Alessio Carnevale: “Su Beranu, custodi della tradizione”
10 Luglio 2026
[Rita Atzeri]
Il ballo sardo rappresenta il cuore pulsante del panorama folk, configurandosi non come una semplice danza coreografica, ma come un antico rituale identitario e comunitario unico al mondo. Questa espressione artistica affonda le proprie radici nella preistoria isolana, probabilmente legata a cerimonie sacre per propiziare la caccia o i raccolti. Oggi costituisce l’emblema visivo e ritmico della Sardegna, capace di salvaguardare una memoria storica collettiva immutata nei secoli.
La caratteristica principale del folk sardo risiede nella sua funzione sociale. Nel ballo tradizionale la comunità si riunisce fisicamente, stringendosi per mano in cerchio. Questo spazio geometrico simboleggia l’uguaglianza e la coesione di un popolo, unendo generazioni diverse senza distinzione di ceto sociale.
L’Associazione Culturale e Musicale “Su Beranu” di Quartucciu rappresenta uno dei punti di riferimento più attivi nel Sud Sardegna per la salvaguardia, la trasmissione e l’insegnamento del ballo sardo e degli strumenti tradizionali. Attraverso corsi mirati ospitati in spazi come il centro culturale DoMusArT, il gruppo unisce la ricerca filologica a una forte vocazione inclusiva, educando giovani e adulti all’uso corretto dello spazio e del ritmo, con un focus speciale sulla ricca tradizione coreutica del Campidano.
Oggi l’insegnamento del ballo sardo ha superato l’apprendimento puramente spontaneo che avveniva un tempo nelle piazze durante le feste patronali. Associazioni come il Gruppo Su Beranu strutturano veri e propri percorsi didattici aperti a principianti e appassionati di ogni fascia d’età, ricreando lo spirito comunitario della piazza.
Attraverso le sue attività periodiche a Quartucciu, l’associazione Su Beranu non si limita a preservare il passato come un pezzo da museo. Al contrario, porta avanti un’operazione culturale viva: insegnare il ballo campidanese significa restituire alla comunità un linguaggio di comunicazione sociale, garantendo che le nuove generazioni sappiano muoversi in cerchio con la consapevolezza storica e tecnica necessaria. Ne abbiamo parlato con Alessio Carnevale, membro molto attivo del gruppo.
Come è nata l’Associazione? Quali erano i vostri obiettivi, e come valuti il percorso fatto fino ad oggi?
L’associazione è nata grazie ad un gruppo di amici, Francesco Masala, Edmondo Nateri, Laura Usai e Michele Piga, che hanno formato un gruppo musicale che si esibiva nelle piazze della Sardegna con un repertorio di balli e musiche tradizionali. Quasi in contemporanea, è stato avviato nell’oratorio di San Pietro Pascasio a Quartucciu con l’allora parroco don Alessandro Simula, il primo corso di ballo sardo tenuto proprio da Francesco Masala, socio fondatore ed attuale presidente dell’associazione. Oggi il corso continua nella parrocchia di San Giorgio Martire a Quartucciu, il cui parroco don Elvio Puddu è stato fin da subito disponibile. La voce poi si è sparsa, e sono nati altri corsi di ballo sardo, e dopo aver incontrato diverse comunità proprio con i nostri corsi, ad oggi ne contiamo cinque: Quartucciu, Ussana, Cagliari, Arixi e, ci spingiamo fino ad Elini, in Ogliastra.
Da qualche tempo, dopo aver iniziato un percorso di studi e ricerche, è nata anche la nostra sezione folk, che si occupa di riscoprire, studiare e tramandare abiti ed usi tradizionali tipici di Quartucciu. Abbiamo già sfilato diverse volte per varie feste, ma solo dopo aver verificato con assoluta certezza le fonti. Oltre agli abiti tradizionali, abbiamo pensato di curare anche altri aspetti, come la festa di San Biagio a Quartucciu.
Siamo orgogliosi del percorso che abbiamo fatto, soprattutto perché il sentimento prevalente che è anche motore dell’associazione è l’amicizia. Gli obiettivi raggiunti sono tanti e in certi casi anche sopra le aspettative, ma non ci sentiamo mai arrivati e auspichiamo sempre nel raggiungimento di nuovi traguardi e nuove conoscenze, che ci permettano di divulgare alla nostra comunità nuove verità.
Ci sono Stati momenti di difficoltà?
Non abbiamo riscontrato nessuna difficoltà particolare, proprio perché possiamo contare sull’aiuto di tante persone che ci vogliono bene. Certo, la difficoltà più importante a volte è legata al tempo: la voglia di fare è tanta e spesso vorremmo inseguirlo per andare più veloce di lui.
Uno sguardo al futuro, qual è la meta da raggiungere?
Sicuramente la meta da raggiungere è mantenere la stabilità raggiunta, auspicando sempre in migliorie e nuovi ingressi. Oggi l’associazione conta circa 230 soci, e l’obiettivo più grande a cui possiamo aspirare è che il lavoro che stiamo facendo possa essere sempre portato avanti per tanti anni e soprattutto sempre con lo stesso spirito che ci contraddistingue.







