Le rivolte popolari di metà maggio del 1906 in Sardegna nei centri urbani vicini a Cagliari
18 Maggio 2026
[Marco Sini]
Le rivolte popolari in Sardegna del maggio 1906 non si limitarono a Cagliari, ma anche nei vicini paesi del circondario. Nell’ambito delle rivolte sociali che nel maggio del 1906 che infiammarono tutta la Sardegna si collocano non solo gli scioperi e le dimostrazioni della città di Cagliari dal 13 al 15 maggio ma anche le rivolte popolari che quel giovedì 15 maggio si svolsero a Pirri, Monserrato, Selargius, Quartucciu e Quartu.
A Monserrato, da come emerge dagli atti del processo e dalla sentenza del Tribunale di Cagliari del 25 marzo 1907, si ebbe un vero e proprio episodio di ribellione sociale che ebbe come protagonisti carrettieri, contadini, braccianti e altri che assaltarono e incendiarono l’edificio della stazione tranviaria e attuarono altri danneggiamenti di infrastrutture e edifici (pali e fili telegrafici, telefonici e elettrici; vagoncini merci e apparecchi di scambio; rotaie divelte, ecc.).
Secondo quanto riportato da L’Unione Sarda del 17 maggio 1906, le responsabilità delle distruzioni e dei danneggiamenti, non sarebbero ascrivibili a monserratini ma “a quartesi e selargini” venuti a Monserrato per indurre i monserratini alla rivolta e che da questi non solo non sarebbero stati seguiti ma fieramente osteggiati e sarebbero stati loro (quartesi e selargini) che distrussero e incendiarono stazione tranviaria e quant’altro.
Cosa scrisse il cronista de L’Unione Sarda il 17 maggio del 1906, due giorni dopo l’accaduto?
In prima pagina il riepilogo dei giorni di sciopero e delle dimostrazioni di Cagliari dal 13 al 15 maggio con la descrizione dettagliata del percorso dei dimostranti, degli scontri, dei due morti e dei feriti. Nella pagina interna le cronache dei fatti accaduti il 15 maggio a Pirri, Monserrato, Selargius, Quartucciu e Quartu Sant’Elena.
Ecco il sunto de L’Unione:
Pirri: A Pirri gli scambi della tranvia sono spezzati. Martedì sera dalle 5 alle 10 una gran folla di dimostranti ha percorso le vie del paese, preceduta da una bandiera rossa. L’Ufficio daziario è preso d’assalto e distrutto. Sul peso a bilico si accatastarono panche, sedie, tavolini, registri e bollettari.
La folla dopo aver abbattuto e divelto i binari e le traversine del tramvia, si slancia ad assalire lo stabilimento dei fratelli Capra, ma dietro le preghiere e le insistenze del regio commissario dottor Giuseppe Manno, i dimostranti desistono. In prossimità di Monserrato gli operai dello stabilimento Pani hanno divelto il binario d’attacco, per paura che i dimostranti si introducessero nello stabilimento.
Monserrato: I monserratini, bisogna dirlo a loro onore, hanno opposto una viva resistenza ai distruttori. La sera del 15 circa un centinaio di quartesi si recarono a Monserrato per invitare la popolazione ad unirsi alla dimostrazione.
I monserratini si rifiutarono recisamente e ne nacque una colluttazione, nella quale non ebbero a deplorarsi che contusioni lievi. I quartesi, eccitati dalla resistenza dei monserratini, si slanciarono alla stazione del tram, che distrussero in buona parte dopo aver rovesciato e incendiato quattro vagoncini merci.
Durante questa scena selvaggia, una turba di abitanti di Selargius, su un vagoncino dal quale sventola una bandiera rossa, corrono verso Monserrato a dare man forte ai quartesi: ma i monserratini, uniti e compatti, qualcuno anche armato di fucile, muovono incontro agli assalitori e dopo una fitta sassaiola li respingono”.
Selargius, “i dimostranti hanno distrutto la stazione tranviaria e l’ufficio del Dazio”, a Quartucciu, “la stazione tramviaria è distrutta e incendiata” e dopo aver gridato “abbasso le imposte, abbasso il dazio” i dimostranti impadronitisi dei ruoli li bruciarono”, poi la cronaca su Quartu. Il pezzo inizia “Dove la ferocia vandalica dei dimostranti del campidano si è manifestata con più acutezza è, come è noto, nel ridente e industriale paese di Quartu Sant’Elena.” e poi il numero dei dimostranti, circa 800 e il bilancio dei danni, con trenta vagoni bruciati, tre dei quali “bruciano ancora ieri”, cioè il giorno dopo, e cinque locomotive distrutte e indicando altri atti di vandalismo e distruzione sia nell’ufficio del dazio sia di abitazioni private “fino alle ore 21 circa”.
Teniamo a mente quel “fino alle 21”. La cronaca de L’Unione su Quartu è ben più ampia e, in termini informativi, aggiungerei il resoconto molto puntuale e dettagliato che ne fece “il ragionier Egidio Castiglia che fu chiamato a reggere l’amministrazione Comunale di Quartu dopo i fatti del 15 e del 16 maggio”. Quindi secondo il cronista a fare a Monserrato la distruzione e incendio della stazione e tutto l’altro non furono i monserratini ma “oltre un centinaio di quartesi” e, “i selargini che giunsero su un vagone sul quale sventolava una bandiera rossa”. Infine, conclude l’articolo “i monserratini, uniti e compatti, qualcuno anche armato di fucile, muovono incontro agli assalitori e dopo una fitta sassaiola li respingono”.
Questa versione de L’Unione Sarda è stata fatta propria da diversi storici che nei loro scritti hanno accreditato “La resistenza dei monserratini” ai sobillatori venuti da Quartu e Selargius. In effetti, come risulta dal processo nei confronti di 28 persone di cui 25 monserratini e dalla sentenza del 25 marzo 1907 del Tribunale di Cagliari, quei fatti di Monserrato, dai nomi degli accusati, dai soprannomi e dalle loro residenze, ebbero altri protagonisti in qualità di “rivoltosi” e di “danneggiatori”: non già “oltre 100 quartesi” o anche i “ selargini venuti con una bandiera rossa” di cui non c’è traccia tra gli imputati mandati a processo per le distruzioni avvenute a Monserrato, ma solo monserratini!
E la bandiera rossa c’era, ma la reggeva in testa al corteo Efisio Piludu, diciannovenne monserratino sopranominato “giarrettu”, come recita la sentenza!
E’ invece assodato che i quartesi che si sono resi responsabili per i danneggiamenti a Quartu in Piazza Mercato, saranno processati per quei fatti da un’altra Corte con la sentenza di condanna il 31 agosto 1907, ben cinque mesi dopo della sentenza per i fatti di Monserrato.
E’ molto probabile che lo scarno resoconto sui fatti di Pirri, Monserrato, Selargius, Quartucciu e Quartu non poteva essere stato scritto da un cronista che stava sul posto, che vede ciò che succede e lo racconta. Chi ha scritto il resoconto su L’Unione Sarda sui fatti accaduti a Monserrato non era presente di persona e, molto probabilmente, ha scritto per sentito dire o anche su sollecitazione di chi voleva nascondere che i responsabili erano monserratini. L’individuazione, inappropriata, come capri espiatori, nei quartesi (oltre cento) e selargini poteva essere utile per tale scopo.
Altri interrogativi: come è possibile che nel tardo pomeriggio di giovedì 15 maggio “oltre cento quartesi” e “facinorosi selargini” vengono a Monserrato a incendiare e devastare se, a leggere lo stesso resoconto de L’Unione, in quegli stessi momenti quanto stava succedendo a Monserrato succedeva anche a Quartu e Selargius? Se dalla stessa cronaca de L’Unione i fatti di Selargius sono iniziati alle 5 e finiti alle 10 di sera e a Quartu i disordini e le devastazioni a Piazza Mercato si sono conclusi intorno alle 21?
Come era possibile, perciò, che oltre cento quartesi nelle due/tre ore precedenti fossero a Monserrato a devastare e a fare “colluttazione” con i Monserratini che li respingevano?
In me resta anche la curiosità di conoscere, attraverso la lettura della sentenza del processo che si svolgerà a Cagliari, nella Chiesa sconsacrata di santa Restituta, per i fatti di Cagliari avvenuti il 13 e il 14 maggio del 1906, i nomi e cognomi dei carrettieri monserratini, sicuramente partecipi anche della rivolta di Monserrato del 15 maggio, che il giorno prima rovesciarono o contribuirono a rovesciare la vettura tranviaria e buttarono a mare alcuni vagoncini merci con le botti dentro e che forse compaiono tra i rinviati a processo per i fatti di Cagliari.
Tale curiosità è maturata in me già da una prima lettura di un articolo di Francesco Cocco, studioso e esperto di storia di Cagliari, in un articolo su L’Almanacco di Cagliari negli anni ’90, associando il concetto e il detto “S’accollada de paulesu” proprio ai carrettieri monserratini che avevano rovesciato carrozze tranviarie e buttato a mare vagoncini. Questo concetto Francesco Cocco lo riprese in un incontro culturale a Monserrato in una iniziativa per il 25 aprile del 2010.







