di cui licenziamenti e salari bassi ne sono testimonianza, mentre l’evasione fiscale più alta d’Europa e il sistema malavitoso tra i più potenti del mondo non subiscono intoppi significativi. Perciò ci chiediamo: “ Cosa c’entra l’art. 18 in tutto questo?” “E la Sardegna?” Una delle regioni che paga il prezzo più alto in termini di disoccupati, di inquinamento, di evasione scolastica, di povertà delle famiglie. Il segretario nazionale aggiunge che i finanziamenti non sono utilizzati dagli imprenditori per creare nuovi posti di lavoro ma per fare i fatti loro. Infatti, le aziende madri, con il metodo del ribasso, trasferiscono ad altre aziende appalti e responsabilità, le stesse, a loro volta, per non andare in perdita, creano insicurezza nel lavoro e del lavoro, disparità salariali ecc. Volendo, spiega il sindacalista, si potrebbe rimediare con una semplice legge che imponesse in tutta la nazione lo schema: a parità di lavoro parità di retribuzione; si imponessero diritti alla maternità e tutele diffuse in tutti i luoghi e ambienti di lavoro. All’erario italiano, argomenta il leader, risultano in entrata tasse superiori alle uscite, però si pagano servizi inefficaci oppure inesistenti; mentre altri impunemente evadono le tasse, altri, i soliti lavoratori dipendenti, le pagano non per i servizi ma per coprire gli interessi della BCE e sostenere il benessere che vige in Germania. Con ironia dice l’oratore: “Renzi crede di fare miracoli come il Gesù di Nazareth, perché frequenta a Roma Largo del Nazareno, i miracoli sono le sue chiacchiere giacché nella realtà il debito pubblico e la disoccupazione sono sempre più alti” “Renzi, continua il leader della FIOM; è a capo di un governo non eletto dal popolo, egli non ha il consenso delle persone che lavorano: la cosa più giusta da fare sarebbe quella di cambiare la legge elettorale rendendola più democratica e andare subito alle urne”. Landini si sofferma sul voto in Emilia Romagna, dice: ”E’ stato un campanello d’allarme, considerato che il 63% degli aventi diritto ha disertato le urne, l’elettore, evidentemente, non si sente rappresentato dal quadro politico che governa perché persiste una crisi di democrazia e di consenso, cioè il contrario di quanto ottiene la FIOM-CGIL per la scelta di lotta diffusa nei territori”. In chiusura il sindacalista annuncia: “Non ci fermeremo allo sciopero generale del 12 dicembre, saremo ancora in piazza per difendere il lavoro e i diritti. I lavoratori, ricorda il responsabile FIOM, per ogni giornata di lotta rinunciano alla paga giornaliera, solo per questo il signor Renzi dovrebbe chiedere scusa a tutti i lavoratori e togliersi il capello davanti a loro”. Insomma, Landini sta srotolando un lungo nastro rosso che attraversa la penisola e le isole, a Cagliari ha coinvolto quasi quattromila persone. E’ stata una bella giornata di lotta.

*Foto Dietrich Steinmetz

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